analisi

Gli apprendisti stregoni sulle pensioni

Sfogliando i giornali talvolta ci si imbatte in interessanti proposte e suggerimenti per riformare le pensioni; in alcuni casi invece prevalgono considerazioni che poco hanno a che vedere con i dati

di Marco lo Conte

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Sfogliando i giornali talvolta ci si imbatte in interessanti proposte e suggerimenti per riformare le pensioni; in alcuni casi invece prevalgono considerazioni che poco hanno a che vedere con i dati


2' di lettura

Ci sono discussioni a cui si partecipa a prescindere dalla propria competenza in materia: sui social - ma anche sulla stampa - casi di questa natura sono pressoché quotidiani. Ma c'è un tema che più degli altri eccita il desiderio di avanzare la propria (risolutiva) proposta: le pensioni. La materia, peraltro molto complessa, viene approcciata di frequente con disinvoltura anche dai parlamentari, che volta per volta propongono “misure compensative” per questa o quella categoria professionale (con una malcelata operazione di lobbying), alla riforma dei criteri di contribuzione o di pensionamento (vista anche la crescente età media dell'elettorato e il tentativo di raccogliere voti) o di modificare la normativa tra primo, secondo e terzo pilastro previdenziale.

In effetti questa tripartizione necessiterebbe di una revisione: il sistema risale al 2005, quando il terzo e il secondo pilastro vennero equiparati nella norma quadro. Ma quel che più colpisce delle recenti proposte è la scarsa fondatezza delle premesse da cui si ricavano le proposte. Come quella dell'ex senatore Mucchetti che propone di dirottare la contribuzione previdenziale dai fondi pensione al primo pilastro obbligatorio, poiché i rendimenti sono stati inferiori al Tfr - il che non corrisponde ai dati statistici - e perché i titoli di Stato hanno rendimenti bassi. Nonostante la quota di questi asset sia sempre meno marcata in questi portafogli.

Originale anche la proposta, di segno opposto, di un fondo pensione pubblico gestito dall'Inps per incanalare le risorse verso l'economia reale del Paese. Una sfida che i fondi pensione esistenti stanno già affrontando e di cui su queste pagine abbiamo più volte dato conto. All'annuncio datato luglio 2019 non c'è riscontro di passi avanti di questo progetto. Iniziative encomiabili per lo slancio, che proficuamente però potrebbero lasciare il posto a fine tuning su alcune inefficienze, nell'interesse degli aderenti alla previdenza.

Ed evitare la tentazione da apprendista stregone, cui non si è resistito in paesi come Polonia, Repubblica Ceca, Argentina , paesi che hanno nazionalizzato parte del sistema previdenziale privato per interessi di breve termine. Con il risultato di aumentare la sfiducia sistemica.

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