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Glifosato verso il bando in Germania: Bayer teme ripercussioni in tribunale

La patria del colosso farmaceutico entro quattro anni vieterà l’utilizzo dell’ingrediente giudicato cancerogeno. La decisione potrebbe avere effetto domino sulle 18mila cause intentate negli Usa contro il diserbante «ereditato» da Monsanto

di Marco Valsania


Agenzia ambiente Usa, il glifosato non e' cancerogeno

3' di lettura

New York - L’ultimo colpo a Bayer nella saga del suo diserbante Roundup, ereditato dalla mega-fusione con l’americana Monsanto, è arrivato dalla patria stessa del colosso farmaceutico e delle life sciences: la Germania. Berlino ha deciso di mettere al bando entro quattro anni l’ingrediente chiave del prodotto, il glifosato. Una decisione ufficialmente motivata con ragioni ambientali che promette di aggravare ulteriormente le polemiche e le battaglie legali sulla sicurezza del Roundup e i sospetti che abbia effetti cancerogeni.

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Bayer è nel mirino negli Stati Uniti di oltre 18mila cause portate da agricoltori, giardinieri e consumatori malati e ne ha già perse in prima istanza più d’una. Anche se la magistratura ha ridimensionato verdetti di giurie che avevano imposto il pagamento di ingenti risarcimenti - complessivi 2,4 miliardi in tre casi in California - e se l’azienda nega da sempre rischi per la salute ed è ricorsa in appello all’indomani di ogni sconfitta. La Germania ha adesso approvato un piano che prevede progressive restrizioni nell’uso del glifosato per arrivare a una riduzione del 75% entro metà del 2023 e a un completo divieto unilaterale dalla fine di quell’anno, cioé alla scadenza di una licenza quinquennele oggi concessa al prodotto su scala europea. Il responsabile della divisione di scienza dei raccolti di Bayer, Liam Condon, ha criticato la scelta affermando che ignora «decenni di giudizi scientifici da parte di agenzie di regolamentazione indipendenti nel mondo che sostengono come il glifosato sia sicuro mando usato in modo corretto». Tra queste autorità ci sono quelle americane. Ma numerosi e autorevoli studi, citati nei casi oggi aperti, hanno evidenziato la nocività del glifosato, alimentando la controversia. E a luglio l’Austria è diventato il primo paese europeo a vietare la sostanza.

L’Europa è un piccolo mercato per il Roundup e simili diserbanti, che rappresentano soltanto il 10% delle vendite complessive di glifosato da parte di Bayer. Il colpo d’immagine e credibilità - quindi di business - potrebbe però non essere per nulla innocuo, se avrà nuove ripercussioni su mercati chiave quali sono gli Stati Uniti e il Sudamerica. E, in particolare, nelle denunce e processi che continuano a emergere da una costa all’alba degli Usa. Le pressioni sono sicuramente in aumento per Bayer: secondo indiscrezioni delle ultime settimane avrebbe anche proposto di negoziare un accordo extragiudiziale da forse 8 miliardi di dollari per archiviare le migliaia di potenziali cause. La battaglia ha fatto finora evaporare oltre 30 miliardi di dollari dalla market cap del gruppo, ha scatenato rivolte di azionisti e investitori e ha fatto ipotizzare persino nuovi drammatici scorpori di attività. Due processi previsti quest’estate a St. Louis sono stati rinviati a inizio 2020, forse per dare maggior tempo a possibili sviluppi negoziali tra le parti.

Bayer aveva rilevato Monsanto nel 2018 con l’'obiettivo di creare un inedito gigante oltre che nella farmaceutica nei prodotti chimici per il settore agricolo, ma l’ondata di polemiche sul Roundup ha creato una pesante zavorra per la strategia. Sono polemiche globali che vengono da lontano ma che sono salite alla ribalta con l’inizio dei ricorsi legali negli Stati Uniti. Tra i paesi che in passato hanno adottato divieti totali o almeno parziali contro il glifosato si contano Colombia e El Salvador, mentre lo Sri Lanka aveva istituito il primo divieto nazionale al mondo nel 2015 per poi però revocarlo. In Europa restrizioni esistono in Italia, nella Repubblica Ceca e in Olanda e una progressiva eliminazione è attesa anche in Francia.

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