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Gli «essenziali» per una vita bella e felice

di Armando Torno


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2' di lettura

Che cos'è essenziale nella vita? Il denaro, i buoni sentimenti amore compreso, il gioco, il potere? Non c'è una risposta che possa soddisfare tutti o anche gran parte degli uomini. Ognuno di noi ha una sua idea delle cose essenziali da avere o da fare.

Jacques Attali, economista e docente a Parigi, noto per essere stato il primo presidente della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, nonché consigliere di Stato di Mitterrand, ha scritto un libro sull'argomento, che ora esce in italiano: “L'essenziale. Cosa non ti puoi perdere se vuoi una vita bella, buona e felice” (Piemme, pp. 256, euro 18,50).

La prima parte è un piccolo trattato sintetico sul tema, alla maniera dei cari vecchi manuali di casistica. Capitoli quali “L'essenziale non è mai stato così disponibile” o “La preferenza per il facile” o ancora quello su “Due pratiche sociali che aprono la via all'essenziale” costituiscono un navigatore per affrontare questa materia, che sembra facile ma tale non è.

Nella seconda parte Attali affronta le scelte culturali. E si chiede, trattando dei romanzi, quali siano i dieci essenziali che una persona dovrebbe assolutamente leggere. Poi allarga la scelta: propone una rosa di 30 titoli; infine la dilata ancora e arriva a 100.

Qui è possibile, con la dovuta cautela, tentare qualche osservazione. È indubbiamente una selezione personale, senza pretese accademiche, di quel genere che apre un dibattito. Allora si può notare che tra i 10 autori di romanzi essenziali non c'è Dostoevskij, finito invece nella rosa dei 30; nella stessa trentina c'è Buzzati ma non Manzoni. Nei 100 troviamo Boccaccio, Pirandello, di nuovo Buzzati, Eco, però Manzoni non riesce ancora a entrare. Pazienza, aggiungerà qualcuno; comunque spiace che un'opera come “I Promessi Sposi”, apprezzata da Goethe già nella prima edizione del 1827 e da innumerevoli altri grandi, non sia riuscita a trovare un posto in nessuna delle tre selezioni.

    Tra le 30 opere dedicate a “Storie, diari, lettere e autobiografie” ecco Tucidide e Tito Livio, si notano le “Memorie” di Churchill e l'”Autobiografia” di Angela Davis, ma non il meraviglioso “Diario” di Kierkegaard. Peccato.
    Proseguendo, doppio peccato: perché non trova posto nemmeno tra i 30 “Saggi, testi filosofici e metafisici”. Qui però – ahi, ahi – non c'è nemmeno un'opera di Platone. Il sommo ateniese è stato sostituito dal suo discepolo Aristotele con l'”Etica Nicomachea”. Nulla da obiettare, ma ci viene da chiedere: perché mancano Schopenhauer, Heidegger o Seneca? Certo, gli argomenti erano diversi e Attali non poteva fare miracoli.

    Tra i 30 della poesia ci spiace non aver trovato lirici greci come Saffo, non c'è neanche Pindaro; dei latini non ci sono Catullo, Orazio e Virgilio, soltanto Ovidio è ricordato. Lasciamo in un canto film, serie televisive e musica. Qui si rischia di essere cattivi giudici perché le emozioni personali giocano terribili scherzi. Comunque ringraziamo Attali per aver concesso un posto tra le 30 opere d'arte a “Las Meninas” di Velázquez e fra le 10 all'”Ultima Cena” di Leonardo.

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