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Gli eredi Caprotti sono divisi, niente cedola da Esselunga

In assemblea respinta la richiesta di un dividendo pari ad almeno 28 milioni. Restano difficili i rapporti tra gli eredi del fondatore del colosso dei supermercati italiani

di Carlo Festa


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(Fotogramma)

2' di lettura

Restano difficili i rapporti tra gli eredi di Bernardo Caprotti, fondatore del colosso dei supermercati italianiEsselunga. A dimostrarlo è il verbale dell’assemblea dello scorso 27 giugno di Supermarkets Italiani, holding che detiene il 100% di Esselunga, controllata al 70% dalla seconda moglie di Caprotti, Giuliana Albera, e dalla figlia Marina e partecipata con il 15% a testa dai figli di primo letto, Violetta e Giuseppe. L’assemblea si è tenuta nel bel mezzo dell’arbitrato, che dovrà stabilire il valore a cui Violetta e Giuseppe potranno vendere le loro quote azionarie a Giuliana Albera e Marina. Proprio Violetta e Giuseppe in assise non hanno risparmiato domande a 360 gradi su andamento gestionale, investimenti e partecipate, rapporti con parti correlate e infine gestione finanziaria di Esselunga, principale asset di Supermarkets italiani.

Nel documento, che è stato anticipato dall’Ansa, è riportata anche la richiesta di pagare ai soci un dividendo di 100 milioni di euro (o almeno di 28 milioni, pari alla liquidità in cassa a Supermarkets) da parte di una società che - ha sottolineato l’avvocato Giampiero Succi dello studio BonelliErede per conto di Violetta - «ha accumulato negli anni “utili portati a nuovo” per un ammontare veramente significativo e straordinario, di oltre 3 miliardi di euro».

La risposta del consiglio, che ha bocciato la cedola, non si è fatta attendere. Il presidente Piergaetano Marchetti ha infatti motivato la scelta di portare a nuovo gli utili «sia della società che di Esselunga» con la «necessità di sostenere investimenti essenziali per il consolidamento e lo sviluppo in un contesto concorrenziale particolarmente aggressivo, in rapida evoluzione». Inoltre la distribuzione di un dividendo «potrebbe essere considerata in maniera sfavorevole» dalle agenzie di rating, che hanno messo sotto osservazione il rating del gruppo (che nel 2017 ha emesso un bond) per il rischio di un aumento della leva a seguito della liquidazione delle quote di Violetta e Giuseppe.

L’avvocato Succi, nel proporre all’assemblea la distribuzione di un dividendo, ha ricordato che Supermarkets Italiani ha disponibilità per 28 milioni. E ha sottolineato che anche a livello consolidato «emergono risultati altrettanto positivi», grazie a un margine operativo lordo di quasi 700 milioni, in crescita di oltre il 9% rispetto al 2017, un utile operativo di 408 milioni e un utile di 275 milioni «in gran parte proveniente da Esselunga, ma da questa non distribuito al suo unico socio».

A livello di gruppo la cassa, ha ricordato ancora Succi, supera i 900 milioni. La «significativa ritenzione di valore» da parte di Supermarkets - che in bilancio ha utili portati a nuovo per 3,27 miliardi e dispone di un patrimonio netto di 3,57 miliardi a fronte di debiti finanziari per 300 milioni - «non appare giustificata, ed anzi da un lato integra una gestione non efficiente dei risultati economici e finanziari», anche alla luce dei «bassi rendimenti» spuntati con i depositi bancari, «e dall’altro non è vantaggiosa da un punto di vista finanziario per alcuno degli azionisti».

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