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Gli animali sacrificati di Yara Kassem Mahajena

La giovane artista attraverso fiabe di animali da voce al trauma del popolo palestinese

di Rossana Dedola

2' di lettura

Yara Kassem Mahajena è una giovane artista palestinese a cui la Svizzera ha offerto una residenza d'artista di sei mesi, finita la quale andrà per otto mesi a Braunschweig alle porte di Berlino in un'altra residenza d'artista. Vive con la famiglia che appartiene alla classe media in un piccolo villaggio palestinese a nord di Israele, ha studiato arte all'Università di Haifa dove attualmente lavora come docente di arte e politica.

Nella mostra che è stata allestita al Forum Schlossplatz di Aarau si possono vedere alcune sue opere recenti, disegni, un'installazione e tre video. In uno di questi, abbigliata in abiti tradizionali, l'artista sta a sedere in una stalla con un piccolo anatroccolo in grembo circondata da capre, pecore, galline, un cagnolino e un cavallo e legge in arabo agli animali la fiaba di Riccioli d'oro e dei tre orsi. I tre orsi vanno nel bosco e durante la loro assenza arriva a casa loro Riccioli d'oro che mangia la pappa di un orso, si sdraia nel letto dell'altro orso e rompe addirittura una sedia. Quando i tre orsi ritornano a casa, assistono al disastro.

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Colonialismo britannico

La fiaba le sembra un chiaro esempio del colonialismo britannico che gli Inglesi hanno addirittura messo tra le mani dei bambini. Attraverso gli animali Yara dà voce al trauma che la sua generazione ha ereditato da quella precedente. Erano stati i suoi tre zii Ahmad, Mohammed e Hamdan a raccontarle le storie degli animali che avevano sofferto o erano morti durante l'occupazione britannica e successivamente durante la guerra della Nakba, la catastrofe palestinese del 1948, quando 750.000 palestinesi furono espulsi dai loro territori e 13.000 vennero uccisi. In un altro video chiama a raccolta le mucche, chiamandole “nostri valorosi soldati” e in un terzo mostra il funerale di un cane.

Gli animali sacrificati di Yara Kassem Mahajena

Gli animali sacrificati di Yara Kassem Mahajena

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L'ispirazione le è venuta da un racconto del nonno che, quando era stato cacciato con tutti gli altri abitanti dal villaggio di Kafreen, aveva portato via mucche, capre, l'asino, ma non era riuscito a far allontanare il cane che era rimasto a difendere la casa “da vero eroe”.

Uomini e donne vestiti di verde scuro con un velo bianco sul volto stanno intorno al cane e ne cantano le gesta in un rituale che sprofonda nei tempi, circondati da animali che partecipano al funerale e c'è anche un cammello col naso velato, un particolare umoristico che accentua la tragedia. Sono tutti attori, anche il cane, addestrato a stare immobile sul piedestallo su cui è adagiato.

Nella sala principale dell'esposizione l'artista ha collocato su dei trampoli una serie di casettine di legno per gli uccellini con porte e finestre, il tetto a terrazza come le abitazioni palestinesi. Gli uccelli ritornano tutti gli anni, mi dice, gli abitanti delle case invece non sono mai tornati.


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