VISTO DALL’ARCHITETTO

«Gli hotel? Macchine polifunzionali»

Per Marco Piva «l’ospitalità è solo una componente»

di Paola Pierotti


3' di lettura

«Gli hotel sono scenografie teatrali. Non sono luoghi dove sentirsi come a casa. Sono architetture in cui vivere delle emozioni, dove c’è magia e sorpresa». Così dice Marco Piva, architetto fondatore dell’omonimo studio, che ha firmato numerosi hotel in giro per il mondo, ma anche l’Excelsior Hotel Gallia di Milano, che per la quinta volta pochi giorni fa è salito sul podio con i World Travel Awards.

Dal capoluogo lombardo a Matera, da Venezia a Chengdu, è lungo l’elenco delle città in cui lo Studio Marco Piva sta realizzando nuovi hotel. Quali sono, secondo lei, le tendenze che si riscontrano nelle strutture di lusso su scala internazionale?

Sempre di più gli hotel sono contenitori multifunzione, posti dove l’ospitalità pura è solo una componente. Includono luoghi di incontro, aree dedicate alla socialità e spazi espositivi, sono attrattori per il mondo della moda e del food. Sono macchine polifunzionali con uffici e spazi dinamici a supporto del lavoro. Si parla ad esempio di quella combinazione vincente tra business e leisure con la locuzione “bleisure”, con chiaro riferimento a chi viaggia per motivi di lavoro ma ha la necessità (e soprattutto il desiderio) di svolgere attività legate al tempo libero.

Cosa possono fare architettura e design per rafforzare il dialogo tra il contesto e la struttura alberghiera?

Gli hotel sono delle porte: possono essere attrattori che facilitano l’interazione tra gli ospiti e il territorio, anche grazie alla cura del dettaglio, alla scelta dei materiali, alle soluzioni pensate per muovere delle emozioni. A Milano ad esempio stiamo lavorando in Piazza Cordusio con Generali per un hotel 5 stelle e prevediamo, a più livelli, spazi comuni aperti alla città. A Matera per l’Hotel La Suite, che entrerà in funzione ad agosto, quello che doveva diventare un parcheggio sarà una piazza aperta per manifestazioni culturali e cittadine. Ancora, a Roma per il The Pantheon Iconic Hotel abbiamo ridotto al minimo l’uso di materiali, tutti legati alla storia della capitale, utilizzando la terrazza come belvedere sulla città.

Contaminazione di idee, colori, texture, materiali per dar vita ad architetture dinamiche che suscitano meraviglia. Qual è l’approccio del vostro studio quando si tratta di progettare un hotel in una struttura esistente, e quando bisogna costruirlo ex novo?

L’albergo deve essere riconosciuto sempre come un luogo di transito e di connessione culturale, deve essere bello ma soprattutto deve emozionare. In Italia ci siamo trovati spesso a intervenire su edifici esistenti. A Venezia ad esempio siamo al lavoro su diverse operazioni, e tra le altre c’è la riconversione di Palazzo Nani, un edificio del Seicento, ricco di interventi artistici, dove sarà inaugurato entro la fine del 2020 un albergo 5 stelle. Qui è previsto un intervento di interior design, scollegato dalle pareti del complesso monumentale, per valorizzare quest’ultimo pur offrendo un’immagine contemporanea. In Cina invece, a Chengdu, siamo in cantiere per dare vita a un complesso misto con due torri: una sarà per un albergo, l’altra ospiterà degli appartamenti gestiti dall’hotel stesso. In questo caso vince il design italiano, rafforzato dal brand “Lamborghini”, in un complesso con un mix funzionale che prevede anche un teatro. Prova che gli ospiti degli hotel non sono più soltanto i turisti che hanno bisogno di una stanza per dormire, ma anche i cittadini che godono dei tanti servizi.

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