climate change

Gli uragani arriveranno anche in Europa (e le simulazioni si faranno a Bologna)

di Elena Comelli

Le spettacolari immagini dell'uragano Dorian visto dallo Spazio


4' di lettura

L'uragano Dorian sta uscendo lentamente dalla Florida, dopo aver devastato le Bahamas, per avventarsi sulle coste della Georgia. Dorian è uno dei più potenti uragani atlantici mai registrati, con venti fino a 300 chilometri all'ora e ondate fino a sette metri che hanno sommerso le isole caraibiche, lasciando dietro di sé una scia di distruzione e di morte, 70mila senzatetto e decine di vittime. In Europa non siamo abituati a devastazioni di questa portata, ma nei prossimi anni la situazione potrebbe cambiare, stando alle previsioni degli scienziati del clima.

Gli uragani hanno origine verso la fine dell'estate nella parte occidentale dell'Atlantico tropicale, dove l'acqua del mare è sufficientemente calda per alimentarli, scaricandosi poi sotto forma di forti piogge. L'energia rilasciata da questo processo circolare diventa la forza propulsiva dell'uragano. «Con il riscaldamento del clima, l'oceano sta diventando sempre più caldo e il limite oltre il quale le tempeste non trovano più acqua sufficientemente calda da diventare uragani si sta spostando verso Nord», spiega Reindert Haarsma, climatologo del Royal Netherlands Meteorological Institute, che ha guidato il più approfondito studio sull'argomento.

L’origine degli uragani

Spinti dai venti prevalenti sulle zone tropicali dell'Atlantico, gli alisei, che soffiano dalla costa africana verso quella caraibica, quindi da Est verso

Ovest, gli uragani tendono a spostarsi verso Ovest e a colpire la costa orientale del Nord America. Ma oltre al movimento verso Ovest, le tempeste tropicali si spostano anche verso i poli. Questo movimento è legato alla rotazione della Terra, che esercita una forza polare sugli uragani. «Se riescono a raggiungere le medie latitudini prima di colpire le coste ed esaurirsi, gli uragani vengono catturati dai venti che soffiano da Est a Ovest, prevalenti a quelle latitudini», precisa Haarsma. Gli uragani che si spingono più a Nord, quindi, possono colpire l'Europa occidentale.

Nel clima attuale questi residui degli uragani tropicali sono deboli, perché l'acqua di mare più fredda, man mano che salgono, riduce la loro potenza. «Se invece gli uragani raggiungono le medie latitudini ancora nel pieno della loro potenza, possono riprendere intensità, anche se qui l'acqua del mare è troppo fredda per alimentarli da sola. L'energia che gli manca dall'acqua calda ora possono trarla dalle forti variazioni di temperatura fra il Nord e il Sud. Questa è la tipica origine delle tempeste alle medie latitudini, ma gli uragani arrivati dai tropici sono ancora pieni di aria calda e umida», illustra Haarsma. La combinazione di due fonti di energia può trasformare queste tempeste ibride in super tempeste, come l'uragano Sandy del 2012, il più devastante di tutti i tempi.

Europa a rischio

«Con il clima attuale questa reintensificazione è possibile lungo la costa orientale dell'America, ma praticamente impossibile quando raggiungono l'Europa occidentale, perché lì gli uragani si sono già esauriti», specifica Haarsma. Questo schema potrebbe cambiare, però, con il riscaldamento del clima. «L'acqua di mare più calda fornirà più energia agli uragani, rendendoli più forti e gli uragani più forti avranno maggiori possibilità di raggiungere l'Europa occidentale prima di esaurirsi, anche perché potranno viaggiare in un ambiente meno ostile, con acqua di mare più calda fino a latitudini molto alte prima di toccare le coste europee», prevede Haarsma.

Un altro cambiamento importante è che la regione in cui l'acqua del mare è sufficientemente calda per la generazione di uragani si estenderà verso Est. «Mentre gli uragani nel clima attuale si formano solo nella parte occidentale dell'Atlantico tropicale, questa zona si sposterà verso Est in un clima più caldo, rendendo più brevi le distanze fra il punto di formazione degli uragani e l'Europa, con ottime probabilità che riescano a mantenere la loro struttura e forza quando arrivano sulle coste europee», stima Haarsma.

Modelli e simulazioni fatte a Bologna

Finora queste previsioni non potevano essere verificate, perché i modelli climatici attuali non riescono a simulare l'andamento degli uragani, a causa della loro scala relativamente piccola di circa cento chilometri. «Ora, però, utilizzando modelli ad altissima risoluzione per simulazioni climatiche, abbiamo testato la possibilità che gli uragani raggiungano l'Europa in un clima più caldo», spiega Haarsma.

Il modello utilizzato per queste nuove simulazioni è quello del Centro europeo di previsioni meteorologiche a medio termine (Ecmwf), uno dei migliori modelli di previsioni meteorologiche al mondo, che oggi dipende da un supercomuputer con sede a Reading, vicino a Londra, ma ben presto si potrà avvalere di un centro di calcolo ancora più potente, collocato nel Tecnopolo di Bologna. «Utilizzando questo modello, abbiamo simulato le condizioni meteo all'inizio e alla fine di questo secolo, confrontandole poi per valutare le tendenze in atto. In queste simulazioni abbiamo inserito un aumento della temperatura superficiale del mare da 2 a 3°C, com'è prevedibile a causa dell'effetto serra», precisa Haarsma.

Queste simulazioni hanno dimostrato un aumento significativo della possibilità che super-tempeste come Sandy colpiscano la costa occidentale dell'Europa. «Sulla Norvegia, sul Mare del Nord e sul Golfo di Biscaglia, il numero di tempeste con la forza di un uragano aumenterà da 2 a 13 tra agosto e ottobre. L'eventualità di eventi estremi sarà 5 volte più probabile nel Mare del Nord e 25 volte nel Golfo di Biscaglia», calcola Haarsma.

Lo spostamento degli uragani verso l'Atlantico orientale e la conseguente riduzione della lunghezza del percorso verso l'Europa è la causa principale dell'aumento del numero di super-tempeste che colpiranno l'Europa. Sdecondo gli studiosi olandesi, a causa del rafforzamento degli uragani la stagione principale delle tempeste in Europa si sposterà dall'inverno all'autunno, con conseguenze di vasta portata per la flora e la fauna.

Ora Haarsma e compagni stanno confrontando i loro risultati con quelli di altre simulazioni simili eseguite in altri centri climatici, per verificare la solidità di queste previsioni. Ma le implicazioni del loro studio rimangono chiare: a seguito dei cambiamenti climatici, anche l'Europa è destinata a diventare terra di uragani.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti