Opinioni

Gli stereotipi di genere tra le ragazze e i lavori del futuro

onostante un livello di istruzione più elevato, nelle discipline Stem le donne sono una rarità

di Paola Profeta

(AdobeStock)

3' di lettura

Oggi è la giornata mondiale per le donne e le ragazze nella scienza istituita dalle Nazioni Unite. Le donne sono ormai più istruite degli uomini in tutti i Paesi europei. In Italia, nella popolazione tra i 25 e i 34 anni, il 35% delle donne è laureata contro il 22,9% degli uomini (dati Eurostat, 2020). Quando però consideriamo le discipline Stem (Science, technology, engineering and mathematics) le donne restano una minoranza in tutto il mondo. Secondo i dati Istat, solo il 16,5% delle donne laureate tra i 25 e 34 anni in Italia ha una laurea Stem. Una su 6. La corrispondente percentuale maschile è il 37 per cento.

Solo il 28% delle donne nel mondo ha una carriera in ambito scientifico e difficilmente le donne ricoprono posizioni apicali in centri di ricerca e accademia. La pandemia rischia di peggiorare lo scenario. Secondo le prime evidenze di studi in corso anche nel nostro Paese, le donne scienziate, soprattutto nelle fasi iniziali della loro carriera, hanno visto aggravare la loro situazione lavorativa, a causa delle difficoltà a lavorare da casa, soprattutto in presenza di figli piccoli.

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Perché ci sono poche donne nelle Stem e nella scienza? Uomini e donne sono diversi per natura e hanno abilità innate diverse: gli uomini sembrano dotati di migliori flessibilità mentali e abilità spaziali che danno loro un vantaggio in materie come geometria e matematica. Ma un ruolo dominante gioca in questo contesto la cultura, ovvero la presenza di stereotipi sulle diverse abilità di ragazzi e ragazze nelle diverse discipline: studenti e studentesse sono percepiti in modo diverso dagli insegnanti, dai genitori e dai loro stessi coetanei. Lo stereotipo secondo il quale le ragazze sono meno brave in matematica influenza la scelta delle discipline, imponendo specializzazioni basate su stereotipi di genere, cioè discipline a dominanza maschile (come le Stem) per i ragazzi e femminile (come le materie umanistiche) per le ragazze.

In questo modo lo stereotipo secondo cui le ragazze non sono brave come i ragazzi nelle Stem si auto-avvera. Di conseguenza, le ragazze perdono fiducia nelle loro abilità scientifiche, ma non in quelle nelle discipline in cui ci si aspetta che facciano meglio. Gli stereotipi sono anche rinforzati dalla competizione che caratterizza i test matematici e dai vincoli stringenti di tempo nei quali tipicamente essi si svolgono, poiché le donne tendono a evitare contesti troppo competitivi e con elevata pressione e in questi contesti offrono prestazioni peggiori, a parità di capacità, conoscenze, abilità.

La scarsa presenza di donne nelle scienze dipende anche dalla carenza di role model. Non solo le ragazze sono poco attratte da discipline in cui non vedono modelli di riferimento, ma quando iniziano un percorso Stem rischiano anche di perdersi o allontanarsi, perché non vedono modelli di riferimento con cui confrontarsi e in cui riconoscersi. Gli ostacoli diventano più duri e insormontabili se poche o nessuna è mai arrivata in certe posizioni. È un classico contesto in cui si evidenzia il fenomeno della leaky pipeline – il tubo che perde. Il mondo della scienza dominato da uomini con regole decise e imposte dagli uomini risulta un mondo poco inclusivo e anche poco innovativo.

Rimuovere gli stereotipi e promuovere la presenza delle donne nelle scienze e i role model è una componente fondamentale del cammino verso la parità di genere. Nel nostro Paese, il tasso di occupazione femminile è fermo al 49% da ormai troppo tempo, penultimo in Europa seguito solo dalla Grecia, con preoccupanti segnali di declino negli anni della pandemia – la cosiddetta she-cession. La scarsa presenza delle donne nelle discipline Stem e nella scienza alimenta i divari di genere sul mercato del lavoro: le discipline Stem si associano a maggiori possibilità di occupazione, guadagni più elevati e prospettive di carriera migliori. Questa tendenza non potrà che accentuarsi, poiché le competenze Stem sono alla base della maggior parte delle professioni del futuro. Donne e scienza dunque sono parte di un obiettivo più ampio, la parità di genere, con tutti i benefici complessivi ben noti e condivisi.

Università Bocconi

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