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Gli alert ignorati e i controlli omessi nel crypto-crac «Nft»

Cento milioni di euro spariti nell’universo virtuale e almeno 6mila clienti raggirati dalla New financial fechnology

di Valerio Vallefuoco

"Criptovalute, il mercato vive momento di grande incertezza"

3' di lettura

Cento milioni di euro spariti nell’universo virtuale - è proprio il caso di dire – e almeno seimila clienti raggirati. A danni ormai fatti, e nel pieno dell’indagine sul caso della New Financial Technology ltd, sede rigorosamente a Londra, è legittimo chiedersi come sia potuto accadere un tale crypto-raggiro, visti i ripetuti alert lanciati nel tempo dalle autorità di vigilanza, per tacere degli adempimenti e dei controlli già presenti nel nostro sistema giuridico.

Al di la del nome evocativo e accattivante (che richiama non a caso i Non Fungible Tokens), la società attirava i clienti investitori promettendo rendimenti del 10% sulla presunta disponibilità di un algoritmo che avrebbe generato profitti su arbitraggi conclusi su piattaforme di crypto trading. Attività che in Italia avrebbe dovuto seguire normative e regole ben precise.

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I moniti della Consob

Già il 9 marzo scorso il presidente della Consob, Paolo Savona, davanti alla Commissione parlamentare sulla tutela dei consumatori e degli utenti indicava come l’esperienza di vigilanza aveva individuato comportamenti devianti sintomatici, dal marketing aggressivo via mail, chat, social network, oltre alle più tradizionali telefonate. Ancora, l’utilizzo di società fittizie che dichiarano di avere sede in paesi extraeuropei o che, se apparentemente localizzate in Ue, sono di fatto irreperibili; attività proposte al consumatore che riguardano spesso servizi di trading su piattaforme web e strumenti finanziari di complessa comprensione, come derivati con sottostanti valute, indici di borsa, materie prime e, sempre più frequentemente, criptovalute. Infine, secondo Savona, la promozione di prodotti offerti abusivamente sempre più “atipici” e collegati al mondo delle cripto-attività. Lo schema truffaldino è quasi sempre il solito e notissimo “Ponzi” che assicura alti rendimenti civetta ai primi clienti ma solo grazie all’utilizzo immediato dei versamenti del “parco buoi” attratto dal marketing, appunto.

Le normative italiane

Il legislatore nazionale ha recepito la direttiva Ue 2018/843 già con il Dlgs 125/2019, che a sua volta modifica i titoli I, II, III e V del Dlgs 231/2007 in materia di prevenzione all’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio. La valuta virtuale viene definita dalla normativa antiriciclaggio come «la rappresentazione digitale di valore non emessa né garantita da una banca centrale o da un’autorità pubblica, non necessariamente collegata a una valuta avente corso legale, utilizzata come mezzo di scambio per l’acquisto di beni e servizi o per finalità di investimento e trasferita, archiviata e negoziata elettronicamente». Riguardo agli obblighi antiriciclaggio la Guardia di Finanza già nelle risposte a Telefisco 2021 aveva rammentato che i prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale e di servizi di portafoglio digitale possono operare, ma rientrando nella categoria degli “altri operatori non finanziari” sono tenuti ad adempiere agli obblighi di adeguata verifica della clientela, alla conservazione dei dati e all’inoltro delle segnalazioni di operazioni sospette.

Gdf

Infine proprio con riferimento dell’attività di exchanger, la Gdf ha richiamato una pronuncia della Cassazione penale su «sollecitazione e offerta al pubblico di bitcoin» (26807/20). Il caso riguardava un procedimento per riciclaggio, indebito utilizzo e falsificazione di carte di credito e di pagamento, e abusivismo finanziario; la Cassazione aveva ritenuto che la vendita di bitcoin, reclamizzata attraverso un sito web, sia equiparabile alla sollecitazione all’investimento al pubblico, pertanto sottoposta agli obblighi informativi previsti dal Testo unico in materia finanziaria. Da qui la Gdf ritiene che l’attività di exechanger non sia sottratta alla normativa in materia di strumenti finanziari, nella misura in cui la vendita di valute virtuali venga reclamizzata quale vera e propria proposta di investimento.

Bankitalia

Da ultimo la Comunicazione della Banca d’Italia in materia di tecnologie decentralizzate e Cripto-attività del giugno 2022 ha rammentato che in attesa dell’approvazione delle proposte normative contenute nel Aml package europeo, il settore è solo parzialmente regolato dalla normativa antiriciclaggio italiana; questa ha inoltre previsto che l’Organismo degli agenti e dei mediatori deve iscrivere in una sezione speciale attiva dal 16 maggio 2022 del registro i cambiavalute Vasp (Virtual asset service provider) in possesso di requisiti minimi previsti dal Dm del 13 gennaio 2022, specificando che il decreto stabilisce che l’attività di Vasp è riservata solo ai soggetti con sede legale in Italia o ai soggetti Ue con stabile organizzazione in Italia, non essendo ammessa l’operatività nella forma della libera prestazione di servizi. Resta da chiedersi come mai la “Nft ltd” possa aver potuto agire indisturbata per mesi. Anche tutti gli intermediari bancari e finanziari coinvolti che hanno effettuato per conto dei loro clienti e della società bonifici in arrivo o in partenza avrebbero dovuto condurre approfondimenti data la delicatezza della materia.

Solo nel corso del 2021 secondo la Uif sono state effettuate oltre 3.500 segnalazioni di operazioni sospette in ordine all’utilizzo delle criptovalute.

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