Consiglio nazionale forense

Gli avvocati restano senza vertici: ricorsi infiniti bloccano il rinnovo

Scelgono l’appello 8 su 9 consiglieri (presidente compreso) dichiarati ineleggibili dai giudici

di Antonello Cherchi

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2' di lettura

Sta assumendo i contorni di una storia senza fine quella che vede il Consiglio nazionale forense continuare a lavorare a ranghi ridotti, dopo che 9 consiglieri, tra cui il presidente Andrea Mascherin, sono stati dichiarati ineleggibili dal Tribunale di Roma. Anche in questo caso si tratta di elezioni, che però dovrebbero essere indette per sostituire gli esclusi e sulle quali non c’è certezza. E ancora di meno ora che la palla è ritornata nel campo dei giudici. Otto dei nove consiglieri hanno, infatti, presentato appello, con richiesta di sospensiva dell’ordinanza del tribunale capitolino che a settembre scorso li ha estromessi perché avevano alle spalle già due mandati consecutivi come componenti del Cnf. Il terzo non è consentito se prima non si sta fermi almeno un giro.

LA CRONISTORIA
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Per arrivare a chiarire la questione sono state necessarie diverse sentenze, fino a quelle di Cassazione e Corte costituzionale, che hanno permesso di arrivare al verdetto di settembre. Nel dichiarare l’ineleggibilità dei nove, il giudice aveva, tuttavia, dichiarato che esiste una lacuna normativa che non permette di dare indicazioni dettagliate su come comportarsi. Vanno certamente rifatte le elezioni, ma solo il ministro della Giustizia può dire in che tempi e con quali modalità. Da via Arenula, però, finora non ci sono state indicazioni e, vista la crisi di Governo, non arriveranno a breve.

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Tanto più che si è rimessa in moto la macchina del contenzioso, con l’appello, che vede partecipe anche il Cnf, della decisione del Tribunale di Roma. Per ora l’unica certezza è che se ne riparlerà il 3 giugno: è la data per la discussione di merito stabilita giovedì scorso dal giudice d’appello nel corso dell’udienza durante la quale sono emerse irregolarità nella notifica degli atti alle parti in giudizio, difetto da sanare entro il 25 febbraio. Analoghi vizi erano stati rilevati nell’udienza del 7 gennaio per la sospensiva, la quale potrà essere rimessa in pista una volta sanate le irregolarità di notificazione.

«Al di là della legittimità di ciascuno a perseguire la via giudiziaria - commenta Michelina Grillo, tra i convenuti dell’appello - c’è da riflettere sull’opportunità politica della prosecuzione del contenzioso e sull’impatto negativo che provoca sulla categoria il fatto di avere un Cnf depotenziato mentre si stanno per prendere decisioni importanti per l’avvocatura».

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