CYBERSECURITY

Gli hacker? Per la ministra Pisano dovrebbero diventare imprenditori

L’esponente del M5S dice che il governo dovrebbe dare la possibilità agli hacker di «passare dalla parte legale». L’ad di Leonardo, Profumo, afferma che gli attacchi informatici si sono moltiplicati con lo smart working

di Gianni Dragoni

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L’esponente del M5S dice che il governo dovrebbe dare la possibilità agli hacker di «passare dalla parte legale». L’ad di Leonardo, Profumo, afferma che gli attacchi informatici si sono moltiplicati con lo smart working


2' di lettura

Gli hacker dovrebbero diventare imprenditori. Con l’aiuto del governo. Lo ha detto Paola Pisano, ministro per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione, esponente del M5S. Pisano ha parlato in videoconferenza a CybertechLive Europe 2020, evento organizzato da Leonardo, l’ex Finmeccanica.

«Gli attacchi degli hacker si sono moltiplicati durante il Covid, c’è stata un’esplosione», hanno sottolineato molti intervenuti alla videoconferenza, dall’a.d. di Leonardo Alessandro Profumo al nuovo capo della divisione Cyber security del gruppo, Tommaso Profeta, dal d.g. della direzione Israel National Cyber Yigal Unna a Roberto Baldoni, vicedirettore del Dis.

La ministra e gli hacker-imprenditori

Secondo la ministra Pisano bisogna «creare un ecosistema di sicurezza digitale» articolato in vari punti, dalla cooperazione internazionale al capitale umano. Tra questi punti «il governo _ ha affermato Pisano _ potrebbe anche dare agli hacker una possibilità di passare dalla parte legale e diventare imprenditori». Pisano ha osservato che «come ha detto più volte il presidente del Consiglio Conte dobbiamo usare i soldi del Recovery Fund per un piano coordinato e coerente per rinnovare il nostro paese».

Esplosione di pirateria informatica con il Covid

Gli «hacker», o pirati informatici, si sono moltiplicati durante il periodo del Covid, ha sottolineato l’esperto israeliano Yigal Unna. «Molti studenti hanno lasciato le università e sono rimasti a casa, hanno avuto più tempo da passare al computer, anche per dedicarsi ad attività di hackeraggio. Alcuni lo hanno fatto per gioco, ma molti lo fanno per violare sistemi informatici. Dobbiamo unirci e condividere le conoscenze, solo facendo così i «cattivi» («bad guys») avranno la vita difficile», ha detto Unna.

Aziende più vulnerabili con lo smart working

«La vulnerabilità delle aziende agli attacchi informatici è aumentata anche per l’incremento dello smart working, perché è aumentata la superficie che può essere colpita», ha osservato Profumo, insieme ai dirigenti della divisione Cyber security di Leonardo, il neodirettore Tommaso Profeta (il primo settembre ha preso il posto di Barbara Poggiali, sostituita da Profumo dopo poco più di un anno e mezzo dalla nomina) e il senior vicepresident Cyber security & Digital competence center, Aldo Sebastiani.

La cyber e i fondi del Recovery Plan Ue

Per l’a.d. di Leonardo, Profumo, «un’industria della sicurezza innovativa è essenziale per la sovranità tecnologica dell’Europa: ecco perché una specifica dimensione “security” dovrebbe far parte del Recovery Plan della Ue». In sostanza ogni investimento in tecnologia dovrebbetener conto anche della dimensione sicurezza. Fare questo significherebbe anche dare accesso ai fondi del Recovery Plan per le attività di protezione informatica e Cyber security.

Come verranno spesi questi soldi ancora non è stato stabilito. L’Italia ha ottenuto da Bruxelles nel complesso circa 209 miliardi, di cui 82 miliardi di sovvenzioni a fondo perduto e 127 miliardi di prestiti a lungo termine. La divisione Cyber security di Leonardo ha circa 400 milioni di euro di ricavi e il gruppo dell’aerospazio e difesa punta a svilupparla con nuovi programmi, grazie anche alle nuove iniziative e ai fondi europei e nazionali.

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