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Glifosato: la misteriosa «manina» che ha condannato il diserbante

di Jacopo Giliberto


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(Ansa)

6' di lettura

Una misteriosa manina fece apparire la parola “cancerogeno” sui rapporti in cui gli scienziati avevano accertato che il glifosato non sarebbe cancerogeno. Così fu taroccato in senso peggiorativo e accusatorio il risultato delle ricerche, facendo apparire cancerogeno un prodotto, il glifosato, che è discusso, che avrà mille difetti ma che, a quanto pare, potrebbe non essere cancerogeno. Le analisi assolutorie degli scienziati erano state cambiate misteriosamente ed erano diventate documenti d’accusa per la sentenza di condanna.

Forse aveva agito di nascosto una oscura lobby anti-glifosato? Forse qualcuno vuole far sparire dal mercato il glifosato per farlo sostituire con prodotti più nuovi, più costosi e coperti da diritti di qualche multinazionale?
Il mistero non è ancora stato risolto.

Probabilmente nelle prossime settimane Elisabete Weiderpass, la nuova direttrice dello Iarc, l’istituto lionese di ricerca sul cancro da cui dipendono le decisioni dell’Oms sulle sostanze cancerogene, risponderà alle domande ricorrenti del mondo scientifico sui documenti (qui la monografia dello Iarc contro il glifosato) che avevano accusato il diserbante più diffuso, contestato e copiato al mondo. Finora lo Iarc ha risposto in modo abbastanza generico, senza entrare nel merito di chi avesse cambiato i rapporti scientifici e rivendicandone la libertà scientifica, come si leggerà più sotto.

Che cos’è il glifosato
Il glifosato — o più correttamente glifosate, oppure nella versione internazionale glyphosate — è un’ammina individuata una prima volta negli anni ’50 da una multinazionale chimica e farmaceutica svizzera e poi negli anni ’70 risintetizzata per caso dal colosso statunitense Monsanto, colosso che di recente è stato acquisito dalla tedesca Bayer.

La Monsanto brevettò il prodotto con il marchio commerciale Roundup. Questo diserbante ha cambiato lo scenario agricolo, contribuendo ad accrescere i raccolti e a sfamare il mondo popolatissimo di oggi: dimostrò un’efficacia formidabile del disseccare le piante e al tempo stesso una tossicità modestissima per l’uomo; penetra pochissimo nel terreno, dove viene degradato dai batteri naturali.
L’esclusiva del brevetto è scaduta nel 2001 e, mentre molte aziende chimiche in tutto il mondo hanno cominciato a produrlo in competizione con nomi concorrenti (per esempio con i marchi Rodeo oppure Accord), in contemporanea è cominciata una guerra di lobby contrapposte attorno a questo composto.

Il dibattito sulle pericolosità
Perché possa avvelenare, questo composto deve essere bevuto a bicchierate intere. Secondo i diversi studi clinici, come questo, il glifosato ha una Ld50 fra 1 e 5 grammi per chilo di peso della persona.
Significa che una persona di 75 chili di peso ha il 50% di probabilità di lasciarci le penne se tracanna fra i 75 e i 375 grammi di ammina pura, cioè una persona ha il 50% di rischio di morire avvelenata se si trangugia una quantità compresa fra un bicchierone (225 cl) e una bottigliata intera (1,1 litri) di Roundup o di prodotti simili in concentrazione commerciale al 30%.

Tra i sintomi di chi è stato esposto a forti dosi di glifosato ci sono occhi gonfi, intorpidimento del viso, bruciore e prurito della pelle, vesciche, accelerazione del battito del cuore, pressione alta del sangue, dolori al petto, congestione, tosse, mal di testa e nausea.

Ne è stata studiata con attenzione la cancerogenicità, cioè la proprietà (che non è la tossicità dei veleni) di poter sviluppare tumori nel tempo.

L’autorità più accreditata per classificarne la pericolosità per tumore è l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) attraverso il suo istituto Iarc.
Lo Iarc (International agency for research on cancer) ha sede a Lione in Francia e da questi giorni è guidato dalla nuova direttrice Elisabete Weiderpass, che subentra a Christopher Wild dopo due incarichi quinquennali.

Mentre l’ Efsa , cioè l’agenzia europea sulla sicurezza alimentare, ha assolto il glifosato dalle accuse di essere cancerogeno, invece lo Iarc ha espresso nel tempo pareri difformi e alla fine l’ha classificato tra gli 81 agenti “2a”, cioè quelli con sufficiente evidenza di cancro negli animali e limitata evidenza nell’uomo (nella classe 1 delle sostanze manifestamente cancerogene ci sono i composti di gran lunga più pericolosi, come le bevande alcoliche, il fumo di tabacco, la trielina).

