corsa agli armamenti

Gli Usa si ritirano formalmente dal Trattato sul nucleare con la Russia

Gli Usa si sono ritirati formalmente dal Trattato Inf (Intermediate-Range Nuclear Forces) con la Russia, siglato nel 1987 da Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov per mettere al bando i missili a raggio intermedio

di Antonella Scott


Usa annunciano sospensione trattato nucleare con Russia: tensioni

3' di lettura

Il controllo degli armamenti ha subìto oggi una pesante sconfitta: si è chiusa un’era. A tenere alta la bandiera del disarmo resta solo il nuovo Start, nel campo della deterrenza strategica, e in scadenza tra due anni. Ma sul fronte delle armi tattiche, il Trattato Inf (Intermediate-Range Nuclear Forces) - siglato nel 1987 da Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov - era l’unico accordo vincolante rimasto tra Russia e Stati Uniti a garantire un equilibrio tra i due maggiori arsenali nucleari.

Con l’obiettivo di eliminare i missili balistici e cruise di medio o corto raggio (500-5.500 km di gittata) lanciati da terra, armati in modo convenzionale o con testate nucleari, prevedeva un attento regime di verifiche reciproche, comprese ispezioni in loco che aprirono l’era della cooperazione bilaterale sul fronte del disarmo. È da anni, però, che Mosca e Washington si accusano a vicenda di violare il Trattato. Mike Pompeo, il segretario di Stato americano, ha parlato venerdì di sistemi missilistici che rappresentano «una minaccia diretta agli Stati Uniti e ai nostri alleati».

Mikhail Gorbaciov e Ronald Reagan firmano il Trattato Inf alla Casa Bianca, l’8 dicembre 1987

La Nato accusa la Russia di essere la sola responsabile del fallimento. Mosca avrebbe violato i limiti imposti dal Trattato Inf sviluppando un missile di gittata superiore ai 500 km: l’9M729, versione aggiornata del 9M728, complesso Iskander-M. Ce ne sarebbero «interi battaglioni», schierati anche nella Russia occidentale più vicina all’Europa, secondo fonti dell’amministrazione Usa citate dall’agenzia Reuters. Il missile sarebbe in grado di lanciare un attacco nucleare contro un Paese Nato dell’Europa occidentale, con brevissimo preavviso. I russi dicono però che il Novator 9M729 - SSC-8 per la Nato - ha una gittata massima di 480 km, e dunque è in regola: a loro volta puntano il dito sull’MK-41 statunitense.

L’ottobre scorso gli Stati Uniti di Donald Trump annunciarono il ritiro unilaterale, dando a Mosca sei mesi di tempo per rientrare negli accordi prima che il ritiro diventasse formale, appunto fino al 2 agosto 2019. La risposta, però, venne nel febbraio scorso:  «Sarà speculare», comunicò Vladimir Putin sospendendo a sua volta la partecipazione russa all’Inf, formalmente dal luglio scorso. Entrambi annunciano piani per sviluppare ormai liberamente missili a raggio intermedio. Il 1° giugno 1991 le riduzioni degli arsenali erano state completate, con 2.692 missili americani e sovietici distrutti. La stagione degli euromissili era conclusa, il bando avrebbe dovuto avere durata illimitata.

Ora la corsa agli armamenti riprenderà, con nuovi attori come la Cina pericolosamente in scena. Di fatto, molti analisti ritengono che la vera ragione del ritiro americano sia avere le mani libere per contrastare anche la minaccia cinese. Secondo la Casa Bianca, non è più possibile non coinvolgere nei negoziati per il controllo degli armamenti la Cina, con i suo arsenali di testate nucleari. Fonti dell’amministrazione aggiungono che, liberi dal vincolo del Trattato, gli Stati Uniti intendono condurre presto test su nuove tecnologie missilistiche.

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L’Europa nel mirino

Alla scadenza dell’ultimatum americano, la Russia ha fatto sapere di aver chiesto agli Stati Uniti e agli altri Paesi Nato di dichiarare una moratoria sullo sviluppo di missili nucleari a breve e medio raggio in Europa, il territorio più esposto al venir meno del Trattato Inf. Offerta che il segretario generale della Nato, il norvegese Jens Stoltenberg, ha definito non credibile, dal momento che «la Russia ha schierato missili di questo tipo per anni». Non ci sono nuovi missili americani in Europa, ha detto ancora Stoltenberg, «né nuovi missili Nato. Ma ci sono sempre più missili russi». L’Alleanza atlantica fa sapere che agirà «in modo misurato e responsabile» per rispondere ai «rischi significativi posti dal missile russo 9M729. Abbiamo concordato un pacchetto di misure bilanciato, coordinato e difensivo». Che include soltanto armamenti convenzionali: «Non vogliamo una nuova corsa agli armamenti», ha detto Stoltenberg.

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