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Gli occhi dilatati sul rapimento Moro

Esterno notte. Marco Bellocchio riprende il finale di «Buongiorno notte» sulla morte dello statista e moltiplica i punti di vista, dedicando ogni episodio a un protagonista. La serie è sospesa tra il racconto realistico e la chiave grottesca

di Gianluigi Rossini

 Fabrizio Gifuni è Aldo Moro in «Esterno notte»

2' di lettura

Apprezzata a Cannes e premiata agli European Film Awards per lo storytelling innovativo, Esterno notte è stata accolta con entusiasmo anche dopo l’arrivo, finalmente, su Rai 1 e su Raiplay. Nel panorama della fiction Rai, la serie realizzata da Marco Bellocchio (scritta insieme ai veterani Stefano Bises, Ludovica Rampoldi e Davide Serino) spicca decisamente per ambizione e risultati, e riporta anche un discreto successo di pubblico.

In sei episodi da un’ora la serie affronta il rapimento di Aldo Moro, di cui Bellocchio si era già occupato in Buongiorno notte (2003), proseguendo e ampliando il discorso. Di nuovo viene messa in secondo piano l’esattezza della ricostruzione storica: se nel celebre finale di Buongiorno notte un Moro liberato cammina finalmente all’aria aperta con un tenue sorriso, Esterno notte inizia con Moro in un letto d’ospedale, sopravvissuto al rapimento e vegliato dagli sguardi colpevoli di Cossiga, Andreotti e Zaccagnini. Bellocchio sfrutta il tempo dilatato della serialità per moltiplicare le prospettive, dedicando ogni episodio (tranne il finale) a un personaggio: nel primo il protagonista è Moro stesso (Fabrizio Gifuni), nel secondo Cossiga (Fausto Russo Alesi), poi Papa Paolo VI (Toni Servillo), i brigadisti, Eleonora Moro (Margherita Buy). A ciò non corrisponde tuttavia una moltiplicazione dei piani di realtà: la serie non è interessata alla verità storica ma nemmeno a mettere in dubbio la versione ufficiale o a dare una propria interpretazione dei dubbi che ancora restano.

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Gifuni mette in scena un Moro incredibilmente somigliante, iperrealista, che tuttavia allo stesso tempo richiama alla memoria la versione di Gian Maria Volontè in Todo Modo. L’intera serie, in effetti, si mantiene sospesa tra il racconto realistico e la chiave grottesca che è spesso stata usata dal cinema italiano per raccontare la politica, e in particolare la Democrazia Cristiana.

Interessante è il personaggio di Cossiga, la cui paranoia si concretizza in visioni apocalittiche e immaginarie macchie sulle mani. Più convenzionale, invece, il ritratto dei terroristi, che come in Buongiorno notte vediamo soprattutto attraverso gli occhi inclini al dubbio di Adriana Faranda (Daniela Marra).

Esterno notte
Marco Bellocchio
Rai 1 e Raiplay

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