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Gli Usa rifiutano studenti stranieri (cinesi soprattutto). E le università si assicurano contro le perdite

Nove universitari cinesi che tornavano dalle vacanze estive sono stati arrestati alla dogane dell'aeroporto di Los Angeles e rimandati a casa. Studenti in calo del 10%. Perdite miliardarie per l'economia americana e diversi atenei stipulano polizze

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


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6' di lettura

NEW YORK - Nell'America di Trump “che vuole tornare grande ancora”, come corollario della guerra commerciale cinese, la Casa Bianca ha avviato iniziative per limitare l'ingresso di studenti universitari, specializzandi e ricercatori stranieri. I cinesi, in particolare, sono quelli che fanno fatica più di tutti a studiare negli Usa, accusati di rubare i segreti della proprietà intellettuale americana.

Visti di studio solo per un anno
La nuova policy dell'amministrazione è quella di ridurre la durata dei visti per motivi di studio, finora concessi per 5 anni, solo per un anno. Il piano si chiama Student visa integrity: protecting educational opportunity and national security. Insomma, l'America first di Trump traslata alle accademie. Cosa che ha complicato non poco la vita dei migliaia di ricercatori stranieri, non solo cinesi, che intraprendono un percorso di studio pluriennale. Molti non si vedono rinnovati i visti e a fine anno sono costretti a uscire dagli Stati Uniti, facendo un passaggio in Canada, per poi rientrare con un visto turistico in attesa del rinnovo. Rinnovo che è diventato sempre più complesso da ottenere. I visti di un anno vengono applicati ai ricercatori di aviazione, robotica, e ingegneria meccanica, ai programmi di specializzazione di matematica, scienze, tecnologia e medicina. Il motivo ufficiale è la “sicurezza nazionale” in cui può rientrare tutto.

I visti di un anno vengono applicati ai ricercatori di aviazione, robotica, e ingegneria meccanica e ai programmi di specializzazione di matematica, scienze, tecnologia e medicina.

Nove studenti cinesi arrestati e rispediti in Cina
Lo scorso 20 agosto nove studenti cinese della Arizona State University che dopo le vacanze estiva tornavano negli Stati Uniti per ricominciare l'anno accademico due giorni dopo, il 22 agosto, sono stati arrestati all'aeroporto di Los Angeles, e rispediti in Cina. Non sono servite le proteste del rettore dell'Università dell'Arizona contro l'arresto dei nove studenti che avevano un regolare visto per motivi di studio in corso di validità.

Sessanta ragioni per rifiutare uno straniero
Un portavoce dell'Ufficio per le dogane e la protezione dei confini in una nota ha dichiarato che ci sono secondo la normativa americana più di 60 motivi per i quali uno straniero può essere dichiarato “inammissibile” al momento del suo ingresso nel Paese, nonostante il visto. I motivi possono essere vari: problemi sanitari, criminalità, violazioni dell'immigrazione e, appunto, le ragioni di sicurezza nazionale. L'Us Customs and Border Protection nella nota ha precisato che l'ingresso ai nove studenti cinesi è stato rifiutato per le informazioni scoperte durante i controlli doganali”, senza però precisare quali siano queste ragioni.

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La protesta del rettore
L'Ateneo dell'Arizona ha fatto sapere che gli studenti cinesi rimandati in Asia erano laureandi in ingegneria, management, biologia. L'università ha fatto sapere di essere in contatto ancora con gli studenti, costretti al rientro forzato in Cina, e che quasi tutti hanno deciso di continuare i loro studi attraverso corsi online dalla Cina. Il rettore dell'università dell'Arizona Michael Crow ha inviato una lettera di proteste al Dipartimento per la Sicurezza dei confine che ha la giurisdizione sui controlli doganali chiedendo spiegazioni sulle procedure standard dei controlli per gli studenti stranieri. “Nel nostro paese, dove apprezziamo il giusto processo e il rispetto dei diritti delle persone rispetto al comportamento arbitrario e capriccioso di altre nazioni, è al di là della mia comprensione come il governo degli Stati Uniti possa ora attuare politiche che portino ai risultati a cui stiamo assistendo”, ha scritto il rettore.

Lo studente palestinese fermato a Boston
Quello dei nove studenti cinesi non è l'unico caso. Il 23 agosto uno studente palestinese iscritto ad Harvard è stato fermato al suo arrivo al Logan International Airport di Boston, in Massachusetts. Lo studente ha raccontato che le autorità dell'immigrazione gli hanno fatto domande sulle sue amicizie sui social media e sulla sua religione.

Dopo tre giorni lo studente è stato rilasciato in tempo per iniziare i corsi del nuovo anno accademico, “dopo aver superato tutti gli esami di inammissibilità”, ha fatto sapere il portavoce dell'Ufficio doganale. Nella lettera di benvenuto per il nuovo anno accademico il rettore Lawrence Bacow si è lamentato per gli ostacoli crescenti da parte dell'immigrazione per gli studenti stranieri e gli immigranti che cercano di entrare negli Stati Uniti. “Diversi studenti e ricercatori stranieri che desiderano trasferirsi qui nel nostro campus si trovano oggetto di controlli e sospetti in nome della sicurezza nazionale, e stanno riconsiderando l'idea di unirsi alla nostra comunità di fronte alle interruzioni e ai ritardi nell'ottenimento dei visti”, ha scritto nella lettera.

