ADAm driver nel film «i morti non muoiono»

Gli zombie di Jarmusch contro il consumismo e la politica di destra

di Cristina Battocletti


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3' di lettura

I morti non tornano per regolare i conti con il passato, ma per continuare a godere dei piaceri che amavano di più in vita. Così nel film I morti non muoiono di Jim Jarmusch, che ha inaugurato ieri la 72esima edizione del festival di Cannes, i bambini-zombie vanno a svaligiare il distributore per rubare caramelle e giocattoli, due rockettari impenitenti (tra cui Iggy Pop) marciano verso l’unico punto di ristoro della cittadina di Centerville nell’Ohio (nemmeno 1000 abitanti, come testimonia il cartello di benvenuto all’entrata) per sgranocchiare le budella della cameriera e della signora delle pulizie, ma soprattutto per bersi litrate di caffè, mentre l’ex ubriacona del villaggio cerca un bicchiere di chardonnay.

Jim Jarmush usa la chiave della commedia horror per criticare il consumismo esasperato che comanda le nostre vite e ha rovinato il pianeta in maniera irreversibile.

La notte non cala quasi più a Centerville perché la terra è uscita dall’asse su cui ruotava e gira a velocità molto diversa da prima (ma il governo nega dicendo che è tutta una macchinazione), un nugolo di morti lascia le tombe del proprio cimitero con il solo intento di soddisfare le proprie brame .

Tutti i viventi combattono come possono, ma non è facile .

L’unica maniera di seccarli definitivamente è tagliare loro la testa di netto, o farla esplodere. Niente sangue, niente materia cerebrale, ma solo una fumata di caligine nera.

Gli unici a sembrare un po’ più agili nel difendersi sono i tre poliziotti (Adam Driver, Bill Murray, Chloë Sevigny), veri protagonisti della storia, e Zelda (Tilda Swinton), la proprietaria scozzese e buddista delle pompe funebri locali che con la katana, zacchete, li riaccoppa definitivamente uno dietro l’altro.

Il controcanto alla nostra famelica ansia di possedere passa attraverso quelli che sono gli attori feticcio del regista, originario dell’Ohio, dove ha ambientato la sua commedia splatter: Bill Murray (Broken flowers e altri due film , ripreso nella cerimonia di inaugurazione in un momento di assopimento), Tilda Swinton (Gli amanti sopravvivono e altri tre), Adam Driver (il poeticissimo Paterson, che forse racconta Jarmusch più di altri film), Cloë Sevigny e la cantante e attrice Selena Gomez, idolo dei ragazzini; Steve Buscemi e Tom Waits, nella parte del matto del paese, che vivendo randagio nei boschi, capisce prima di tutti che sta per accadere qualche cosa di capitale.

Il film è una delizia di citazioni cinefile e non solo, dai must dell’horror a Kill Bill di Tarantino, a Thriller di Michael Jackson. È un insieme di gag giocate sulla ripetitività dei dialoghi e sul meta-cinema, in cui i poliziotti d’un tratto si confessano attori («Ma Jim ti ha fatto leggere tutto il copione?») e di recitazioni, nemmeno a dirlo, dai tempi perfetti.

La critica poi non è solo al consumismo e al degrado ambientale, ma anche alla politica. Bill Murray, quando fa il giro delle case per avvertire gli abitanti di non uscire di notte e di serrarsi bene in casa, di proposito non avverte il concittadino che porta un cappellino con la scritta “Facciamo tornare l’America di nuovo bianca” e ha un cane amatissimo che ha chiamato Rumsfeld.

Film davvero piacevole, girato con grande abilità registica, se non fosse per quell’eccesso di interiora e carne viva che sbuca da ogni dove. Ma è un horror, bellezza.

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