lo slalom tra i requisiti

Gli incentivi alle assunzioni rischiano di escludere chi ha perso il posto per il Covid

Incentivi con perimetro ristretto: rischio inciampo per giovani, donne e Sud. In base requisiti, gli sgravi contributivi rischiano di escludere chi ha perso il lavoro a causa della pandemia. Le aziende che licenziano sono escluse dal bonus per under 36

di Valentina Melis e Alessandro Rota Porta

Lavoro, drammatico paradosso per i giovani

Incentivi con perimetro ristretto: rischio inciampo per giovani, donne e Sud. In base requisiti, gli sgravi contributivi rischiano di escludere chi ha perso il lavoro a causa della pandemia. Le aziende che licenziano sono escluse dal bonus per under 36


3' di lettura

Incentivi alle assunzioni a maglie strette. Gli sgravi contributivi previsti nella manovra per il 2021 (legge 178/2020) per incentivare le assunzioni di giovani under 36, di lavoratori al Sud e di donne disoccupate rischiano di rivelarsi un beneficio per pochi, per i requisiti richiesti e per le stringenti regole applicative.

I paletti per i giovani

Per i giovani che non abbiano compiuto 36 anni alla data dell’assunzione, la legge di Bilancio (articolo 1, commi 10 e seguenti) fa scattare l’esonero contributivo al 100%, entro 6mila euro annui, per le assunzioni (o le trasformazioni) a tempo indeterminato, nel biennio 2021-2022. La durata è di 36 mesi, che si estendono a 48 mesi per le assunzioni che avvengono in Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna.

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PAGA LO STATO
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La legge ripropone di fatto l’agevolazione prevista dall’articolo 1, commi 100 e seguenti, della legge 205/2017, con la particolarità che l’esonero contributivo spetta ai datori che non abbiano proceduto nei sei mesi precedenti l’assunzione, né procedano nei nove mesi successivi, a licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo o a licenziamenti collettivi, nei confronti di lavoratori inquadrati con la stessa qualifica del lavoratore assunto con lo sgravio, nella stessa unità produttiva.

Inoltre, il licenziamento per giustificato motivo oggettivo del lavoratore assunto o di un lavoratore impiegato nella stessa unità produttiva e inquadrato con la stessa qualifica del lavoratore agevolato, nei sei mesi successivi all’assunzione incentivata, comporta la revoca dell’esonero e il recupero del beneficio fruito.

IL PRELIEVO
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Ma non basta. Portano in dote il beneficio solo i giovani under 36 che non siano mai stati occupati a tempo indeterminato, con lo stesso o con un altro datore di lavoro.

Gli incentivi, poi, non spettano se si violano una serie di altre condizioni, dettate dal Dlgs 150/2015: se l’assunzione viola il diritto di precedenza alla riassunzione di un altro lavoratore licenziato da un rapporto a tempo indeterminato o cessato da un rapporto a termine; se il datore di lavoro o l’utilizzatore con contratto di somministrazione hanno in atto sospensioni dal lavoro legate a una crisi o riorganizzazione aziendale (salvi i casi in cui l’assunzione, la trasformazione o la somministrazione puntino ad assumere lavoratori inquadrati a un livello diverso da quello dei lavoratori sospesi o da impiegare in diverse unità produttive); per lavoratori che sono stati licenziati nei sei mesi precedenti da un datore di lavoro che, al momento del licenziamento, presenta assetti proprietari sostanzialmente coincidenti con quelli del datore di lavoro che assume o utilizza in somministrazione.

LO SLALOM TRA I REQUISITI
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Il bonus per le donne

La legge di Bilancio 2021 (articolo 1, comma 16) punta a stimolare anche l’assunzione delle donne, rafforzando gli incentivi introdotti dalla legge «Fornero» nel 2012. È previsto l’esonero contributivo del 100%, fino a 6mila euro all’anno, per le assunzioni del biennio 2021-2022 (per 12 mesi in caso di assunzione a termine e fino a 18 mesi se il contratto è stabilizzato).

Le donne da inserire in azienda, però, devono essere disoccupate da 24 mesi. Oppure, senza un impiego regolarmente retribuito da sei mesi, se risiedono in aree svantaggiate (come il Sud) o sono destinate a settori con forte disparità occupazionale di genere (individuati annualmente con un decreto del ministero del Lavoro). Il requisito della disoccupazione di lunga durata esclude le lavoratrici che possono aver perso un impiego nei mesi scorsi, in seguito all’epidemia.

Le assunzioni, poi, devono comportare un incremento occupazionale netto, calcolato in base alla differenza tra il numero dei lavoratori di ciascun mese e il numero dei lavoratori mediamente occupati nei dodici mesi precedenti. Una condizione ben difficile da soddisfare, soprattutto in alcuni settori, data la situazione economica seguita alla pandemia.

La decontribuzione per il Sud

L’altro bonus regolato dalla legge di Bilancio è la decontribuzione Inps al 30% dei rapporti di lavoro al Sud: in questo caso si tratta di un proseguimento, dal 1° luglio 2021, della misura introdotta dal Dl Agosto (la proroga è all’articolo 1, comma 161 della manovra). Anche qui ci sono alcuni requisiti da rispettare. In primo luogo, il possesso del Durc (il documento di regolarità contributiva), e il rispetto degli accordi e dei contratti collettivi nazionali, regionali, territoriali o aziendali, sottoscritti dalle organizzazioni sindacali più rappresentative sul piano nazionale (articolo 1, comma 1175, della legge 296/2006). Inoltre, il beneficio è soggetto alle regole degli aiuti di Stato.

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