Iniziative

Gli avvocati della solidarietà più attivi nei servizi “pro bono”

Da giugno è online la piattaforma dell’associazione Pro Bono Italia per le richieste di aiuto legale. A gennaio al via la clearing house

di Valentina Maglione

3' di lettura

Cresce in Italia l’attività pro bono degli avvocati, vale a dire la consulenza e l’assistenza legale prestate volontariamente e gratuitamente a enti non profit e a persone in difficoltà. Lo dimostrano i dati dell’associazione Pro Bono Italia, costituita nel 2017 (ma le prime attività risalgono al 2014) per promuovere la cultura del pro bono e che oggi conta su 46 associati, tra avvocati e studi legali (erano 29 due anni fa), e su una rete di oltre 800 persone. E lo provano anche i risultati della ricerca Pro bono Index 2020 condotta da Trustlaw, il programma dedicato al pro bono legale della Thomson Reuters Foundation: nelle 18 law firm operative in Italia che hanno risposto al questionario, nel 2020 i professionisti hanno dedicato in media 21 ore all’attività pro bono, contro le 9 ore del 2016.

Partiranno da questi dati le analisi che si faranno durante la quarta edizione dell’Italy pro bono day, che si svolgerà mercoledì 24 novembre, dalle 10 alle 18 a Milano (presso lo studio Latham & Watkins con accesso limitato) e in streaming.

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Le ragioni del pro bono

Ma perché gli avvocati decidono di prestare la propria attività professionale gratuitamente a favore di chi è in difficoltà? Secondo il Pro bono Index 2020 di Trustlaw, la ragione principale è quella di sostenere la comunità, seguita da esigenze di formazione e di sviluppo delle competenze. E l’attività pro bono si rivela utile anche a fini di marketing e di staff retention.

Non solo. «Stiamo raccogliendo in Italia le tendenze che vengono dall’estero - ragiona Giovanni Carotenuto, presidente dell’associazione Pro Bono Italia -: la sensibilità per il pro bono è stata portata dagli studi stranieri e dalle società clienti». Basti pensare, ad esempio, che il rispetto dei parametri Esg (environmental, social and governance), in cui sono incluse anche le attività pro bono, è entrato nei beauty contest per l’affidamento di servizi legali. Così, prosegue, «stanno cadendo le barriere culturali: ci si rende conto che i diritti garantiti dalla Costituzione, a partire dal patrocinio a spese dello Stato, non bastano più per assicurare ai più deboli l’accesso alla giustizia».

L’attività dell’associazione

Pro bono Italia ha esteso negli ultimi due anni il raggio dei suoi interventi, realizzati con le due “clearing house” istituite presso gli enti Cild e Csvnet. Nei fatti, le clearing house hanno il compito di “filtrare” le richieste di assistenza legale gratuita che ricevono e di inoltrarle alla rete di avvocati pro bono per la presa in carico.

Il servizio, disponibile in origine solo per associazioni ed enti non profit (che chiedono consulenze soprattutto su diritto delle associazioni, contrattualistica, privacy, diritto del lavoro, riforma del Terzo settore), accoglie dal febbraio 2020 anche le richieste dei singoli individui (che vertono perlopiù su diritto del lavoro, di famiglia e dell’immigrazione). E proprio l’apertura alle persone fisiche ha fatto impennare le domande: dalle 66 del 2019 si è passati alle 122 del 2020. Quest’anno sono state 158, di cui l’80% presentate da individui, ma solo 43 sono state inoltrate alla rete. «Tante richieste individuali - spiega Carotenuto - si fermano a un primo contatto e non vengono fornite le informazioni sulla situazione finanziaria, che peraltro non sono dirimenti: diamo assistenza pro bono anche a chi non rientra nella soglia fissata per il gratuito patrocinio ma presenta una richiesta meritevole».

Da giugno, poi, è online la piattaforma di Pro Bono Italia, attraverso la quale è possibile presentare e gestire le richieste di assistenza legale. E a gennaio 2022 debutterà la nuova clearing house dell’associazione: per sostenerla Pro Bono Italia ha lanciato una raccolta fondi e si affiderà inoltre all’aumento delle fee annuali versate dagli associati, che andranno dai 150 euro per i singoli avvocati ai 3.500 euro per le law firm globali con più di 50 legali in Italia (somme comunque sotto la media europea).

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