pronuncia tar lazio

Gli estetisti possono aprire in zona rossa: discriminatorio lo stop di fine 2020

I Dpcm avrebbero dovuto considerare le attività comuni svolte con i parrucchieri a cui è stato consentito invece di proseguire l’attività

di Annarita D'Ambrosio

(AdobeStock)

3' di lettura

Dpcm da riscrivere quello in vigore dal 14 gennaio, valido fino al 5 marzo, nella parte in cui esclude gli estetisti dai «servizi alla persona» erogabili in zona rossa. La vittoria di Confestetica, che ora apre la porta a possibili azioni da parte dei singoli, è arrivata nel pomeriggio del 16 febbraio con la pronuncia del Tar del Lazio numero 01862/2021. Battaglia cominciata il 3 novembre quando il Dpcm che predisponeva «Ulteriori disposizioni attuative del Dl 19/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge 35/2020» aveva suddiviso l'Italia in zone con diversi colori e fasce di rischio non introducendo tra i «Servizi per la persona» erogabili in cosiddetta zona rossa appunto quelli dei centri estetici.

Protesta partita a novembre scorso
Previsione contenuta nell'allegato 24 del testo entrato in vigore il 4 novembre e contro il quale Confestetica, che rappresenta 21mila dei 35mila centri estetici italiani, si era da subito attivata presentando un'istanza di accesso agli atti in base all'articolo 22 e seguenti della legge 241/1990. Vicenda approdata poi sino al Tar del Lazio dove Confestetica agiva contro la presidenza del Consiglio dei ministri ed il ministero della Salute chiedendo di chiarire innanzitutto perché i Dpcm di novembre e dicembre 2020 richiamavano precedenti decreti in cui le due attività avevano ricevuto lo stesso trattamento disponendo però poi la chiusura dei soli centri estetici.

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Confestetica richiamava le linee guida del 13 marzo 2020 predisposte dall'Inail, insieme al Comitato tecnico scientifico (Cts) e all'Istituto superiore di sanità (Iss), per la riapertura di estetisti e parrucchieri, protocolli uguali per le due categorie. A pesare anche il fatto che il codice Ateco dei servizi dei saloni di barbiere e parrucchiere e dei servizi dei centri estetici è il medesimo per classe e categoria (96.02), coincidenti anche alcuni servizi, come normato dalla legge 174 del 17 agosto 2005, articolo 2, comma 1 secondo il quale i parrucchieri possono svolgere manicure e pedicure estetico.

La replica di Presidenza del Consiglio e ministero
Per la difesa erariale nessuna incronguenza: ricorso introduttivo anzi improcedibile, avendo i Dpcm impugnati (3 novembre e 3 dicembre 2020) ormai perso efficacia. Gli avvocati della Presidenza del Consiglio e del ministero sottolineavano poi che in toto le due attività lavorative non sono del tutto sovrapponibili, di qui le previsioni diverse.

Le ragioni del Tribunale amministrativo
Il Tar non nega questo aspetto: l'attività di estetista – ricorda - è disciplinata dalla legge 4 gennaio 1990 numero 1, quella di acconciatore dalla legge 17 agosto 2005 numero 174, ma «esiste - si legge nella sentenza - un segmento di attività, quello che ricomprende il manicure e pedicure estetico che è riconducibile in modo specifico all'attività di estetista, ma può essere espletato anche dall'acconciatore».

Alla difesa erariale il Tribunale amministrativo ricorda perciò che «a partire dal Dpcm 11 marzo 2020, l'amministrazione, nel disporre la chiusura della quasi totalità delle attività commerciali, aveva ricompreso parrucchieri ed estetisti ponendoli sull'identico piano di non essenzialità» e che «qualora l'intento sotteso alla chiusura dei centri estetici fosse stato quello di inibire, le più ampie prestazioni degli estetisti che si rivolgono anche alla cura del corpo, si sarebbero potuti mantenere aperti, al più, limitando le prestazioni erogabili alle stesse consentite presso i parrucchieri».

Il riconoscimento della discriminazione
La disposizione impugnata perciò risulta, conclude il Tar, intrinsecamente contraddittoria laddove, all'interno dello stesso provvedimento, i servizi alla persona vengono identificati come quelli erogati da «acconciatori, estetisti e tatuatori» tranne che nell'allegato 24. Pur confermando che tutte le misure restrittive imposte per fronteggiare l'emergenza sanitaria sono ispirate al principio di precauzione, è riconosciuta la discriminazione fra le attività dei parrucchieri/barbieri e dei centri estetici.

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