RAPPORTO DI AVVISO PUBBLICO

Gli amministratori locali subiscono un'intimidazione ogni 19 ore

di Roberto Galullo

(Imagoeconomica)

5' di lettura

Uomo, sindaco di un Comune medio/piccolo del Sud, generalmente ad elevata densità criminale, a cui ignoti bruciano nottetempo l'auto parcheggiata in una via pubblica nei pressi dell'abitazione o addirittura nel cortile di casa.
Eccolo l'identikit dell'amministratore pubblico sotto tiro che esce dall'ultimo rapporto di Avviso pubblico, l'associazione di enti locali e regioni per la formazione civile contro le mafie. Nel 2016, complessivamente, sono stati censiti 454 atti intimidatori, di minaccia o violenza nei confronti degli amministratori locali. In altre parole uno ogni 19 ore. Per dare l'idea dell'escalation negli anni, Avviso pubblico segnala che dal 2011, anno della prima edizione del Rapporto in cui furono registrati 212 casi, gli atti intimidatori sono più che raddoppiati.

RAPPORTI TRA ATTI DI INTIMIDAZIONE E NUMERO DI COMUNI COINVOLTI

Anno 2016 (Fonte: Avviso pubblico)

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I NUMERI

Minacce e intimidazioni ad amministratori locali e personale della pubblica amministrazione dal 2013 al 2016 (Fonte: Avviso pubblico)

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Il Sud e le isole registrano, da tradizione, il maggior numero di casi, pari al 76% ma – prima di tornare ad analizzarne gli aspetti distintivi del mezzogiorno – è bene concentrarsi nel centro-nord, dove è stato censito il 24% del totale nazionale dei casi.

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LA DISTRIBUZIONE REGIONALE

Dati assoluti (Fonte: Avviso pubblico)

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L'Emilia Romagna è la regione del centro-nord in cui si registra l'aumento più considerevole: da 9 a 19 casi, settimo posto a livello nazionale. Tra le altre regioni più colpite del centro-nord vi sono il Lazio (sesto posto con 21 casi) e la Lombardia (ottava con 18 casi). A seguire Toscana e Veneto, rispettivamente con 16 e 10 casi.

PROVINCE E COMUNI COINVOLTI

Dati assoluti dal 2013 al 2016 (Fonte: Avviso pubblico)

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Tornando al sud, la Calabria è la regione più colpita – 87 casi censiti, un allarmante +70% rispetto al 2015 – e seguire la Sicilia (ai vertici di questa triste classifica nel 2014 e nel 2015) con 86 casi censiti. Il terzo e quarto posto spettano rispettivamente alla Campania (64 casi) e alla Puglia (51). Quinto posto per la Sardegna (42 casi). A livello provinciale il territorio più colpito è Reggio Calabria – 32 casi – seguito da Napoli (29), Cosenza (25), Salerno (21), Nuoro (18), Agrigento e Vibo Valentia (16).

LA DISTRIBUZIONE PER AREE GEOGRAFICHE

Anno 2016 (Fonte: Avviso pubblico)

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Il periodo elettorale
I numeri elevati del Sud – e su questo aspetto concordano molti investigatori oltre agli stessi analisti di Avviso Pubblico – devono fare i conti con il fatto che, spesso, l'intimidazione o l'atto ignoto ma violento, diventano armi improprie nelle mani della politica senza scrupoli e dei poteri mafiosi o criminali che intorno ad essa ruotano.
Avviso Pubblico evidenzia che è proprio il periodo elettorale – nel maggio 2016 sono andati alle urne oltre 1.300 Comuni – che si conferma il più a rischio sia per gli amministratori uscenti che per i nuovi candidati. Oltre il 6% dei 454 casi censiti sono riferibili a candidati alle amministrative 2016, registrati da nord a sud. In un caso specifico, a Castelforte (Latina), la minaccia diretta ad un candidato ha provocato il ritiro immediato della sua lista durante la competizione elettorale.

NUMEROSITÀ DI CASI

Distribuzione regionale dei casi, dati %, anno 2016 (Fonte: Avviso pubblico)

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La campagna elettorale è dunque il momento in cui le motivazioni dietro a minacce e aggressioni sono maggiormente riconoscibili. Si intimidisce il nuovo aspirante amministratore per condizionarlo o, nei casi più gravi, per convincerlo a ritirare la propria candidatura. Talvolta, sottolinea sempre il Rapporto, la minaccia funge da “promemoria” per chi ha già stretto accordi sottobanco, o per avvicinare i candidati, vecchi o nuovi che siano, in una delle tipiche dinamiche in cui si prepara e consuma il voto di scambio.

LA DISTRIBUZIONE TEMPORALE

Anno 2016 (Fonte: Avviso pubblico)

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Non solo mafie
Non sono certo solo le mafie ad intimidire. Anzi. Come sottolinea Roberto Montà, appena riconfermato sindaco di Grugliasco (Torino) e presidente di Avviso pubblico «le cosche preferiscono ricorrere alla corruzione piuttosto che all'esercizio dell'intimidazione e della violenza. Strumenti certamente
non scomparsi, ma che vengono utilizzati solo come extrema ratio. Pagare una tangente od offrire un benefit ad un soggetto incaricato di un pubblico servizio non genera allarme sociale, non allerta le forze dell'ordine e la magistratura, tiene lontani gli arresti e le confische dei beni. La corruzione crea e cementa rapporti che si fondano sull'omertà e la ricattabilità reciproca, favorisce la realizzazione di interessi particolari a scapito di quelli della cittadinanza considerata nel suo insieme. Salva, formalmente, la facciata democratica delle istituzioni, ma ne corrode irrimediabilmente i meccanismi di funzionamento interni».

