la corsa al pianeta rosso

Gli Emirati arabi nell’orbita di Marte, in attesa di cinesi e americani

Pieno successo dell’operazione che porta il quarto paese attorno al Pianeta rosso: la sonda Hope ha sfruttato la struttura interplanetaria della Nasa

di Leopoldo Benacchio

Spazio, ecco come Perseverance arriverà su Marte

4' di lettura

L'impossibile è possibile, gli arabi su Marte! Non è una invenzione nostra, ma due degli slogan ripetuti mille volte nel pomeriggio di ieri, 9 febbraio, durante la trasmissione in diretta, in un clima decisamente hollywoodiano, per l'arrivo in perfetto orario e l'inserimento in orbita della sonda Hope, Speranza, degli Emirati Arabi Uniti.

Inizia quindi nel migliore dei modi il mese marziano, come è stato definito, in cui tre diverse missioni spaziali, Emirati, Cina, Usa, arrivano al pianeta rosso in 15 giorni.

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La sonda emiratina Hope, lanciata da una base giapponese con un razzo vettore H II A il 19 luglio 2020, dopo 7 mesi di cammino e quasi 500 milioni di chilometri, ha rallentato al momento giusto passando dalla velocità di arrivo, 121.000 chilometri ora, a quella corretta per l'inserimento in orbita, 18.000 chilometri ora.

In pratica con i retrorazzi ha dovuto fare una potente frenata. È una manovra delicata perché se il mezzo frena troppo ricade sul pianeta e la missione finisce, se invece arriva troppo veloce può anche andare a perdersi nello spazio, sfuggendo all'influenza di Marte, che ha una gravità del 38% circa di quella terrestre. La sua capacità di attrarre altri corpi è quindi meno della metà di quella del nostro pianeta.

Siamo abituati ai successi in cambio spaziale, ma bisogna ricordare che l'esito positivo di una missione su Marte è sicuro tanto quanto giocare il rosso o il nero alla roulette: solo il 50% di quelle che hanno tentato di arrivarci ha avuto successo.

Il ministro alla Tecnologia avanzata Sarah al-Amiri parla in occasione dell’arrivo della missione degli Emirati arabi su Marte (Epa)

Con questo gli Emirati Arabi Uniti sono il quarto Paese che è arrivato fino a laggiù, dopo Usa, Unione Sovietica e India.

La manovra, che ha comportato l'accensione per ben 27 minuti dei sei propulsori, è stata compiuta in perfetta autonomia dalla sonda spaziale: data la posizione di Marte rispetto a noi oggi ci vogliono 11 minuti per ricevere i segnali da Hope, nessuna correzione in tempo reale è stata possibile.

Ora l'orbita di Hope è fortemente ellittica: si avvicina fino a 1.000 chilometri dal suolo e poi se ne allontana fino a 55.000, ma è provvisoria. Dopo i necessari controlli la sonda sarà spostata nell'orbita definitiva, molto inusuale ma perfetta per il suo compito: fare una mappa completa ad alta risoluzione del pianeta rosso per studiarne l'atmosfera, un compito decisamente impegnativo.

La sonda ha una forma grosso modo cubica, pesa al lancio 1.350 chili di cui ben 800 sono per il propellente per le correzioni di rotta. I suoi pannelli solari sono in grado di fornire 1.800 watt e alimentare così le trasmissioni con la Terra, tenute tramite una antenna da 1.5 metri, e i tre strumenti scientifici che caratterizzeranno con le loro misure sia l'atmosfera che il clima ancora poco conosciuto del pianeta.

La sonda Hope, al Amal in arabo, è stata concepita, costruita e testata negli Stati Uniti, grazie alla cooperazione con varie università americane, quella del Colorado in primo luogo, gestita dalla squadra di ingegneri che ha realizzato per Nasa la sonda Maven, dal 2014 in orbita.

La sonda è anche abilitata a usare la rete globale Nasa di parabole per le trasmissioni con lo spazio interplanetario, Deep Space Network.

È la prima volta che uno Stato entra in questo modo in campo spaziale e gli Emirati lo stanno facendo alla grande, con una operazione che ha permesso di formare, in poco tempo una classe di ingegneri spaziali che hanno lavorato in Usa a questo progetto e alla costruzione fin dall'inizio.

La torre di Burj Khalifa, l’edificio più alto del mondo, illuminato di rosso in occasione della missione Hope su Marte (Afp)

Gli Emirati, che hanno assunto anche parecchi professori stranieri nelle loro Università per lo stesso motivo, formare la prossima classe di ingegneri emiratini, hanno anche messo in campo un'operazione imponente di motivazione dei propri abitanti, specie i giovani, verso lo spazio.

Ieri pomeriggio, in Italia, è andata in onda negli schermi e sulla rete contemporaneamente una normale attesa di una delicata operazione in campo spaziale, come se ne vedono parecchie, assieme a una festa cittadina dal sapore incredibilmente hollywoodiano. Alle consuete facce tese nella sale controllo, dietro ai terminali negli 11 minuti di attesa per capire se la manovra era riuscita, si sono alternate interviste in studi scenografici, video preparati in maniera magistrale, interviste a big stranieri della comunicazione del campo, come Neil de Grasse Tyson, arcinoto divulgatore del Planetario di New York, o il fisico Michio Kaku, in cima ai best seller scientifici da 10 anni coi suoi libri.

Tutti entusiasti, anche se l'apporto originale degli Emirati, Stato che a dicembre compirà i suoi primi 50 anni, alla missione è stato limitato rispetto alla norma. Stupenda la grande torre di Kalifa, il più alto grattacielo del mondo con i suoi quasi 900 metri, usato come schermo cinematografico per il conto alla rovescia e poi per proiezioni sui momenti salienti della missione. Basta seguire i filmati messi su Twitter dal progetto, @HopeMarsMission, per capire lo spirito della giornata.

Il mese marziano è iniziato quindi nel migliore dei modi: entro poche ore arriverà per prima al pianeta la Tienawen 1 cinese. Dopo 3 mesi in orbita a maggio tenterà l'operazione che fa la differenza, e che solo gli americani sono riusciti ripetutamente a portare a termine: scendere sul pianeta e addirittura sbarcarci un rover, un mezzo semovente che va a spasso per Marte per fare ricerche direttamente sul campo.

E infatti il 18 febbraio la sonda Nasa Perseverance andrà direttamente sul suolo rossastro di Marte per sbarcarci Perseverance, l'ultimo di una nutrita serie di rover dell'Agenzia americana e anche Ingenuity, il primo importantissimo elicottero in un pianeta diverso dal nostro. Piccolo e strano, ma tanto importante come esperimento. Riuscirà a volare nella rarefatta atmosfera marziana? Lo sapremo a breve.

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