Interventi

Gli utili di Bankitalia e le spinte decise all’erogazione

di Lorenzo Forni

(IMAGOECONOMICA)

2' di lettura

Il 31 marzo scorso la Banca d’Italia ha diffuso i dati sul bilancio 2020, chiuso con un utile netto di 6,3 miliardi. Detratti i dividendi, al Tesoro italiano sono stati girati 5,9 miliardi di euro, più imposte per 1,4: un totale di 7,3 miliardi (lo 0,4% del Pil). Alcuni commentatori hanno notato che la cifra è di un certo rilievo, altri che è in calo rispetto al 2019. Quello che sorprende però è la poca attenzione prestata alla crescita dell’attivo 2020: +35% rispetto all’anno prima, pari a 336 miliardi, il 20% del Pil. Circa 155 miliardi di questa crescita è dovuta all’acquisto di titoli di Stato italiani (all’interno dei programmi Pandemic emergency purchase programme – Pepp – e Asset purchase programme – App – decisi dal Consiglio direttivo della Bce).

Nonostante a partire dal 2015, con l’avvio del Quantitative easing, il bilancio della Banca d’Italia sia cresciuto enormemente, mai aveva registrato una tale progressione in un solo anno. L’acquisto di titoli di Stato per 155 miliardi, poi, è un contributo al bilancio molto superiore ai 7,3 miliardi di utili e tasse trasferiti.

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Nel 2020 il disavanzo pubblico è quintuplicato, da 28 a 156 miliardi, in larga parte in ragione delle misure fiscali straordinarie di supporto all’economia in piena pandemia, stimate in 108 miliardi. Il Tesoro è riuscito a finanziare comunque un tale deficit, riducendo allo stesso tempo i tassi ai quali si è finanziato: un’apparente contraddizione, resa possibile proprio dai 155 miliardi di acquisto titoli sul mercato secondario da parte della Banca d’Italia, che ha fornito dunque un contributo fondamentale alla gestione della crisi Covid-19.

Una simile mole di acquisti di titoli di Stato è per altro solo una parte dell’intervento. La differenza tra i 336 miliardi di variazione dell’attivo e i 155 va ricondotta infatti ad altre operazioni di politica monetaria: principalmente le operazioni di rifinanziamento del sistema bancario (Peltro e Teltro), finanziamenti che hanno permesso al sistema bancario medesimo – insieme alle misure di sostegno al credito (moratorie e garanzie) – un incremento dei prestiti alle imprese di quasi 70 miliardi nel 2020, nonostante il calo dell’attività economica. Quindi la Banca d’Italia, al forte sostegno al bilancio pubblico, ha aggiunto una decisa spinta al sistema bancario, teso a favorire l’erogazione di credito.

Sia gli acquisti di titoli di Stato che i prestiti al sistema bancario fanno parte della normale gestione di politica monetaria, per quanto nel 2020 questa si sia rivelata di dimensioni eccezionali. Il fatto che l’attenzione sia stata posta agli utili distribuiti nasce dal fatto che quello è il trasferimento che l’istituto di emissione fa al Tesoro, mentre i titoli di Stato acquistati dalla Banca d’Italia all’interno delle misure di politica monetaria decise dal Consiglio direttivo della Bce rimangono nell’attivo del bilancio a Palazzo Koch, costituendo quindi a tutti gli effetti un debito dello Stato italiano nei confronti dell’Eurosistema. In ogni caso il contributo della politica monetaria comune nell’anno della pandemia, attraverso gli interventi della Banca d’Italia che come abbiamo visto si sono riflessi in una forte variazione delle sue poste di bilancio, è stato fondamentale a sostenere l’eccezionale espansione sia del credito sia della politica fiscale.

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