Falchi & Colombe

Gli utili di Bankitalia sono garanzia d’indipendenza

Una banca centrale deve sapere produrre dei profitti così da non bussare con il cappello in mano al politico di turno

di Donato Masciandaro

(IPP)

3' di lettura

I profitti della Banca d’Italia sono una buona notizia, perché rappresentano un presidio della sua indipendenza, e di riflesso rafforzano l’euro, la nostra moneta. Niente di meno, ma neanche niente di più, perché l’obiettivo di una moderna banca centrale è tutelare la stabilità monetaria, non certo quello di produrre utili.

Il governatore Ignazio Visco ha comunicato che per l’anno 2020 la Banca d’Italia, mantenendo costanti i suoi costi operativi, e nonostante la flessione dell’utile lordo legata all’andamento dei mercati finanziari, ha registrato un utile netto di 6,3 miliardi di euro, il cui 94% – 5,9 miliardi – viene versato allo Stato, insieme a imposte per 1,4 milardi, quindi per un totale di 7,3 miliardi. Negli ultimi cinque anni, la somma versata dalla Banca d’Italia ha raggiunto i 31,5 miliardi. È interessante notare come i media abbiano variamente commentato la notizia, sottolineando a seconda dei casi il volume dei profitti, oppure la caduta dell’utile, ovvero comparando le performance della Banca d’Italia con quelle della Bundesbank – che non ha avuto utili – o della Banque de France – che ne ha avuti per 1,9 miliardi. Sorge spontanea la domanda: qual è il significato macroeconomico dei profitti di una banca centrale, cioè dell’autorità che produce la moneta pubblica?

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La risposta dipende dalla prospettiva di analisi. La prima prospettiva è quella fiscale: la produzione di moneta è una forma di gettito fiscale. La prospettiva fiscale è sicuramente la più antica: parte del presupposto che il valore della moneta sia maggiore del costo necessario per produrla. La differenza tra valore e costo di una moneta è il signoraggio, un termine che richiama il privilegio di chi aveva il potere di battere moneta di estrarre da essa un vantaggio fiscale. Alle origini l’uso fiscale coincideva con forme più o meno sofisticate di manipolazione monetaria: l’obiettivo era quello di tassare i propri sudditi, senza farsene accorgere, con una finalità politica che è vecchia come il mondo: finanziare spesa pubblica, quindi consenso, senza pagare costi economici e politici. Originariamente la manipolazione monetaria avveniva riducendo il contenuto aureo della moneta.

Prendiamo “il dollaro del Medio Evo”, cioè la moneta dell’Impero bizantino: la nomisma. Per le esigenze del commercio, il suo contenuto d’oro doveva essere stabile; ma le spese dell’impero andavano finanziate, senza alzare le tasse. Così gli imperatori manipolavano la nomisma. Nel 1025 il bilancio dello Stato ammontava a 5 milioni di nomisma, e una nomisma conteneva oro per il 95 per cento. Ma c’erano guerre da finanziare: manipolando la nomisma – cioè riducendo l’oro contenuto fino all’81% nel 1055 – si aumentarono le entrate pubbliche, in media del 10 per cento. La manipolazione doveva fermarsi al 73%, perché altrimenti la nomisma diveniva troppo poco gialla, e i sudditi scoprivano l’inganno. Quindi nel signoraggio c’è qualcosa d’antico, ma anche di nuovo: simulando la produzione privata delle nuove criptovalute, è stato calcolato che chi produce per primo può partire da un signoraggio del 21 per cento.

La seconda prospettiva è quella monetaria: la produzione di moneta deve tutelare il potere di acquisto dei cittadini, quindi bisogna evitare le manipolazioni monetarie moderne, a partire dall’inflazione. Dunque la produzione della moneta deve essere separata dai politici, e gestita da una banca centrale da loro indipendente.

L’indipendenza deve essere garantita anche sul piano finanziario: quindi una banca centrale deve saper produrre utili, per non dover bussare con il cappello in mano al politico di turno. Quindi utili sì, ma non troppi: i dati relativi a 150 banche centrali per l’ultimo ventennio mostra una tendenza a produrre profitti positivi, ma moderati. Il messaggio: la banca centrale deve essere efficiente e indipendente, ma la sua finalità non è estrarre signoraggio. Come farebbe invece il politico.

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