Università californiane nel mirino
Le università della California ricevono ogni anno miliardi di finanziamenti dal governo federale e sono finite nel mirino della guerra commerciale degli Stati Uniti di Trump con la Cina, perché hanno il maggior numero di studenti e ricercatori cinesi iscritti tra gli atenei americani.

Diversi campus, da San Diego a Berkeley, lamentano difficoltà crescenti negli ultimi anni per studenti e docenti cinesi a ottenere visti per motivi di studio, che arrivano in ritardo, dopo vere e proprie inchieste da parte delle autorità federali.

Le università californiane si trovano ad affrontare anche restrizioni alle collaborazioni scientifiche con ricercatori o società cinesi. I nove studenti cinesi rispediti a casa rappresentano una piccola frazione dei 13mila studenti internazionali della California, di cui 3.400 arrivano dalla Cina.

Studenti stranieri in calo del 10%
Nelle università americane diminuiscono gli studenti internazionali per i paletti messi dall'amministrazione Trump nella concessione dei visti.

Negli ultimi due anni si parla di un calo del 10% dei nuovi iscritti negli atenei Usa che dipendono in gran parte dagli studenti cinesi e indiani. Con perdite per l'economia americana di 5,5 miliardi di dollari, secondo le stime della National Association of Foreign Student Advisers (Nafsa).

Gli atenei si assicurano
Alcune università per coprire le perdite dal rischio di calo delle rette degli studenti stranieri hanno stipulato delle polizze assicurative milionarie. Due facoltà dell'University dell'Illinois, il Gies College of Business e il College of Engineering hanno stipulato una polizza assicurativa da 60 milioni di dollari dell'Usi Insurance Services. La polizza paga le due facoltà se subiscono un calo delle entrate per le rette dagli studenti stranieri di almeno il 18,5% cento, anno su anno, a causa delle politiche del governo più restrittive per i visti o per motivi sanitari, come epidemie. “Abbiamo preso questa decisione perché ci siamo resi conto di avere una significativa esposizione con il mercato cinese e che un evento politico o di salute pubblica al di fuori del nostro controllo potrebbe portare a un declino degli studenti e delle entrate”, ha detto Jeffrey Brown, decano del Gies College of business.

Pechino: rischia chi studia negli Usa
A giugno il governo cinese ha avvisato studenti e accademici del rischio per chi decide di studiare negli Stati Uniti di vedersi rifiutare il visto. Un editorialista del Global Times parla di “misure discriminatorie degli Stati Uniti contro studenti e ricercatori cinesi”. Meno partenze dalla Cina per le università americane, mentre aumentano gli arrivi in Canada, Australia e Gran Bretagna. Nelle università britanniche in particolare sono aumentate del 30% le domande di ammissione da parte di studenti cinesi nell'ultimo anno accademico, rispetto all'anno prima. Anche le università canadesi hanno registrato un incremento del 15% di studenti internazionali.

Perdite miliardarie
Secondo un report cinese sugli studenti all'estero, la Cina prima di Trump aveva la maggiore percentuale di studenti stranieri nelle università americane. I Servizi all'educazione sono la quinta voce di export della Cina negli Usa nel 2018, per un valore di 44,7 miliardi di dollari dai dati ufficiali.

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Il muro dell'amministrazione Trump può rivelarsi un clamoroso autogol per le perdite di denaro che arrivano dalla Cina. Un'arma micidiale in mano a Pechino è quella dei flussi turistici, nei quali rientrano anche i viaggi per motivi di studio. I cinesi lo scorso anno hanno speso 60 miliardi di dollari negli Usa per i servizi legati a viaggi e turismo. Da maggio a settembre di questo anno i cinesi che hanno ottenuto un visto turistico sono stati 102mila. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno sono calati del 13% in meno stando alle statistiche del Dipartimento di stato. Il calo degli arrivi degli studenti cinesi costa molto caro.

Cina primato nella ricerca scientifica
Negli ultimi 15 anni la ricerca cinese è salita al secondo posto al mondo per numero e qualità di pubblicazioni, dietro proprio agli Stati Uniti. Fino agli anni Ottanta Pechino pesava per appena l'1% sul totale della ricerca scientifica mondiale. Adesso arrivano dalla Cina il 16% delle pubblicazioni scientifiche mondiali. Una ogni sei circa: 1,8 milioni di articoli pubblicati all'anno. Gli scambi culturali tra università e i progetti condivisi sono diventati la regola, favoriti proprio dalla presenza di ricercatori cinesi nei laboratori delle università americane e delle aziende hi-tech californiane. Sono sempre meno frequenti le pubblicazioni firmate da un solo scienziato. Per dire: la ricerca che nel 2012 ha portato alla scoperta del Bosone di Higgs è stata firmata da 3mila scienziati di tutto il mondo. Cinesi compresi. E il protezionismo di Trump traslato alla ricerca mal si adatta con questa tendenza consolidata tra gli scienziati di condividere le loro ricerche.

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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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