Quotazioni Artisti

Gli artisti italiani della 57ª Esposizione

di Marilena Pirrelli

3' di lettura

Gli italiani nella mostra «Viva Arte Viva» di Christine Macel sono sei su 120 artisti selezionati, tra rivalutazioni come Maria Lai (1919-2013) e Irma Blank (1934), artisti già storicizzati come Giorgio Griffa (1936) e Riccardo Guarneri (1933) e i più giovani Salvatore Arancio (1974) e Michele Ciacciofera (1969).

Il più giovane di tutti il catanese Salvatore Arancio, dal 2010 rappresentato da Federica Schiavo di Milano e Roma. «Fino al 2013 le tecniche più collezionate sia dalle istituzioni che dai collezionisti privati erano le opere su carta, soprattutto le fotoincisioni e i collage/gouache e a seguire i suoi bellissimi video» spiega Federica Schiavo. «In generale ha ricevuto moltissime attenzioni da curatori e istituzioni internazionali e la domanda dei collezionisti è aumentata negli ultimi due anni. Arancio ha iniziato a lavorare con la ceramica nel 2012 e dal 2013 l’attenzione si è concentrata sulle sue sculture in ceramica, anche se le opere su carta continuano ad essere molto richieste». Le opere su carta hanno un range di prezzo tra 2.500-12.000 euro, i video (edizioni di 3 o di 5 a seconda del video) da 2.500 a 10.000 euro e le sculture in ceramica in base alle dimensioni da 3.000 a 100.000 euro. Top secret sul progetto che Arancio porterà in Biennale: «La galleria ha prodotto i lavori che vedrete a Venezia insieme al prezioso supporto della DENA Foundation di Parigi e dal 18 maggio a Milano inaugureremo la sua terza personale».

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Michele Ciacciofera, già a Venezia, svela l’opera creata per la Biennale: «È un’installazione che indaga, sotto il profilo antropologico, il rapporto tra arcaicità e contemporaneità rappresentando una tomba sarda del neolitico: una domus de janas piena di oggetti che racconta di fate immaginarie alla base della società matriarcale sarda». Unica galleria che lo rappresenta è Vitamin Creative Space a Guangzhou e Beijing: le sue installazioni quotano tra 5-80mila euro, le pitture tra 8-60mila e le carte fatte a mano tra 3-110mila. Sempre in Sardegna troviamo Maria Lai rappresentata dalla Galerie Isabella Bortolozzi di Berlino e lo Studio Stefania Miscetti di Roma. «La nostra prima mostra con Lai è del 2010 – spiega Isabella Bortolozzi –, le sue opere sono tutte molto particolari, i collezionisti richiedono in special modo le “Geografie” degli anni ’90, i libri cuciti e i telai. I prezzi sono gestiti dall’Archivio Maria Lai». Le sue quotazioni sono ancora basse e pochissimi i passaggi in asta: il top lot «Fire canvas n.3» del luglio scorso è stato battuto per 12mila euro. Christine Macel ha scelto di esporre alcune rare opere della tedesca naturalizzata italiana Irma Blank interamente in forma di libro delle serie «Eighenschriften» e «Trascrizioni». P420 ha gestito ogni contatto e supporto logistico in Biennale. Con solo 11 scambi in asta e un top lot del 2015, «Großes Poem mit Erklärung», da 48.260 euro, dagli anni 80 la sua ricerca non viene compresa se non da una ristrettissima cerchia di amici per oltre un trentennio. «Abbiamo conosciuto Irma nel 2011 – spiega Alessandro Pasotti di P420 – e inserito le sue opere in una collettiva. Da allora la rappresentiamo ed esposto due personali nel 2013 e 2017. Dal 2013, come main gallery, collaboriamo con Gregor Podnar di Berlino e Alison Jacques Gallery di Londra. Irma ha sempre lavorato per cicli senza mai tornare sul passato: sono tutti importanti e richiesti, dai più storici, lavori su carta «Eighenschriften» (valori, Iva esclusa, dai 15.000 ai 30.000 euro) e «Trascrizioni» (dai 7-8.000 per un piccolo lavoro fino a 150.000 euro) che la porteranno con successo a Documenta Kassel (1977) e alla Biennale di Venezia (1978) ), ai «Radical Writings», ai «Hyper-Text» e «Avant-Testo» fino ai più recenti «Global Writings» (dai 5.000 ai 50.000 euro)». Riccardo Guarneri già nel 1966 in Biennale, è rappresentato dalla Galleria Invernizzi, scambiato in asta a prezzi intorno ai 15mila euro, nell’ultimo periodo registra una leggera ascesa. Anche per Giorgio Griffa è un ritorno, era in Biennale nel 1978 e ’80. «Le tele grezze in cotone o juta senza telaio con cifre numeriche, righe e spugnature, fissate al muro con chiodi, della fine degli anni ’60 a tutti i ’70 sono le più ricercate» spiega Matteo Lorenzelli di Lorenzelli arte. Quotano tra i 28-32mila euro, le più recenti il 20-30% in meno: pur molto scambiato in asta non supera i 50mila euro con «Orizzontale» del 1971 aggiudicato nel 2014. Il suo mercato si è riacceso negli ultimi anni, quando la galleria newyorkese Casey Kaplan l’ha preso sotto la sua ala e in Italia la Galleria Lorcan O’Neill.

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