Osservatorio Dismamusica 2019

Gli strumenti salvano la musica: cresce il business di riparatori (+39%) e produttori (+9,6%)

La crescita è riferita agli ultimi cinque anni ed è in controtendenza con l’andamento del settore in Italia

di Fabio Perrone


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Cremona Musica International Exhibition

3' di lettura

Meno 9 milioni di euro nel 2018. Questo è il dato dell’economia musicale italiana reso noto a Cremona Musica International Exhibitions, l’annuale fiera degli strumenti musicali che ha riunito nella città lombarda dal 27 al 29 settembre oltre 300 espositori provenienti da 30 Paesi diversi.

Dal rapporto dell’Osservatorio Dismamusica 2019, analisi commissionata da Disma (Distribuzione industria strumenti musicali e artigianato) e condotta dal Cersi (Centro di ricerca per lo sviluppo imprenditoriale) dell’Università Cattolica col contributo della Camera di Commercio di Cremona, è emersa una situazione composita. Il volume degli affari nel settore tradizionale è passato nel giro di un anno da 550 milioni (2017) a 541 milioni (2018): un dato complessivo negativo che fissa nelle dinamiche di acquisto di strumenti musicali in Italia un -3,86% sui dati di sell-in dei produttori e distributori, un -3,62% sul sell-out dei negozi e un -11,85% sull’import di strumenti musicali in Italia. Un arresto che porta con sé alcune considerazioni.

«In questa fase critica – sottolinea Antonio Monzino, presidente Disma – è importante riuscire a leggere, al di là dei numeri, quanto sta avvenendo sia nell’area dei consumi sia negli aspetti organizzativo-strutturali delle imprese».

La rapida crescita del commercio elettronico (i cui dati non sono attualmente disponibili) sta trasformando anche il settore music a le . L’e-commerce del comparto musicale si sta attestando attorno al 10% e per il futuro le previsioni sono in crescita. Si sta assistendo a una lenta ma inesorabile rivoluzione: da una parte i canali di vendita si stanno spostando sempre più verso il digitale che guadagna continuamente posizioni rispetto ai negozi fisici (ridotti del 25% in 20 anni) e dall’altra, negli ultimi 5 anni, stanno aumentando le imprese dei produttori di strumenti musicali (+ 8,6%) e dei riparatori (+ 39%) per dare risposte alla necessità di assistenza post-vendita degli strumenti, non garantita dal canale di vendita digitale.

Questa rivoluzione comporterà nei prossimi anni sia nuove opportunità sia nuove sfide per l’intero settore. «Dai dati analizzati emerge una conferma oggettiva dello stato di sofferenza del canale tradizionale del mercato degli strumenti musicali – evidenzia il professor Fabio Antoldi, direttore Cersi – anche se la situazione complessiva mostra andamenti differenti a seconda della taglia dimensionale del negozio: forte sofferenza dei negozi piccoli, maggiore tenuta in termini di capacità commerciale di medi, grandi e megastore. Il dato più importante è comunque la progressiva erosione dei profitti operativi, legata probabilmente alla guerra sui prezzi con l’e-commerce».

Nel 2018 l’Italia ha perso una posizione (passando dal 9° al 10° posto) nella classifica degli esportatori mondiali di strumenti musicali e non per minore capacità di esportazione, cresciuta nell’ultimo quinquennio (+30,84%, passando da circa 106 a 139 milioni di euro), bensì per un maggior export di altri Paesi cresciuto più di quello italiano. L’Italia ha rafforzato le proprie quote nel commercio mondiale di Pianoforti, di Strumenti a corde e di Strumenti a fiato con un saldo commerciale positivo per il nostro Paese di circa 18 milioni di euro.

Quale può essere la strategia per il futuro? «Ampliamento dell’insegnamento della musica nelle scuole – sintetizza Antonio Monzino – applicazione agli strumenti musicali dell’aliquota iva prevista per i prodotti culturali, incentivi alla pratica musicale per i giovani, adozione in Italia ed in Europa di norme più eque per le aziende che operano nel mercato globale. Su questi obbiettivi Dismamusica deve lavorare con sempre maggiore determinazione in piena sinergia con tutti coloro che condividono questi temi, a partire dal Sistema Confcommercio nel suo complesso e dal nuovo organismo recentemente costituitosi al suo interno denominato Impresa Cultura Italia».

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