IL CONFRONTO

Le province con il maggior numero di casi nell’anno 2016 e confronto con 2015 (Fonte: Avviso pubblico)

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Sindaci, assessori, consiglieri, dirigenti e funzionari pubblici, agenti di polizia municipale, si legge nel Rapporto, sono minacciati sempre più frequentemente da singoli soggetti o da gruppi di persone che si dimostrano insofferenti al rispetto delle regole, che considerano i politici come individui non degni di fiducia, che sentono la politica non come uno strumento per il cambiamento ma, al contrario, come uno strumento per il mantenimento di situazioni di privilegio.

MINACCE E INTIMIDAZIONI DIRETTE E INDIRETTE

Anno 2016 e confronto con gli anni precedenti (Fonte: Avviso pubblico)

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Una mano dal legislatore
La Camera dei Deputati ha in programma la discussione sulla proposta di legge Ac 3891 sulle intimidazioni ai danni degli amministratori locali, già approvata dal Senato della Repubblica l'8 giugno 2016.

LE MODALITÀ

Distribuzione percentuale per principali tipologie, anno 2016 (Fonte: Avviso pubblico)

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Avviso Pubblico, Libera, Legambiente e Cgil, Cisl e Uil a gennaio 2017 hanno lanciato un appello a Parlamento e Governo per chiedere l'approvazione di questa e di altre cinque proposte di legge, per cui l'iter è già in uno stato avanzato di discussione o in attesa di approvazione.

PRINCIPALE TIPOLOGIA DI MINACCE AL CENTRO/NORD

Dati in %, anno 2016 (Fonte: Avviso pubblico)

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PRINCIPALE TIPOLOGIA DI MINACCE AL SUD/ISOLE

Dati in %, anno 2016 (Fonte: Avviso pubblico)

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Con l'approssimarsi della fine della legislatura approvare questo provvedimento, che trae origine dai lavori della Commissione parlamentare d'inchiesta istituita al Senato, presieduta dalla senatrice Doris Lo Moro, evidenzia il rapporto, costituirebbe un segnale di estrema importanza per garantire maggiore sicurezza e protezione agli amministratori locali e contribuire a porre fine all'impunità di cui godono gli autori degli atti criminali.

Arriva la legge
Intanto arriva l'ok definitivo dalla Camera per proteggere sindaci e amministratori locali. I voti a favore sulle norme a tutela dei Corpi politici, amministrativi o giudiziari e dei loro singoli componenti, sono stati 268, nessun contrario, 74 gli astenuti (M5S e Lega). La legge contiene norme volte a garantire protezione dalle intimidazioni ai sindaci e agli amministratori locali, ma anche ai consiglieri regionali ed ai parlamentari con un inasprimento delle pene previste.

Ecco le principali novità:
– maggiori tutele a singoli amministratori. Viene estesa ai singoli componenti l'attuale fattispecie che punisce, con la reclusione da uno a 7 anni, ogni violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario. La formulazione allargata, in pratica, tutela i singoli amministratori locali in quanto tali, anche quando operano al di fuori dell'organismo collegiale.

Nei confronti delle intimidazioni si procede d'ufficio e si può far ricorso alle intercettazioni. L'arresto in flagranza diventa obbligatorio ed è applicabile la custodia cautelare in carcere. La pena, inoltre, è aumentata fino a un terzo se la violenza o la minaccia sono commesse con armi, da più persone o persona a viso coperto, da associazioni segrete o in forma anonima.

Stop minacce interdittive. Rischia da uno a 7 anni anche chi minaccia o usa violenza per ottenere o impedire l'adozione di un provvedimento (anche legislativo) o a causa della sua adozione.

– aggravante da ritorsione. Scatta l'aggravante quando alcuni specifici delitti (lesioni, violenza privata, minaccia o danneggiamento) costituiscono atti intimidatori ritorsivi per un atto compiuto nell'adempimento del mandato o delle funzioni. In questo caso la pena aumenta da un terzo alla metà. L'aggravante non si applica però se a causare l'intimidazione è stato lo stesso amministratore eccedendo in modo arbitrario i limiti delle sue attribuzioni.

– atti intimidatori contro candidati. Intimidire un aspirante consigliere comunale costerà il carcere. Sarà punito con la reclusione da 2 a 5 anni chi ostacola, con minacce o atti di violenza, la partecipazione di candidati alle elezioni comunali o regionali.

TIPOLOGIA DI SOGGETTI

Dati in %, anno 2016 (Fonte: Avviso pubblico)

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MINACCE E INTIMIDAZIONI DIRETTE PER TIPOLOGIA DI AMMINISTRATORI LOCALI

Dati in %, anno 2016 (Fonte: Avviso pubblico)

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MINACCE E INTIMIDAZIONI INDIRETTE PER TIPOLOGIA DI PERSONE E COSE

Dati in %, anno 2016 (Fonte: Avviso pubblico)

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r.galullo@ilsole24ore.com

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