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Gli Usa frenano la speculazione su oro e petrolio: tetto alle posizioni dei fondi

La Commodity Futures Trading Commission (Cftc) approva nuove regole che limitano l’esposizione degli hedge funds su 25 materie prime: un compito che le era stato assegnato dieci anni fa dalla legge Dodd-Frank

di Sissi Bellomo

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(REUTERS)

La Commodity Futures Trading Commission (Cftc) approva nuove regole che limitano l’esposizione degli hedge funds su 25 materie prime: un compito che le era stato assegnato dieci anni fa dalla legge Dodd-Frank


2' di lettura

Dopo dieci anni di polemiche e di scontri, non solo politici ma anche giudiziari, le regole per arginare la speculazione sulle materie prime sembrano arrivate al traguardo. La Commodity Futures Trading Commission (Cftc), che vigila sui mercati dei derivati negli Usa, ha approvato un nuovo testo – il quinto – che limita l’esposizione degli operatori finanziari su 25 commodities: non solo prodotti agricoli (su cui erano già imposti limiti), ma per la prima volta anche metalli e combustibili, compresi l’oro e il petrolio.

«Abbiamo fatto molta strada e siamo arrivati al termine di questo difficile viaggio», si è rallegrato Heath Tarbert, presidente della Cftc. Le norme entreranno in vigore dopo un periodo di commento di 60 giorni. Ma stavolta dovrebbero in effetti passare l’esame, anche se la prudenza è d’obbligo, visti i precedenti.

Nel 2012 il lavoro del regolatore era stato cancellato dalla sentenza di un tribunale, interpellato da due associazioni di hedge funds. Altri tentativi di assolvere il compito – che era stato assegnato alla Cftc dalla legge Dodd-Frank nell’ormai lontano 2010 – erano naufragati a causa delle profonde divisioni che il tema ha sempre sollevato, contrapponendo da un lato i soggetti che utilizzano i futures per proteggersi da rischi commerciali e dall’altro quelli che operano a fini speculativi, peraltro indispensabili per garantire liquidità al mercato (e alle operazioni di hedging), ma poco propensi a lasciarsi imbrigliare.

Anche stavolta la Cftc si è spaccata, approvando il testo con soli tre voti a favore su cinque: quelli dei membri repubblicani (compreso il presidente Tarbert), ansiosi di arrivare al traguardo prima delle elezioni per la Casa Bianca. Contrari invece i due commissari democratici. Ma in fin dei conti le regole sono molto annacquate rispetto al passato e proprio per questo non dovrebbero sollevare un’opposizione eccessiva, anche se le critiche non sono mancate.

Gli interventi sembrano in parte anacronistici. Ai tempi della Dodd-Frank a preoccupare il legislatore era stato il rally sfrenato del petrolio, arrivato a sfiorare 150 dollari al barile nel 2008, mentre oggi è ancora fresco lo shock per il crollo sotto zero del Wti, avvenuto lo scorso 20 aprile: un evento anomalo, che si sospetta frutto di manipolazioni, su cui la stessa Cfct sta indagando, ma di cui non sembra aver tenuto alcun conto nel testo appena approvato.

Molto viene delegato alle Borse, che nel frattempo si sono già dotate di meccanismi per contrastare l’eccesso di speculazione, compresi limiti al numero di posizioni aperte, che spesso sono più severi di quelli ora fissati dalla Cftc. Per metalli e petrolio, ad esempio, la Commissione ha scelto di limitare solo le posizioni sulla prima scadenza dei future.

Il regolatore in generale si è dimostrato molto comprensivo con gli operatori, speculativi e non, allargando lo spettro di definizione delle attività di hedging e concedendo ampie possibilità di ottenere un esonero ad hoc dai limiti, addirittura con effetto immediato, prima ancora che la Cftc completi l’istruttoria sulla richiesta.

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