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Gli australiani divisi a cavallo dei Brumby

La questione ambientale torna a spaccare il Paese: al centro il destino di questa specie che, rapidamente cresciuta di numero, sta diventando invasiva e molto dannosa per l'ecosistema. Il Governo, d’accordo con la comunità scientifica, vuole abbattere una quota di esemplari, ma al piano si oppongono le comunità rurali

di Marco Dell'Aguzzo

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Una protesta a Melbourne lo scorso giugno: non abbatteteli! (credit: Afp)

La questione ambientale torna a spaccare il Paese: al centro il destino di questa specie che, rapidamente cresciuta di numero, sta diventando invasiva e molto dannosa per l'ecosistema. Il Governo, d’accordo con la comunità scientifica, vuole abbattere una quota di esemplari, ma al piano si oppongono le comunità rurali


2' di lettura

L'uomo del fiume nevoso è una delle opere più famose del poeta australiano Banjo Paterson. Racconta la storia di un inseguimento sulle montagne per catturare un puledro, sfuggito al padrone e unitosi a una mandria di cavalli selvaggi. Al di là del significato letterale, la poesia è un manifesto dell'Australia che fu: una terra selvatica dove l'eroismo era ancora possibile, ma che al momento della composizione del testo si stava trasformando in uno Stato, con le sue istituzioni e le sue regole che imbrigliavano le libertà.

Le poesie di Paterson vengono lette e recitate ancora oggi nel Paese. Di più: sono centrali per capire lo scontro culturale che ruota attorno all'abbattimento dei Brumby, i cavalli selvaggi che discendono dagli esemplari portati qui dai colonizzatori europei. Ritrovatisi a vivere in un habitat diverso da quello d'origine e privo di predatori, i Brumby sono rapidamente cresciuti di numero fino a diventare una specie invasiva molto dannosa per l'ecosistema.

Questi cavalli rappresentano una minaccia per la flora e la fauna autoctone. Le autorità australiane – d'accordo con la comunità scientifica – hanno intenzione di abbattere una quota di esemplari così da mantenerne la popolazione sotto controllo e scongiurare il rischio di una crisi ambientale più estesa. Il piano incontra tuttavia la fortissima opposizione delle comunità rurali. Ispirati dai poemi di Banjo Paterson, mandriani e fattori hanno formato una sorta di movimento di attivisti per i Brumby e vogliono impedirne l'eliminazione.

Come la poesia di Paterson, anche lo scontro sui Brumby ha però poco a che vedere con l'animale in sé e più con quello che rappresenta: il Brumby è un simbolo di indipendenza, di fierezza, di nazionalismo; è l'incarnazione della nostalgia per un mondo pastorale mai esistito davvero. Attraverso l'idealizzazione del passato, gli attivisti vogliono affermare il proprio stile di vita ed esorcizzare la paura che la “ruralità” possa scomparire dall'Australia.

Gli abitanti delle aree rurali accusano da tempo le autorità centrali di aver perso il contatto con il bush, la natura, e di non essere in grado di gestirlo. La vicenda dei Brumby sta così contribuendo ad accentuare la distanza tra l'entroterra e le zone urbane, oltre ad alimentare un certo pensiero antiscientifico. Lo si era già notato con i grandi incendi di inizio anno: c'era chi negava il ruolo del cambiamento climatico per dare tutta la colpa ai piromani.

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