il focus

Gli investimenti diretti esteri in Turchia crollano del 44,4%

di Vittorio Da Rold


foto delle vittime davanti alla discoteca Reina a Istanbul

2' di lettura

Crollano gli investimenti diretti esteri (Ide) in Turchia, passati, nei primi dieci mesi del 2016, da 14,4 miliardi di dollari del 2015 a 8 miliardi di dollari, con un tracollo di 6,4 miliardi pari a un calo del 44,4 per cento. Un segnale inequivocabile ed inquietante di una diffuso malessere da parte degli investitori internazionali che sta colpendo il turbolento Paese sul Bosforo.

A soffrire di più, dicono le statistiche ufficiali, sono gli investimenti europei, scesi del 58,7% e in particolare la produzione industriale, scesa a sua volta da 4 miliardi d un solo miliardo di dollari. In crescita solo i servizi immobiliari saliti da 90 a 141 milioni di dollari.

IL CALO DEGLI INVESTIMENTI STRANIERI IN TURCHIA

In miliardi di dollari (Fonte: Central Bank of the Republic of Turkey)

In controtendenza i giapponesi, che invece hannno deciso di investire di più nei primi dieci mesi del 2016, ma il loro atto di fiducia non è bastato a invertire la fuga degli Occidentali dal Bosforo, spaventati dal fallito golpe del 15 luglio scorso e soprattutto dal successivo pugno di ferro repressivo del governo contro qualsiasi oppositore o presunto tale.

A spaventare gli investitori internazionali è anche la tenuta dello stato di diritto, cioè la certezza dell’indipendenza del potere giudiziario nelle cause civili di fronte a possibili interferenze politiche nel mondo del business. Sono molte le aziende turche editoriali, finanziarie e bancarie messe in liquidazione nei mesi scorsi con l’accusa di essere gestite dal predicatore Fetullah Gulen, prima alleato di Erdogan contro i militari laici e ora divenuto la “bestia nera” dell’Akp, il partito filo-islamico di maggioranza relativa al potere dal 2002.

Anche la situazione delle agenzie di rating preoccupa i destini economici della Turchia. Dopo il declassamento a junk bond , titoli spazzatura, dei bond turchi da parte di S&P’s e Moody’s ora tocca a Fitch che il 19 gennaio dovrebbe dare il suo verdetto. Voci non confermate parlano di un possibile slittamento della data del giudizio a febbraio ma se anche Fitch dovesse allinearsi al declassamento, allora i fondi pensione americani dovrebbero vendere altri titoli poiché con il giudizio negativo di due agenzie possono tenere fino al 5% dei titoli del Paese in questione mentre con tre rating allineati a “non investement grade” si arriva all1% di limite massimo. Un fenomeno che costringerebbe a nuove vendite e a un possibile calo della lira già sotto pressione da mesi.

La lira turca è scesa dell’1,5% a 3,5993 nei confronti del dollaro. La caduta sottolinea la poca fiducia degli investitori per una moneta che ha perso il 17% nel 2016, seconda peggiore performance tra le valute dei mercati emergenti dopo il peso argentino.

Da ultimo va segnalata la ripresa dell’inflazione, spinta soprattutto dai rincari dei tabacchi e alcolici, questi ultimi aumentati nel 2016 del 35%, un elemento guidato anche dalla volontà del presidente Erdogan che vuole bandire sempre di più l’uso delle bevande alcoliche nel segno del rispetto dei precetti morali della tradizione islamica.

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