Cybersicurezza

Gli hacker etici guadagnano cifre da capogiro (il caso di Hacker One)

di Giancarlo Calzetta


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2' di lettura

Hacker è una parola che viene di solito associata a furto di dati, violazioni informatiche, guerre tra nazioni e cybercrimine, ma che ha un'origine completamente diversa. Gli hackers erano quelle persone che forzavano le regole dei sistemi, senza necessariamente commettere dei crimini, solo per studiarne le capacità e, eventualmente, migliorarli.
Oggi il mondo si divide tra cybercriminali, hacker cattivi, e hacker etici, quelli che lavorano per aziende di sicurezza, forze dell'ordine e per tutto quello che non ha scopi criminali. E se sappiamo che il crimine informatico può far guadagnare molto, è bello sapere che anche il bene paga. Quella che era nata come da una vocazione alla conoscenza e all'etica si è oggi trasformata in una delle professioni più ricercate e meglio pagate.
«I nostri hacker” – dicono da Hackerone, una società specializzata nella caccia alle vulnerabilità in software e servizi Web – l'anno scorso hanno guadagnato 21 milioni di dollari e sei di loro hanno guadagnato più di un milione ciascuno».

L'anno precedente, i milioni guadagnati erano stati meno della metà, circa 10, e con la continua presa di coscienza da parte delle aziende dell'importanza della sicurezza informatica, il mercato non potrà che continuare a crescere.
Ma in cosa consiste esattamente questo lavoro?
Si tratta di andare a caccia di vulnerabilità informatiche, testando i sistemi delle aziende facendo finta di essere criminali con cattive intenzioni per superare le barriere e poi svelare come hanno fatto, in modo da chiudere le falle trovate.
Tutti i grandi della tecnologia elargiscono ricompense per chi li aiuta a trovare vulnerabilità nei loro prodotti e in alcuni casi si parla di cifre a sei zeri: Google, Microsoft, Apple e Intel offrono fino a un milione e mezzo di dollari a chi segnala e risolve problemi di sicurezza gravi. Altre non arrivano così in alto, ma le cifre restano sempre interessanti.
«Russi, americani e indiani – si legge sul report di Hackerone – sono i tre Paesi che si spartiscono la maggior parte delle ricompense, ma tra i sei hacker da oltre un milione di dollari che militano nella nostra azienda ce ne sono quattro che vivono in Argentina, Svezia, Australia e Hong Kong».
L'opportunità, quindi, è davvero globale e si tratta di un lavoro molto stimolante per chi ama la tecnologia.

«L'andare a caccia di vulnerabilità” – dice Mark Litchfield, uno degli hacker milionari dei quali possiamo vedere una lista delle attività – è alla portata di chiunque possegga un computer portatile e sia curioso di scoprire come si possano rompere le cose. Spero che le nostre gesta e i compensi che riceviamo possano fungere da sprone per chi vuole mettere alla prova le proprie capacità e rendere Internet un posto più sicuro».
Un hacker di alto livello, dicono da Hackerone, può guadagnare 40 volte il salario medio argentino o 6,3 volte il salario medio svedese, il tutto lavorando da casa.

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