I numeri del rapporto lose for life

Gli italiani hanno «bruciato» nel gioco d’azzardo 96 miliardi

di Serena Uccello

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(Agf)


4' di lettura

Marco ha da poco superato i cinquant’anni, da oltre quindici non gioca più. A 37 anni dopo vent’anni di gioco d’azzardo è riuscito grazie al sostegno dell’associazione “Giocatori Anonimi Italia” e ai medici a smettere. Marco è uno dei 24mila pazienti affetti da DGA - Disturbo da Gioco d'Azzardo - in carico presso SerT/SerD e strutture del privato sociale (sono 184 le strutture del Servizio Sanitario e 95 quelle del privato sociale che prevedono attività cliniche specifiche per affrontare questa patologia). Un numero decisamente a ribasso visto che nelle Relazioni che il Dipartimento delle Politiche Antidroga invia ogni anno al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia si stima da 300mila fino a un milione e trecento mila il numero dei giocatori patologici in Italia.

« Il gioco era la mia anestesia - racconta Marco - : se avevo un problema, andavo a giocare ai cavalli o a poker. Ero incapace di soffrire, non mi era stato insegnato o se l'avevano fatto non ero stato in grado di capirlo. Avevo bisogno di crearmi un'illusoria isola felice, dove mi sembrava di non avere preoccupazioni. L'unico problema era procurarsi il denaro per giocare, sempre di più e in tutti i modi. Raccontavo menzogne, mi inventavo delle storie incredibili. Anche questo aspetto, il riuscire ad ingannare le persone per ottenere ciò che volevo, per me
rappresentava una vincita. Era come giocare, ma con la testa e le emozioni di chi avevo vicino. Mi sentivo bravo, era la mia gratificazione. È uno schema distorto, puerile ma un'altra caratteristica delle dipendenze è proprio il bloccare la crescita mentale, perché la mente diventa preda di un'ossessione e non è in grado di sviluppare altri interessi».

I numeri
E con i numeri delle vittime sono lievitati anche i miliardi movimenti. Si calcola - a farlo è “Lose for life” un progetto di Avviso Pubblico, associazione nazionale degli Enti Locali e delle Regioni per la formazione civile contro le mafie, con il Master in “Analisi prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione” dell'Università di Pisa e la rivista Altreconomia - che nel 2016 sia ammontata a 96 miliardi di euro la Raccolta, intesa come il numero delle giocate registrate in un anno, raccolta che nel 1998 era pari a 12,5 miliardi. È come se ogni italiano avesse puntato sul gioco d'azzardo 1.587 euro: pari a 132 euro al mese, all'incirca il costo di una spesa settimanale di generi essenziali per una famiglia media italiana. Ma se si prendono in considerazione solo i contribuenti italiani - poco meno di 41 milioni - la media sale a 2.357 euro, pari a 196 euro al mese. Questo vuol dire che, se si stima in 1.724 il reddito medio mensile degli italiani, l’11 per cento di questo reddito viene puntato sul gioco e non viene speso per altri generi di consumo.

Ma qual è l’effettivo danno economico per le vittime? Si calcola che la Spesa - termine tecnico che allude all’ammontare delle perdine - sia pari a 19,5 miliardi. Questo dato si ottiene sottraendo le Vincite (76,5 miliardi lo scorso anno) dalla Raccolta. A conti fatti dividendo tale cifra per il numero dei contribuenti, si ha una Spesa pro-capite di 478 euro, circa la metà di quanto mediamente pagato dagli italiani per Imu e Tasi sulla seconda casa nelle città capoluogo. Un dato che tuttavia non deve nè trarre in inganno nè allettare «visto che - si legge nel rapporto - sia le vincite che le perdite non sono distribuite in maniera omogenea
fra i milioni di giocatori. L'azzardo premia una minoranza e fa pagare il conto ad una stragrande maggioranza. I premi sono perlopiù di entità minima e sono pensati per alimentare la propensione all'azzardo: più si gioca e più aumenta la possibilità di perdere».

Il confronto
Non esiste nazione in Europa che perda in azzardo quanto l'Italia. Commisurata al Prodotto Interno Lordo, la Spesa del nostro Paese, pari allo 0,85%, supera di poco quella degli Stati Uniti (0,78) e della Gran Bretagna (0,75). È il doppio di quella francese (0,41) e più del doppio di quella tedesca (0,31).

Le conclusioni
Un Paese dunque in overdose da gioco d’azzardo scrivono i due curatori del rapporto Claudio Forleo e Giulia Migneco che spiegano come « a distanza di vent'anni dal via alla liberalizzazione, possiamo affermare che su entrambe le questioni lo Stato ha ottenuto benefici solo apparenti. Sul fronte del contrasto alle mafie diverse inchieste giudiziarie hanno dimostrato che la legalizzazione dell'azzardo ha compresso, ma non eliminato, gli spazi di gioco illecito. I gruppi criminali sono stati in grado di parare il colpo e hanno sfruttato le maglie
larghe di un settore economico diventato immenso. Non è andata meglio sul lato delle entrate erariali. A fronte degli oltre 10 miliardi di euro incassati nel 2016 dallo Stato sotto forma di imposte sul gioco, il Paese ha pagato e continua a pagare enormi costi sociali, economici e sanitari, stimati nel 2012 tra i 5-6 miliardi di euro. A cui vanno aggiunti altri costi, difficilmente quantificabili, causati dall'alterazione del mercato della libera concorrenza e dai problemi di sicurezza derivanti dalla citata infiltrazione mafiosa nel gioco lecito, dalla crescita del ricorso all'usura, dal peggioramento delle condizioni di vita dei giocatori affetti da dipendenza cui vanno aggiunte le ricadute anche negli
ambiti familiari e lavorativi».


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