A questa dichiarazione di rischio cancro sono seguite negli Usa le cause collettive contro la Monsanto e i limiti di autorizzazione in Europa.

Sicuramente sono stati accertati rischi nei cosiddetti co-formulanti, cioè le sostanze che vengono aggiunte al principio attivo per renderlo più efficace, come tensioattivi e altri composti.

Altri studi cercano di metterne in luce i rischi per il sistema endocrino e per gli ormoni, l’impatto sulla natura, sugli animali e sulle acque e così via.

I documenti cambiati
La commissione Scienza spazio tecnologia della Camera dei rappresentanti del Parlamento statunitense ha scritto alla nuova direttrice dello Iarc che il modo in cui avevano agito i suoi predecessori «was an affront to scientific integrity», è stato un affronto all’integrità della Scienza.

Lo Iarc ha risposto con indignazione in una prima lettera che ha aperto un lungo epistolario con il Congresso statunitense.
L’istituto lionese ha concluso affermando che «the rigorous published procedures followed in every Monograph meeting reflect Iarc’s close adherence to the highest principles of transparency, indipendence and scientific integrity» (cioè lo Iarc conferma la sua adesione stretta ai più alti princìpi di trasparenza, indipendenza e integrità scientifica).

Che cos’era accaduto? Come aveva scoperto nell’autunno 2017 l’agenzia di informazioni Reuters , lo Iarc affidò agli scienziati l’incarico di esaminare i diversi studi disponibili su cavie e altri animali da laboratorio che rilevassero un’eventuale cancerocenicità del composto.
Gli scienziati consegnarono allo Iarc i loro rapporti, ciascuno secondo le evidenze sperimentali.
Dagli studi e dagli esperimenti — scrissero nelle relazioni — non appare alcun legame tra il prodotto e il cancro.
Ma questi rapporti scientifici sono stati pubblicati dallo Iarc con risultati differenti da quelli con cui erano entrati a firma degli scienziati.
Una “manina” anonima aveva cancellato i pareri a difesa del glifosato sostituendoli con frasi che al contrario affermavano un’evidenza di pericolosità del composto.

La manina
Quali cambiamenti sono stati apportati?
Per esempio, i giornalisti di Reuters hanno trovato che a uno studio è stata rivista la metodologia di analisi statistica in modo da poter conseguire un risultato opposto.
In un documento, gli scienziati concordavano fermamente e all’unanimità sul fatto che il composto non aveva causato crescite anormali nei topi studiati. Nel testo finale, la frase è stata cancellata, sparita, zero.

Un altro rapporto commentava: gli studi hanno concluso il glifosato non è cancerogeno. La frase è stata misteriosamente sostituita da «il gruppo di lavoro non è stato in grado di valutare questo studio a causa dei limitati dati sperimentali forniti nell’articolo di revisione e informazioni supplementari».

Uno studio sui ratti conferma che il glifosato non ha causato il cancro, concetto riportato sei volte nel rapporto presentato allo Iarc (per esempio «gli autori hanno concluso che il glifosato non è cancerogeno nei ratti Sprague Dawley», «gli autori hanno concluso che l’acido tecnico del glifosato non è cancerogeno nei ratti Wistar», «gli autori hanno concluso che il glifosato non è cancerogeno nei topi CD-1») e sei volte queta frase viene cancellata senza se e senza ma.

Oppure vengono ribaltate le analisi statistiche. Tutte le volte in cui i ricercatori non trovano alcun legame «statisticamente significativo» tra il composto e il cancro nei topi, l’analisi viene rigirata in modo da poter scrivere nel rapporto finale che c’è una «significatività statistica».

Il risultato
Questi studi sono stati citati dallo Iarc per affermare l’esistenza di prove sufficienti che il glifosato provoca il cancro negli animali e a inserirlo nella categoria 2a di pericolosità tumorale, cui sono seguite controversie internazionali e cause multimilionarie.

Ci si è chiesti, ed è stato chiesto allo Iarc, chi fosse intervenuto taroccando gli studi per far apparire cancerogeno il glifosato.

La risposta dello Iarc
Alle osservazioni dei giornalisti e del Congresso di Washington sulla misteriosa “manina” che ha taroccato gli studi, finora lo Iarc ha specificato che i materiali usati erano confidenziali e di natura deliberativa.
A chi ha chiesto chi avesse ritoccato i documenti lo Iarc ha risposto che i cambiamenti apportati alle bozze sono il risultato delle decisioni dei membri del gruppo di lavoro e quindi non possono essere attibuiti a nessuno in particolare («Changes made to draft documents are the result of deliberation between Iarc Monograph Working Group members and therefore cannot be attributed to any particular scientist»).

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    Jacopo Gilibertogiornalista

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

    Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

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