BENI INTANGIBILI

Gli strumenti per proteggere il capitale umano

di Giorgio Gaia Freddi


3' di lettura

Per vivere una vita tranquilla e garantire stabilità e sicurezza ai propri cari può non bastare avere un lavoro sicuro, una casa di proprietà e dei risparmi: un’importante componente della ricchezza delle famiglie è infatti il cosiddetto “capitale umano”, cioè l’insieme di conoscenze, abilità e competenze acquisite dall’individuo che gli permettono di creare benessere personale, sociale ed economico, quindi la capacità di produrre reddito per sé e per i propri congiunti. Cosa accade a questa ricchezza se l’individuo muore (o resta invalido)? Il reddito che avrebbe potuto continuare a produrre sfuma, e la famiglia può trovarsi in una situazione di disagio economico, specialmente quando la persona deceduta era il principale percettore di reddito: i familiari si ritroverebbero a non poter più garantire il proprio precedente tenore di vita, i figli potrebbero non riuscire a portare avanti gli studi, o potrebbe rendersi necessario dare fondo alla ricchezza immobiliare e mobiliare per far fronte alle proprie esigenze.

Il capitale umano è una forma di ricchezza intangibile, e quindi meno comprensibile rispetto a quella immobiliare e mobiliare. Eppure la percezione della necessità di protezione di questo insieme di fattori immateriali sta cominciando a prendere piede. Qualche anno fa l’Istat aveva addirittura quantificato il capitale umano in Italia intorno a un valore medio di 342mila euro, con ampie disparità tra donne (231mila) e uomini (453mila). Ovviamente si tratta di un dato puramente indicativo, perché ognuno ha il proprio capitale umano che dipende da vari fattori, tra cui la capacità reddituale, la stabilità occupazionale, il rischio professionale, e ovviamente l’età: dato che il valore di questa ricchezza intangibile è costituito dall’insieme dei redditi futuri dell’individuo, ovviamente, a parità di stipendio, sarà più alto per un quarantenne che per un sessantenne.

Per proteggere questa forma di ricchezza e garantire un futuro sereno alla propria famiglia è possibile stipulare delle polizze vita caso morte: in questo modo, in caso di decesso dell’assicurato, i beneficiari indicati nella polizza (che possono anche essere persone al di fuori della famiglia) riceveranno un capitale pari al suo capitale umano, cioè al reddito che avrebbe prodotto. Per una protezione ancora più ampia è bene valutare anche la sottoscrizione di garanzie per l’invalidità permanente da infortunio o malattia: può sembrare un costo aggiuntivo, ma occorre considerare che, anche se l’assicurato non muore, la possibilità di trovarsi in una condizione che gli impedisce di lavorare ha un impatto sulla produzione di reddito per la famiglia, e quindi sul suo capitale umano. Il gioco vale la candela: un 40enne con un capitale umano da assicurare di 400mila euro pagherebbe intorno a 2.500 euro all’anno. Può sembrare una cifra alta, se non fosse che l’alternativa sarebbe tenere da parte 400mila euro per evitare alla propria famiglia di trovarsi in difficoltà.

Un altro aspetto importante da valutare è se non sia il caso di assicurare anche il coniuge che produce meno reddito, o che addirittura non ne produce affatto: se il decesso riguarda la persona che si prende cura della famiglia, soprattutto se ci sono dei bambini piccoli, è bene valutare la possibilità di proteggersi dal rischio di dover pagare costi elevati per affidare la famiglia a personale esterno. Ovviamente poi la regola d’oro è di leggere bene i contratti e mettere a confronto i diversi prodotti, focalizzandosi non soltanto sul prezzo ma anche sulle condizioni contrattuali: una polizza può infatti costare meno perché ha meno garanzie, ha clausole particolari che escludono la liquidazione del capitale in caso di determinate circostanze, oppure hanno delle franchigie elevate. Anche per questo conviene sempre affidarsi a un professionista che possa consigliare la soluzione migliore e che risponde meglio alle proprie esigenze.

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