Interventi

Gli uffici del processo e 16.500 assunzioni per iniziare il rilancio

di Gian Luigi Gatta

(Studio_East - stock.adobe.com)

4' di lettura

Garantire al processo una ragionevole durata è l’obiettivo delle riforme della giustizia all’esame del Parlamento, incluse nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) approvato dal Governo. Dall’attuazione del Pnrr dipende l’erogazione, da parte dell’Unione Europea, di 191,5 miliardi di euro nell’ambito del piano NextGenerationEU: una straordinaria immissione di denaro nel tessuto economico-sociale del nostro Paese, di vitale importanza per superare la crisi, aggravata dalla pandemia.

Quanto al settore-giustizia, i fondi europei sono subordinati non solo all’attuazione delle riforme, ma anche al raggiungimento di precisi obiettivi concertati dal Governo con la Commissione Europea.

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Lo ha ricordato in più occasioni pubbliche la Ministra Cartabia: in cinque anni dobbiamo ridurre del 40% i tempi dei giudizi civili e il 25% della durata dei giudizi penali.

Oggi più che mai è il momento in cui deve prevalere un approccio ispirato a pragmatico, sano, realismo: i risultati da raggiungere sono precisi e chiari. Per superare l’emergenza servono subito le riforme: anche quelle della giustizia, che non può più rappresentare, come è accaduto soprattutto negli ultimi anni, un terreno di divisione e di scontro politico, nel quale far valere contrapposte e inconciliabili posizioni di bandiera. Su quelle posizioni deve prevalere oggi la necessità di individuare soluzioni tecniche condivise, nell’interesse del Paese. È quel che ci si attende
dal Parlamento.

Come raggiungere i risultati attesi dall'Europa?

Il processo è forma (procedura) e organizzazione. La forma è plasmata dalle norme; l’organizzazione è fatta di mezzi: risorse umane e materiali. Per ridurre i tempi dei giudizi sono necessarie ma non sono sufficienti riforme che cambiano regole e procedure. Non basta insomma mettere mano al diritto.

Bisogna anche ripensare l’organizzazione.

La giustizia è un servizio pubblico gestito da persone – magistrati e personale amministrativo – chiamate a soddisfare una domanda che prende corpo in atti, istanze, denunce, ricorsi fascicoli, udienze, e così via.

Gli effetti delle riforme normative, in termini di riduzione dei tempi del processo, si producono normalmente nel medio-lungo periodo.

Per incidere nell’immediato su quei tempi occorre capitale umano: donne e uomini che prendano in mano e studino i fascicoli, tirandoli fuori dagli armadi, e riducano i tempi di trattazione nei diversi gradi di giudizio (il c.d. disposition time: l’unità di misura presa a riferimento dall’Europa come parametro statistico sul quale valutare la riduzione dei tempi dei giudizi).

Si spiega così la scelta di impiegare una buona parte dei fondi del Recovery plan destinati al settore giustizia nell’assunzione a tempo determinato di 16.500 addetti all’ufficio del processo: una scelta adottata con il recente decreto-legge 9 giugno 2021, n. 80, che per «assicurare la celere definizione dei procedimenti giudiziari» e smaltire l’arretrato autorizza il reclutamento straordinario di personale a beneficio della giustizia ordinaria e amministrativa.

Gli “uffici del processo” furono costituiti nel 2014 quali strutture organizzative di supporto all’attività dei magistrati per «garantire la ragionevole durata del processo, attraverso l’innovazione dei modelli organizzativi ed assicurando un più efficiente impiego delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione».

Ne fanno parte, oltre a personale di cancelleria e giudici onorari, giovani che, dopo la laurea in giurisprudenza, svolgono presso gli uffici giudiziari, per lo più a titolo gratuito, un periodo di tirocinio formativo, che consente loro di accedere al concorso in magistratura. La scelta oggi è dunque di investire su queste strutture, favorendone la costituzione nelle sedi in cui non sono ancora presenti ed immettendovi un consistente numero di persone, che potranno lavorare anche da remoto. Sono previsti dal d.l. 80/2021 due bandi di concorso (per titoli e prova scritta), il primo dei quali è atteso entro l’estate.

I profili professionali sono plurimi, non limitati ai laureati in giurisprudenza: analisti di organizzazione, informatici e statistici, operatori di data entry, tecnici di contabilità e di edilizia, tecnici e funzionari di amministrazione. La figura centrale è però certamente rappresentata dai laureati in giurisprudenza che, sulla scia della felice esperienza del tirocinio, inaugurata nel 2014, supporteranno i magistrati nello studio dei fascicoli, nelle ricerche giurisprudenziali e dottrinali, nella redazione di bozze di provvedimenti semplici e in attività pratico-materiali (si pensi, ad esempio, al controllo della regolarità delle notifiche).

Oltre a un contratto di lavoro retribuito (della durata di due anni e sette mesi, nel primo scaglione, e di due anni, nel secondo), gli addetti all’ufficio del processo potranno tra l’altro far valere l’esperienza quale titolo di ingresso al concorso in magistratura e quale titolo di preferenza per l’accesso alla magistratura onoraria, nonché (nei limiti di un anno) ai fini del tirocinio per l’accesso alle professioni di avvocato e notaio.

L’ufficio del processo è il primo tassello delle riforme della giustizia, ed è già una realtà. L’assunzione del personale è autorizzata dal d.l. n. 80/2021 «subordinatamente all’approvazione del PNRR da parte del Consiglio dell’Unione Europea». E del PNRR fanno parte le riforme della giustizia, civile e penale, all’esame del Parlamento, dalle quali dipendono dunque anche 16.500 assunzioni.

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