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Gli Usa tolgono i paletti ai rapporti con Taiwan e Pechino reagisce: «È solo un gesto disperato»

Mike Pompeo, il Segretario di Stato americano, ha eliminato i divieti alle relazioni tra funzionari americani e taiwanesi minando il principio dell’Unica Cina

di Redazione Esteri

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Mike Pompeo, il Segretario di Stato americano, ha eliminato i divieti alle relazioni tra funzionari americani e taiwanesi minando il principio dell’Unica Cina


2' di lettura

Pechino esorta a non reagire in modo eccessivo a quello che viene definito l'ultimo “atto disperato” dell'amministrazione Trump su Taiwan. Il Segretario di Stato Mike Pompeo ha annunciato, infatti, che rimuoverà i vincoli agli impegni ufficiali degli Stati Uniti con Taiwan. Nel tentativo di migliorare le relazioni con la Provincia ribelle - come la chiama Pechino - l'Amministrazione Trump torna a scatenare le reazioni cinesi, come quando nel dicembre 2016 il neoletto presidente accettò di parlare a telefono con la presidente taiwanese Tsai Ying-wen che voleva congratularsi.

Per la prima volta dal 1979 un leader Usa dimostrava di voler mostrare i muscoli nei confronti della Cina. Stavolta però il gesto di Pompeo ha lasciato perplessa la diplomazia americana.

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Perplessità diffuse

Internamente al Dipartimento di Stato in molti hanno registrato dissenso per una decisione tesa a creare una trappola per la nuova amministrazione che sarà costretta a un aut aut: pagare un prezzo politico interno nel caso complicati rapporti con la Cina.

Joe Biden, il cui obiettivo è di ripartire con una strategia ferma ma meno conflittuale con Pechino, resta fedele alla politica dell'”Unica Cina”. Anche se, precisa una fonte vicina alla transizione, sosterrà che il sostegno a Tapei debba essere bipartisan.

Le norme revocate da Mike Pompeo erano state imposte dopo l'adozione della politica “Unica Cina” con cui nel 1979 gli Stati Uniti avevano riconosciuto il governo comunista di Pechino tagliando i ponti con i nazionalisti di Taipei.

“Misure auto-imposte unilateralmente nel tentativo di venire incontro al regime comunista cinese”, aveva commentato Pompeo, aggiungendo che le restrizioni statunitensi alle relazioni con Taiwan erano state progettate per “placare il Partito Comunista Cinese”.

La Cina invita a frenare

Pechino invita a mantenere la calma di fronte a un “ultimo atto disperato” da parte dell'amministrazione Trump a poche ore dall’annuncio di Kelly Craft, l'ambasciatore alle Nazioni Unite, che avrebbe visitato l'isola in settimana per una missione tesa a ribadire l'appoggio dell'amministrazione agli sforzi dell'isola, che non fa parte delle Nazioni Unite, per partecipare alle organizzazioni internazionali.

I media cinesi hanno immediatamente criticato il gesto: secondo l'agenzia Xinhua, “Pompeo sta maliziosamente cercando di infliggere uno sfregio duraturo ai rapporti Usa-Cina” dimostrando di essere solo interessato ad alimentare scontri ingiustificati e senza interessi nella pace mondiale”.

Con pochi giorni ancora al Dipartimento di Stato, Mike Pompeo, aprendo a Taiwan, lascia a Joe Biden una bella grana politica.


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