Il report di OpenPolis

Gli asili nido compiono 50 anni: forti divari fra Nord e Sud e fra piccole e grandi città

Strategici non solo per la crescita dei bambini, ma anche per supportare l'occupazione femminile. A geografia variabile la presenza sul territorio

di Nicoletta Cottone

(IMAGOECONOMICA)

5' di lettura

Gli asili nido compiono 50 anni in Italia, figli della legge 6 dicembre 1971 n. 1044. Strategici non solo per la crescita dei bambini, ma anche per supportare l'occupazione femminile. Divisi da forti divari nella presenza e nell'intensità del servizio sul territorio. Enormi le distanze tra nord e sud, con un’offerta carente nel Mezzogiorno. Grandi anche le differenze tra piccoli e grandi comuni esaminate. La sfida dei prossimi anni per il federalismo fiscale sarà ridurre questi divari.

Diffusione a velocità alternata

Dal report di OpenPolis dedicato ai nidiemerge una forte differenza in termini di diffusione e spicca il divario tra Centro-Nord e Mezzogiorno. «Se nei comuni toscani ed emiliano-romagnoli (in media) l’offerta comunale copre oltre il 20% dei minori, in quelli del sud la quota si ferma al 5 per cento. E per gli enti di Campania e Calabria - si legge nel report - la quota media si attesta anche sotto questa soglia».

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Nidi comunali concentrati nel Centro-Nord

L’offerta del nido comunale si concentra soprattutto nel Centro-Nord. Un’ulteriore faglia è quella tra i comuni maggiori - dove il servizio è solitamente più strutturato - e i piccoli centri. Il report segnala che sotto i 3mila abitanti la copertura comunale - in media - non arriva al 10 per cento. Sono all’8% gli utenti del servizio nido comunale sui residenti con meno di 3 anni nei comuni tra 2mila e 3mila abitanti.

Bianchi: «Avviata una consultazione pubblica»

In occasione del cinquantesimo anniversario della nascita degli asili nido il ministero dell’Istruzione ha presentato il documento ’Orientamenti Nazionali per i Servizi Educativi per l’Infanzia’, realizzato dalla ’Commissione nazionale zerosei’. Ed è stata avviata una consultazione pubblica che coinvolgerà un’ampia platea di persone e organismi e che durerà fino al 24 gennaio 2022. «Le linee presentate oggi vanno portate sul territorio, sono il manifesto di una scuola nuova», ha affermato per l’occasione il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. « Intervenire in questo settore è fondamentale - ha aggiunto il ministro - per ridurre le disuguaglianze e dare a tutte le bambine e a tutti i bambini le stesse opportunità. Per questo con il Pnrr stanziamo complessivamente 4,6 miliardi per asili nido e scuole dell’infanzia». Risorse ingenti, ha sottolineato Bianchi, «anche in una logica di riequilibrio territoriale».

Dalle convenzioni ai voucher le diverse modalità di gestione

Doverse le modalità di erogazione del servizio. In alcune regioni, come Calabria, Marche e Basilicata, in media oltre il 50% degli utenti del servizio comunale lo frequenta in gestione esterna, cioè in nidi a gestione privata, con riserva di posti in convenzione. In Piemonte e in Liguria sono meno del 20 per cento. Nei comuni di questi due territori, così come in Molise, Puglia, Lombardia, Veneto e Campania, una quota superiore alla media italiana delle regioni a statuto ordinario accede al servizio tramite voucher.

Refezione a geografia variabile

Diversa anche la quota di utenti che usufruiscono della refezione. Diffusa nei comuni del Centro Italia e del Nord Est, meno frequente nel mezzogiorno.Nel Centro Italia e nel Nord-Est oltre l'80% degli utenti dei nidi usufruisce del servizio di refezione. Si registrano forti gap tra i comuni, frutto anche di differenze stratificate nel tempo. «In alcune aree del paese - spiega il report - lo sviluppo della rete di asili nido e dei servizi per la prima infanzia è stato avviato decenni fa, con esperienze didattiche anche pionieristiche. In altre invece l’estensione dei servizi prima infanzia è stata storicamente limitata».

La revisione dei fabbisogni standard

L’introduzione di obiettivi di servizio, stabiliti con la legge di bilancio per il 2021 sui servizi sociali e di asilo nido erogati dal comune, ha individuato soglie minime per fascia di popolazione. «Questa operazione - sottolinea il report - serve a stabilire le risorse da garantire ai comuni nel sistema di perequazione. Fissare un minimo per tutti i comuni italiani significa rafforzare un approccio già applicato a partire dal 2019. Con l’obiettivo di evitare che un ente si veda riconosciuto un “fabbisogno 0” solo perché non esistono asili nido sul suo territorio».

Il fondo di solidarietà comunale

É stato anche aumentato il fondo di solidarietà comunale per lo sviluppo dei servizi sociali e dei nidi. Un incremento che a regime vale 300 milioni di euro l’anno per l’estensione degli asili su tutto il territorio nazionale.

Le novità in manovra 2022

Nella legge di bilancio per il 2022 in discussione in Parlamento sono previste alcune novità. Per esempio destinare ai comuni delle regioni a statuto ordinario, della Sicilia e della Sardegna le risorse per incrementare il numero di posti disponibili negli asili nido. Obiettivo per il 2027 è raggiungere il livello minimo garantito del 33% di posti (incluso il servizio privato) per ciascun comune o bacino territoriale, in rapporto alla popolazione di età compresa tra i 3 e i 36 mesi. Il report segnala che verrebbero destinate a questi enti, a valere sulle risorse del fondo di solidarietà comunale, 120 milioni di euro per l’anno 2022 (20 milioni in più rispetto alla legislazione vigente), 175 milioni di euro per l’anno 2023 (+25 milioni), 230 milioni di euro per l’anno 2024 (+ 30 milioni), 300 milioni di euro per l’anno 2025 (+50 milioni), 450 milioni di euro per l'anno 2026 (+150 milioni) e 1.100 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2027 (+800 milioni).

L’introduzione dei livelli essenziali delle prestazioni

Interventi, questi, che possono essere considerati un primo passo verso l’introduzione dei Lep, i livelli essenziali delle prestazioni. Perchè visto che sono servizi essenziali connessi a diritti civili e sociali, devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale. Possibilmente in modo uniforme. Dalla riforma del 2001 sono previsti dalla Costituzione, che assegna allo stato il compito di definirli. Fra le novità anche l’aggiornamento metodologico dei fabbisogni standard per il servizio asilo nido.

Forte il divario fra spesa storica e standard

L’82,4% dei comuni italiani ha una spesa storica inferiore a quella standard. Significa che la larghissima maggioranza degli enti spende meno di quanto ci si potrebbe attendere in base alle caratteristiche demografiche, sociali e territoriali. Attualmente, nel Sud e nel Nord-Ovest la quota di comuni con la spesa storica inferiore allo standard si attesta sull’85 per cento. Più contenuta - ma comunque maggioritaria - nell’Italia Nord-Orientale (76,4% dei comuni spendono meno dello standard) e in quella centrale (73,7 per cento). Sono soprattutto i piccoli comuni e gli enti del mezzogiorno, che in genere hanno una minore offerta di servizi, a mostrare il divario più ampio tra la spesa storica e quella standard. «Una tendenza - sottolinea il report - che conferma come la sfida dei prossimi anni per il sistema di finanza locale sarà proprio superare questo tipo di gap». A Roma, per esempio, la spesa storica per asili nido (64,96 euro pro capite) è maggiore della spesa standard (65,7 euro).

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