verso le elezioni del 26 maggio

Gli italiani, il Parlamento europeo e gli ufo

di Paolo Armaroli


La sede del Parlamento europeo a Strasburgo

4' di lettura

Quarant'anni fa, per la prima volta abbiamo potuto votare per i componenti del Parlamento europeo. E il prossimo 26 maggio siamo chiamati alle urne per il suo rinnovo. In questo quarantennio molte cose sono cambiate. Il suffragio diretto ha fatto sì che il Parlamento implementasse i suoi poteri. Ma si direbbe che noi italiani non ce ne siamo accorti. Per noi questo Parlamento che ha più sedi al di là delle Alpi rappresenta tuttora qualcosa di paragonabile a un ufo. Ma sì, un oggetto non ben identificato. E non solo per noi comuni mortali. Perché anche i nostri beneamati rappresentanti hanno lasciato parecchio a desiderare. Certo, non si può generalizzare. Sta di fatto che a molti è stata cucita addosso la patente di scansafatiche.

Perciò capita a fagiolo questo svelto manuale scritto a quattro mani da Andrea Manzella e da Nicola Lupo, dedicato non a caso ad Antonio Megalizzi, il giovane giornalista italiano, ed europeo, vittima della strage dell'11 dicembre dell'anno scorso ai mercatini di Natale di Strasburgo. Due costituzionalisti e parlamentaristi tra i più rinomati. Manzella è presidente dell'autorevole Centro di studi sul Parlamento della Luiss. E' stato parlamentare nazionale ed europeo, membro della Convenzione che ha elaborato la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione e tanto altro ancora nelle sue infinite vite. Mentre Nicola Lupo è ordinario di diritto delle assemblee elettive alla Luiss, dove dirige il Master in Parlamento e politiche pubbliche, dopo essere stato funzionario della Camera dei deputati. E' titolare di una cattedra Jean Monnet sulla democrazia nell'Unione europea. Ed è relatore a convegni scientifici disseminati ai quattro angoli della Terra.

Un manuale svelto perché abbraccia 165 pagine. Ma è una miniera di dati, lumeggia il diritto scritto e le prassi, esamina con rigore ed estrema chiarezza i vari istituti. Perciò quella “Una introduzione” aggiunta al titolo ci appare una civetteria. E, ufo o non ufo, oggi abbiamo un motivo in più per partecipare al voto. Perché ai giorni nostri l'alternativa è tra sostenitori e avversari dell'Unione europea. Molti gli interrogativi che si pongono gli autori. Che cosa ha significato in tanti anni questa democrazia parlamentare, espressione di un intero continente? Come ha funzionato? Come ha cambiato le Costituzioni degli Stati che compongono l'Unione? Come si può migliorare, ora che tante voci critiche si accavallano? Un manuale si consulta, un libro si legge dal principio alla fine. E quest'opera a quattro mani è l'una e l'altra cosa.

Si comincia dal sistema elettorale. Ogni Stato ha le sue regole nell'ambito di princìpi comuni: l'obbligo della rappresentanza proporzionale, la facoltà di una clausola di sbarramento che da noi è del 4% e la possibilità del voto di preferenza. I gruppi parlamentari, che sono un po' il motore del Parlamento, debbono avere come minimo 25 deputati eletti in almeno sette Stati membri. L'autonomia regolamentare ha rappresentato sovente l'avanguardia delle innovazioni costituzionali. Le tre sedi di Strasburgo, Bruxelles e Lussemburgo sono un compromesso tale da soddisfare Francia, Belgio e Lussemburgo. Mentre la comunicazione è un po' il tallone d'Achille del Parlamento europeo. Dal 2008, è vero, c'è una costosa emittente televisiva, EuroparlTV. Ma non ha risolto il problema.

La sede del Parlamento europeo a Strasburgo. I cittadini dell’Unione saranno chiamati a rinnovare l’assemblea il 26 maggio.

C'è poi una corrispondenza biunivoca tra Parlamento nazionale e Parlamento europeo. Nell'una e nell'altra sede il grosso del lavoro spetta alle commissioni, permanenti o speciali che siano. Mentre le assemblee rappresentano il teatro della democrazia. Più che fare, si declama. Se l'iniziativa legislativa compete in esclusiva alla Commissione europea, la procedura legislativa ordinaria è decisa dal Parlamento e dal Consiglio. Vale a dire dalla Camera dei cittadini e da quella degli Stati. Mentre l'esecuzione della normativa spetta di regola ai singoli Paesi.

    Là dove c'è potere, c'è responsabilità. Ed ecco il potere di controllo politico. Oltre alle interrogazioni, alle interpellanze e alle inchieste, c'è anche un controllo “sanzionatorio”. La sanzione massima è la mozione di censura. Se approvata, comporta le dimissioni dell'intera Commissione. Ma, ricordano Manzella e Lupo, “Delle otto mozioni di censura presentate finora nel corso di tutte le legislature, nessuna è stata mai approvata. E' stata invece solo quella minacciata, ma con quasi certa possibilità di successo, contro la Commissione Santer, che ne ha provocato le dimissioni anticipate (15 marzo 1999)”. Inoltre il Parlamento può chiedere al presidente della Commissione di ritirare la fiducia a un singolo commissario. Un facsimile della sfiducia al singolo ministro prevista dal nostro ordinamento. Dulcis in fundo, c'è il potere di controllo economico.

    Ma ecco la morale della favola. Gli autori si domandano: il Parlamento europeo toglie potere ai Parlamenti nazionali? Così rispondono: «Vi è un dare e un avere reciproco. Ma il bilancio alla fine è positivo per tutti». Una considerazione finale all'insegna dell'ottimismo. Sempre che il voto del 26 maggio non segni una battuta d'arresto.
    paoloarmaroli@alice.it


    IL PARLAMENTO EUROPEO. Una introduzione
    Nicola Lupo, Andrea Manzella. LUISS University Press, Roma, pagg. 165, € 12

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