AGRICOLTURA

Verso l’addio al glifosato: Italia in ritardo, Europa in ordine sparso

«Assolto» dagli scienziati ma dovrebbe essere bandito dal 2022. La Francia per combatterlo investe 400 milioni, la Germania lo eliminerà dal 2023 e l’Austria frena

di Alessio Romeo

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(ValentinValkov - stock.adobe.com)

«Assolto» dagli scienziati ma dovrebbe essere bandito dal 2022. La Francia per combatterlo investe 400 milioni, la Germania lo eliminerà dal 2023 e l’Austria frena


3' di lettura

Glifosato addio, anzi no. A poco più di due anni di distanza dalla controversa decisione sul rinnovo dell’autorizzazione Ue all’erbicida più diffuso al mondo (finito nel mirino degli ambientalisti per le accuse di potenziale cancerogenicità) l’Europa si muove in ordine sparso in vista della sua possibile messa al bando nel 2022, quando scadrà il permesso dimezzato a cinque anni per favorire un compromesso l'agricoltura sarebbe rimasta di fatto senza alternative. Una scadenza alla quale l'Italia rischia di arrivare impreparata, con un piano nazionale ancora in fase di consultazione che non affronta la questione. Mentre altri paesi, con diverse motivazioni, stanno cercando di anticipare il giro di vite, con valutazioni politiche che si sovrappongono a quelle scientifiche che hanno ripetutamente “assolto” il glifosato – prima le agenzie Ue per la sicurezza alimentare (Efsa) e la chimica (Echa), poi quella Usa per la protezione ambientale (Epa) .

Dopo la retromarcia dell’Austria, il Lussemburgo sarà il primo Stato Ue a vietare l’uso dell’erbicida già dal 2021. Una decisione che ha anticipato quelle di Francia e Germania. Parigi, nonostante un investimento pubblico da 400 milioni non è riuscita a far decollare il piano, denominato “Ecophyto”, che mira a ridurre del 50% i fitofarmaci in agricoltura entro il 2025. Dal lancio del piano nel 2008 il loro uso è aumentato del 12%, secondo i dati presentati dalla corte dei conti al governo francese. Dopo una lieve diminuzione nel 2017, le vendite sono salite del 10% per i soli prodotti a base di glifosato. I limiti all’utilizzo in prossimità dei centri abitati introdotti dal governo hanno scatenato la protesta delle organizzazioni agricole, secondo le quali porteranno una riduzione del 10% delle superfici coltivabili e un aumento dei costi di produzione.

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La posizione di Agrofarma: chiarezza e innovazione
La Germania , anche per evitare una possibile multa Ue, sta varando un giro di vite radicale sulla chimica in agricoltura che prevede anche il bando del glifosato dalla fine del 2023. Tutto questo però non significa che una decisione europea contro il glifosato sia scontata. Come spiega il presidente di Federchimica-Agrofarma, Alberto Ancora «è difficile, purtroppo, azzardare previsioni sul rinnovo Ue. Come Agrofarma non difendiamo uno specifico principio attivo, ma la trasparenza della valutazione. Il sistema europeo è tra i più severi al mondo: se un prodotto viene autorizzato vuol dire che è sicuro. Se non partiamo da questo principio è il caos». Inoltre, aggiunge Ancora, l’orizzonte temporale dimezzato a cinque anni non tiene conto dei tempi della ricerca: «Per sviluppare un nuovo prodotto, dalla selezione della molecola alla sua immissione sul mercato occorrono tra i 10 e i 12 anni con un investimento di 250-300 milioni. Il rischio è quello di scoraggiare gli investimenti sull’innovazione e quindi sulla sostenibilità ambientale. La ricerca è già orientata verso prodotti con un profilo tossicologico sempre più favorevole in termini di sicurezza per operatori e consumatori».

Negli ultimi 20 anni in Europa c’è stata una riduzione di oltre il 70% delle molecole autorizzate in agricoltura, scese da più di mille a meno 300. «In Italia l’utilizzo dei fitofarmaci in agricoltura è diminuito a un ritmo dell’1,8% annuo negli ultimi 10 anni. Oltre il 70% dei prodotti – sottolinea Ancora – rientrano tra quelli meno impattanti e meno del 4% tra quelli classificati come tossici. Dobbiamo lavorare per un uso ottimale e sostenibile degli agrofarmaci ma senza escludere prodotti già registrati e quindi sicuri. Altrimenti si corre il rischio di privare gli agricoltori di prodotti necessari ad affrontare le nuove emergenze mentre si chiede, giustamente, all’industria di mettere a disposizione molecole efficaci, a esempio, contro la cimice asiatica. La ricerca va messa nelle condizioni di investire, ricordando che sul mercato c’è spazio per tutti i tipi di agricoltura: il 10% del fatturato dell’industria degli agrofarmaci deriva da prodotti per il biologico».

Intanto però, nonostante la recente pronuncia dell’Epa, negli Usa le denunce a Bayer sono salite a 48.600, dopo l’acquisto della Monsanto, produttore del diserbante Round Up a base di glifosato. La scorsa settimana, dopo la pubblicazione del bilancio 2019 (chiuso con un aumento del 141,4% dell’utile netto e del 18,5% del fatturato a 43,5 miliardi), le azioni Bayer sono salite del 5%, ma restano inferiori di oltre il 30% al livello precedente l’acquisizione di Monsanto da 63 miliardi di dollari del 2018.

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