ECONOMIA CIRCOLARE

Gli scarti del tonno si trasformano in cosmetici con il progetto We Sea

L’azienda genovese Mare Aperto del gruppo Jealsa è il perno del progetto We Sea, che estrae principi utilizzati nei prodotti di bellezza, ma anche per pet food, alimenti funzionali, farina e olio di pesce

di Giambattista Marchetto

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Lo stabilimento Mare Aperto

L’azienda genovese Mare Aperto del gruppo Jealsa è il perno del progetto We Sea, che estrae principi utilizzati nei prodotti di bellezza, ma anche per pet food, alimenti funzionali, farina e olio di pesce


2' di lettura

Le tradizioni popolari insegnano che del maiale non si butta via nulla. Questo vale però anche per il tonno, almeno sulla Riviera ligure. L'azienda genovese Mare Aperto - che fa capo al gruppo spagnolo Jealsa, tra i principali produttori di conserve ittiche (667 milioni di euro il fatturato 2019) - ha infatti sviluppato un sistema di valorizzazione totale della materia prima utilizzata nei suoi siti produttivi.

450mila tonnellate riutilizzate

Mare Aperto è il perno di un vero sistema di economia circolare creato da Jealsa (già decenni fa) denominato “We Sea”, grazie al quale il gruppo è in grado di sfruttare il 100% della materia prima utilizzata, grazie a tecnologie di biovalorizzazione marina e di estrazione selettiva.Se infatti in Mare Aperto circa la metà della materia prima pescata si utilizza per i prodotti destinati all'alimentazione umana (commercializzati in Italia da Mare Aperto) e al pet food (2,5%, attraverso l'azienda Pet Select), il resto viene trasformato in farina e olio di pesce (circa un terzo del totale), destinati al settore dell'acquacoltura e industrie affini. C'è poi il restante 20% che viene utilizzato dal settore farmaceutico e cosmetico. Gli scarti del tonno sono infatti ricchi di molecole attive - come Omega 3 e collagene – che trovano impiego nella produzione di cosmetici, farmaci e integratori, alimenti funzionali, permettendo un uso razionale e totale delle risorse marine.Un passaggio non da poco, se si considera che gli scarti di lavorazione dell'industria conserviera del tonno superano le 450mila tonnellate all'anno.

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«Rendere il settore più sostenibile significa andare oltre il concetto di sottoprodotto – rimarca Carlos Blanco, amministratore delegato di Mare Aperto -. Dobbiamo fare tutto il possibile per valorizzare ciò che è di origine naturale. Dunque, attraverso le aziende del nostro gruppo, trasformiamo tutte le parti del pescato non destinate all'alimentazione umana in prodotti di alta qualità, destinati a diversi mercati».

Dalla cosmesi ai nutraceutici
La biovalorizzazione permette di convertire la materia prima non usata per il tonno in scatola in prodotti a valore. «Il processo inizia con l'identificazione e la selezione delle singole parti del tonno – chiarisce Blanco -. Queste vengono sottoposte ad analisi e, a seconda delle caratteristiche peculiari o dei principi attivi contenuti, vengono lavorate attraverso processi di estrazione e concentrazione, in modo tale che ogni elemento abbia un'applicazione specifica». L'apporto di tecnologia, con processi che integrano modelli di separazione fisica o meccanica, filtrazione tangenziale, reazioni biochimiche, processi termici ed essiccazione, permette dunque agli scarti di tonno di diventare prodotti cosmetici o nutraceutici.

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