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Gli occhi di Intesa sui capolavori UniCredit all’asta da Christie’s

A Londra in vendita un blocco di 33 opere del valore minimo di 14 milioni. UniCredit si focalizza su obiettivi sociali: i ricavi verranno reinvestiti in progetti sostenibili nel Social Impact Banking

di Marilena Pirrelli


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Gerhard Richter (B. 1932) Abstraktes Bild Estimate GBP 6,500,000 - GBP 9,500,000 (USD 7,988,499 - USD 11,675,499) Christie's Press Office

3' di lettura

La grande bellezza al centro delle strategie dei due primi gruppi bancari italiani che diventano protagonisti sul mercato dell’arte. UniCredit mette all’asta a Londra da Christie’s 33 opere di valore internazionale per una stima minima tra 14,1 e 21,2 milioni di sterline con tre lavori del grande maestro tedesco Gerhard Richter (1932), che secondo voci di mercato potrebbe battere Intesa Sanpaolo. Se UniCredit vende, Ca’ de Sass per la prima volta porta il suo patrimonio artistico in bilancio valutandolo 270 milioni di euro: così finalmente il «Martirio di sant’Orsola» di Caravaggio dal costo storico di un euro passa al fair market value di 80 milioni di euro (valore da notifica che nel libero mercato potrebbe essere doppio). E infatti le opere vendute da UniCredit sono prive di notifiche e quindi offerte in un’asta internazionale a valori di mercato (D. Lgs 42 del 22 gennaio 2004).

Ecco le opere della collezione Unicredit oggi in asta a Londra

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Due scelte completamente diverse. UniCredit si focalizza su obiettivi sociali: i ricavi verranno reinvestiti in progetti sostenibili nel Social Impact Banking che dal 2018 al 30 giugno ha erogato 83,5 milioni di prestiti a circa 2.150 imprese. Intesa rende ancora più solida la sua identità, superando un vecchio pregiudizio secondo cui le proprietà storiche e artistiche sono sottovalutate rispetto ad altri beni patrimoniali. Una rivoluzione nel mondo bancario di portata internazionale. Non a caso Banca d’Italia che, insieme alla Bce, ha seguito il percorso di rideterminazione a fair value del valore del patrimonio artistico di Intesa Sanpaolo ne studierà prossimamente il caso. Forse per riaggiornare il suo ricco patrimonio artistico? I valori in bilancio di Intesa Sanpaolo, sottoposti anche ai revisori di KPMG, sono così passati dai 164 milioni di euro del 2016 a 270 milioni del 2017, confermati nel 2018 attribuiti a 3.500 opere classificate come ‘di pregio storico-artistico', su un patrimonio totale di 30.000, valore che con tutti i beni artistici e storici gestiti dalla banca sale a 850 milioni. Una scelta di trasparenza che offre credibilità al sistema della Corporate Art, che nel caso di Intesa Sanpaolo già vanta nel primo semestre dell’anno 280.000 visitatori a Napoli, Vicenza e Milano nelle sue “Gallerie d’Italia” e 44.000 studenti in attività educative gratuite, nonché 18 mostre temporanee e il prestito di 110 opere a musei italiani e internazionali, svolgendo un ruolo primario nella diffusione dell’arte e della cultura in Italia e all’estero.

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Oggi, invece, UniCredit comincia a dismettere la collezione: offrirà nell’Evening sale delle 19 di Christie’s tre Richter tra cui la monumentale «Abstraktes Bild (559-1)» del 1984, stimata tra 6,5-9,5 milioni di sterline, e la foto-realistica «Wiese (Meadow)» del 1983 (stima 3,5-5,5 milioni) e, ancora, di Yves Klein la spugna «Sculpture Éponge bleue sans titre, (SE 244)» del 1959 valutata tra 1,6-2,5 milioni di sterline, e poi, alle 20 nell’asta «Thinking Italian» due lavori di Castellani e Gallo (stima tra 275- 385.000) e altre 27 opere nel Day Sale di domani. Entrambe le banche, distintesi negli anni per l’attenzione al patrimonio artistico, prendono strade diverse, entrambe con attenzione ai valori sociali e territoriali ma narrando due diverse storie di corporate identity. Banca Intesa allinea il patrimonio alle valutazioni correnti del mercato dell’arte legittimandolo agli occhi degli azionisti e del mondo della finanza, rappresentando un caso di studio perché riesce a far dialogare due mondi distanti, quello dell’arte, guidato da Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici, con quello dell’accountability, guidato da Fabrizio Dabbene, Executive Director Amministrazione e Fiscale. E UniCredit dopo questo step come procederà? Metterà in asta entro il 2020 altre 312 opere delle 60mila in collezione e avvierà progetti sostenibili anche dedicati ai giovani artisti.

Conservare il valore. «Stiamo sviluppando tutte le competenze per valutare ogni sei mesi le 50 opere blue chips in collezione, che valgono il 75% di tutto l’asset in bilancio, riesaminando le loro valutazioni se i valori oscilleranno oltre il 15%, e per monitorare i trend del mercato dell’arte – spiega Fabrizio Dabbene –. Ogni tre anni aggiorneremo tutte le perizie, che dovranno essere coerenti ai valori assicurati, che rappresentano il banchemark , solitamente leggermente superiori». Tanti gli esperti nel percorso di rideterminazione a fair value della collezione Intesa Sanpaolo, dagli art advisor di Eikonos Arte ai professori Angelo Provasoli e Guido Guerzoni.

Due modelli diversi per valorizzare l’arte: quale farà scuola nel mondo delle aziende che vantano una corporate collection? L’arte in bilancio o l’arte in asta? Entrambe hanno finalità sociali. Certo solo alcune banche potranno ipotizzare di vendere la loro arte nel libero mercato internazionale, perché molte collezioni italiane sono notificate e legate strettamente al territorio italiano. Una ragione per cui il loro valore di mercato verrebbe pesantemente ridotto.

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