gli equilibri nella maggioranza

Verifica di governo: da Craxi a Conte come i partiti giocano con il fantasma della crisi

Il Pd, nuovo alleato di Governo del M5s, fin dall'inizio come segno di «discontinuità» non ha voluto sentir parlare di «contratto». Adesso il tagliando al Conte II passa per una formula ben collaudata tanto nella prima che nella seconda Repubblica, ovvero la verifica di governo

di Barbara Fiammeri

Conte: "Prima la manovra, a gennaio verifica di governo"

Il Pd, nuovo alleato di Governo del M5s, fin dall'inizio come segno di «discontinuità» non ha voluto sentir parlare di «contratto». Adesso il tagliando al Conte II passa per una formula ben collaudata tanto nella prima che nella seconda Repubblica, ovvero la verifica di governo


4' di lettura

Sei mesi fa, all'indomani delle elezioni europee, si parlava di «revisione del contratto di governo», condita dalla disponibilità a un rimpasto. Erano i tempi dell'esecutivo gialloverde e Matteo Salvini assicurava di non volere la crisi del primo esecutivo guidato da Giuseppe Conte. Ora ci risiamo. L'appuntamento è stato fissato per gennaio.

Riequilibrio di poteri
Il Pd, nuovo alleato di Governo del M5s, fin dall'inizio come segno di «discontinuità» non ha voluto sentir parlare di «contratto», adesso il tagliando al Conte II passa per una formula ben collaudata tanto nella prima che nella seconda Repubblica, ovvero la verifica di governo. Entrambe però hanno lo stesso significato: un riequilibrio dei rapporti di potere all'interno della maggioranza

Il Governo scricchiola
Perché al di là della fantasia nel trovare sempre nuove definizioni (fase due, cabina di regia, road map sono tanti i giochi di parole abusati nel corso degli anni), quando si decide che è ora di fare un “tagliando” significa che il Governo scricchiola. Lo hanno imparato anche le agenzie di rating e i mercati sempre più condizionati dalle dichiarazioni politiche, come conferma ormai stabilmente il su e giù dello spread.

Il redde rationem dopo l'Emilia Romagna
Anche la tempistica ha i suoi corsi e ricorsi. Solitamente il redde rationem arriva dopo un test elettorale. Innumerevoli gli esempi. L'ultimo è quello del governo Lega-M5s dove a scatenare la richiesta della revisione del contratto è stato l'esito delle Europee. A breve potrebbero essere le regionali in Emilia Romagna.

I “sacrifici” per la legislatura
Ma altrettanto frequente è anche la guerra tra i partiti per la ripartizione delle risorse o di poltrone di peso. Nel 2004 ad esempio lo scontro durissimo nel secondo governo Berlusconi tra il leader di An, Gianfranco Fini, e Giulio Tremonti portò al sacrificio dell'allora ministro dell'Economia. In quel caso il Governo si salvò e la legislatura poté proseguire.

Gli scontri letali
In altri casi, invece, l'esempio più recente è il Conte I, lo scontro è stato letale per l'esecutivo. Come lo fu quello tra Bettino Craxi e Ciriaco De Mita negli anni '80 quando il segretario socialista decise di accantonare il patto della staffetta, ovvero di lasciare Palazzo Chigi al segretario Dc, preferendo tornare al voto piuttosto che cedere la presidenza del Consiglio.

Elezioni? No grazie
La strada delle elezioni, va però ricordato, è stata praticata pochissime volte. In gran parte dei casi la legislatura è andata avanti, magari con qualche perdita e di conseguenza uno o più nuovi arrivi nella maggioranza. Anche perché ieri come oggi l'abbandono dello scranno parlamentare è un'impresa ardua da far accettare a deputati e senatori.

Corsi e ricorsi storici
Nella prima Repubblica la prosecuzione della legislatura era la regola, visto che l'ipotesi dell'alternanza, di un governo del Pci, il secondo partito per rilevanza, non era ritenuta praticabile e dunque le crisi venivano sanate da nuovi accordi tra le stesse forze politiche dell'esecutivo precedente sanciti da un giro di poltrone. Se era un aggiustamento si chiamava rimpasto, se il ritocco non era sufficiente si passava a un nuovo esecutivo

Da Berlusconi a Prodi fino a Conte
Un modus operandi proseguito anche nella seconda Repubblica. Silvio Berlusconi ad esempio succedette a se stesso, quando il suo governo entrò in crisi per l'abbandono di An che fu sostituito da un gruppo di centristi responsabili. Romano Prodi invece a metà legislatura fu rimpiazzato da Massimo D'Alema che a sua volta lasciò il posto a Giuliano Amato. E oggi dal Conte I siamo passati nel giro di qualche settimana al Conte II.

La guerra interna ai partiti tra le cause di crisi
Ma questa è anche la conferma che in non pochi casi le crisi sono una resa dei conti non solo tra forze politiche distinte ma al loro stesso interno e che sull'esecutivo si scaricano le tensioni provocate dalle lotte intestine. Basti ricordare che nella scorsa legislatura abbiamo assistito al cambio di tre presidenti del Consiglio tutti dello stesso partito, il Pd: Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni.

La partita tra Di Maio e Conte
Nell'attuale legislatura invece l'inquilino di Palazzo Chigi non è cambiato, è ancora Giuseppe Conte. A cambiare è stata la maggioranza dove oggi al posto della Lega ci sono i dem. Ma anche in questo caso le fibrillazioni che tormentano l'esecutivo sono anche il prodotto di una battaglia interna, in particolare nel M5s. In ballo c'è la leadership di Luigi Di Maio, il ruolo di Conte e perfino quello di Beppe Grillo, il fondatore del Movimento.

La crisi imminente
La verifica di Governo sarà dunque un passaggio per resettare o rompere definitivamente gli equilibri dentro e fuori l'esecutivo. La chiosa è scontata: la crisi è sempre imminente. Che poi si realizzi è tutta un'altra storia.

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