ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa mappa - Gli investimenti

Gli impianti soddisfano un terzo delle richieste invernali di gas

3' di lettura

L’area padana è uno dei serbatoi dell’energia dell’Italia. Nel sottosuolo delle regioni dell’Alta Italia e nel mare di fronte alle coste padane e venete ci sono i grandi giacimenti storici, ma ci sono anche 10 dei 13 stoccaggi di metano in Italia.

I grandi giacimenti del Nord

L’Alta Italia conserva alcune delle aree minerarie più importanti per gli idrocarburi come petrolio e gas. Nel sottosuolo fra Lombardia e Piemonte, fra Magenta (Milano) e Trecate (Novara), c’è il giacimento di greggio di Villafortuna per il quale venne realizzata la raffineria di Trecate. La rottura di un pozzo di petrolio produsse nel ’94 una pioggia nera e oleosa su Trecate. Ma altri giacimenti sono nella val di Taro come a Vallezza (Parma), sfruttati fin dalla fine dell’800. Il gas è presente in decine e decine di giacimenti nel sottosuolo di tutta l’area padana e della pianura veneta; molti di questi sono giacimenti che non vengono sfruttati perché troppo piccoli per essere convenienti. Ma nel mare di fronte all’Emilia e alla Romagna ci sono ancora riserve ricche, e davanti al Veneto ci sono i 30-40 miliardi di metri cubi dei giacimenti dell’Alto Adriatico, di cui la Croazia sta sfruttando la parte oltre il confine immaginario in messo al mare.

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I 13 stoccaggi italiani

In tutto, i 13 stoccaggi italiani sono capaci di contenere almeno 17 miliardi di metri cubi di gas, pari a circa un terzo del fabbisogno invernale di metano. Una parte di quel metano accumulato nei serbatoi, circa 4,5 miliardi di metri cubi, è riserva strategica, cioè viene usata dal Governo per affrontare le emergenze. La parte restante è gas commerciale, iniettato ed estratto dalle aziende energetiche secondo le loro necessità.

Le società che gestiscono questi impianti lavorano come terzisti, cioè non posseggono il metano che immagazzinano; svolgono il servizio di stoccaggio facendosi pagare le tariffe controllate dall’autorità dell’energia Arera.

Roccia impregnata

Come anche i giacimenti di petrolio o di gas, gli stoccaggi non sono caverne vuote. Sono vecchi giacimenti di gas, roccia compatta come arenaria o calcare, che è imbevuta di idrocarburi.

Per centinaia di migliaia di anni quelle rocce erano rimaste impregnate di gas, poi l’uomo vi ha scoperto il giacimento e vi ha risucchiato il metano che permeava quei minerali.

Investimenti e impianti

Un giacimento vuoto non diventa uno stoccaggio in modo semplice; sono necessari investimenti importanti. I pozzi vecchi sono stati sigillati e non sono più riapribili, e bisogna perforare nuovi pozzi. Per esempio, l’impianto di Cornigliano Laudense vicino a Lodi (Ital Gas Torage, gruppo F2i), il più recente fra tutti, è stato dotato di sette nuovi pozzi di iniezione ed estrazione.

Sono diversi dai soliti giacimenti che punteggiano la pianura padana anche gli impianti in superficie, poiché servono stazioni di iniezione e di compressione.

La maggior parte degli stoccaggi si trova in Alta Italia: in Lombardia ve ne sono 6, in Emilia ci sono Cortemaggiore (Piacenza verso Parma), Sabbioncello nel Ferrarese sotto Tresigallo; Minerbio nella bassa bolognese, dalla capacità di 3 miliardi di metri cubi, è lo snodo dove si connettono i grandi metanodotti dal Nord Europa, dalla Russia, dall’Algeria, dall’Azerbaigian e alla Libia. In Romagna, sotto Lugo ecco San Potito Cotignola, dell’Edison. L’Edison ha anche gli stoccaggi di Collalto (in Veneto sotto al Piave tra la collina del Montello e i contrafforti di Soligo) e Cellino sulle colline di Roseto degli Abruzzi. Il più grande fra tutti è Fiume Treste, della Snam, sotto le colline alle spalle di Vasto (Chieti) e oltre la valle del fiume Trigno, il quale racchiude circa 3,5 miliardi di metri cubi di metano.

Questi impianti sono fondamentali per due motivi, cioè come magazzino commerciale per ridurre i costi di approvvigionamento ma anche come riserva strategica. Consentono di bilanciare il mercato tra domanda e offerta, soprattutto d'inverno quando si brucia metano 3 o 4 volte più che d'estate, e in teoria queste infrastrutture potrebbero arrivare a offrire oltre un terzo del consumo invernale, ma in genere si ricorre a loro per non più del 25-28% del fabbisogno.

Nuovi progetti

Per ridurre i rischi di approvvigionamento sono in programma diversi nuovi impianti, come Alfonsine in Romagna, che potrebbe ospitare 1,9 miliardi di metri cubi, o come in un livello nuovo dello stoccaggio abruzzese Fiume Treste, che è multistrato come una torta millefoglie.

Sono fermi i progetti in Basilicata per Cugno Le Macine (nelle profondità sotto le colline tra Grassano, Salandra e Ferrandina) e Serra Pizzuta (sotto Pisticci), ed è tutto fermo dal terremoto dell’Emilia del 2012 per Rivara, che si trova nel sottosuolo di San Felice sul Panaro.

La Gas Plus potrebbe riavviare con ricorsi al Tar i progetti, che erano stati fermati dai veti amministrativi, a Poggio Fiorito (tra Fara Filiorum Petri e Guardiagrele sotto le alture di Ortona), a San Benedetto del Tronto e a Sinarca nelle profondità fra Termoli e Montenero di Bisaccia.

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