ambiente

Glifosato, Tribunale Ue annulla stop all’accesso studi tossicità


default onloading pic
(m.bonotto - stock.adobe.com)

3' di lettura

Il Tribunale Ue ha annullato le decisioni dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) che negano l'accesso agli studi di tossicità e di cancerogenicità della sostanza attiva glifosato .

Ciò perché «l'interesse del pubblico ad accedere alle informazioni sulle emissioni nell'ambiente è non solo quello di sapere che cosa è o prevedibilmente sarà rilasciato nell'ambiente, ma anche quello di comprendere il modo in cui l'ambiente rischia di essere danneggiato dalle emissioni in questione».

Questo l’esito della sentenze relative alle cause riunite T-716/14, Anthony C. Tweedale/Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e T-329/17 Hautala e a./ Efsa.

Il glifosato è un prodotto chimico utilizzato nei pesticidi – i quali sono prodotti fitosanitari – ed è uno degli erbicidi più usati nell'Unione ed è stato iscritto nell'elenco delle sostanze attive per un periodo che va dal 1° luglio 2002 al 30 giugno 2012. Tale inscrizione è stata prorogata temporaneamente fino al 31 dicembre 2015. Ai fini del rinnovo dell'approvazione della sostanza attiva glifosato, la Germania, in quanto Stato membro relatore, ha presentato alla Commissione e all'Autorità europea per la sicurezza alimentare un progetto di rapporto valutativo per il rinnovo, pubblicato dall'Efsa il 12 marzo 2014.

Un uomo ha presentato all'Efsa una domanda di accesso a documenti in forza del regolamento relativo all'accesso del pubblico ai documenti nonché in forza del regolamento sull'applicazione alle istituzioni e agli organi comunitari delle disposizioni della Convenzione di Aarhus sull'accesso alle informazioni. Il riferimento era a due studi di tossicità: «i due “studi chiave” utilizzati per determinare la dose giornaliera ammissibile (Adi) di glifosato».

In un'altra causa, diversi membri del Parlamento europeo hanno presentato all'Efsa una domanda di accesso a document sulle parti relative a «materiale, condizioni sperimentali e metodi» e a «risultati e analisi» degli studi sulla cancerogenicità del glifosato non pubblicati. Nella loro domanda, i ricorrenti hanno ricordato che l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), nel marzo 2015, aveva concluso che il glifosato è potenzialmente cancerogeno e che, ciononostante, nel novembre 2015, l'esame dell'Efsa era giunto alla conclusione secondo cui il glifosato non presenta verosimilmente alcun rischio cancerogeno per l'uomo.

Nelle due cause, l'Efsa ha negato l'accesso motivando la propria decisione con il fatto che la divulgazione di tali informazioni potrebbe arrecare serio pregiudizio agli interessi commerciali e finanziari delle imprese che hanno presentato i rapporti di studi; non esisteva alcun interesse pubblico prevalente alla divulgazione; non esisteva alcun interesse pubblico prevalente alla divulgazione delle parti degli studi alle quali i ricorrenti chiedevano accesso, atteso che tali parti non costituivano informazioni sulle “emissioni nell'ambiente” ai sensi del regolamento di Aarhus; e che l'Efsa ha ritenuto che l'accesso alle parti di tali studi non fosse necessario per verificare la valutazione scientifica dei rischi realizzata conformemente al regolamento relativo all'immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari.

Di qui il ricorso al Tribunale dell'Unione europea per chiedere l'annullamento delle decisioni di rigetto. Oggi i giudici europei ricordano che la presunzione secondo cui si ritiene che la divulgazione delle informazioni sulle emissioni nell'ambiente, ad eccezione di quelle relative alle indagini, “presenti un interesse pubblico prevalente rispetto all'interesse concernente la tutela degli interessi commerciali di una determinata persona fisica o giuridica, cosicché la tutela di tali interessi commerciali non può essere opposta alla divulgazione di dette informazioni”. Ciò implica che un'istituzione dell'Unione, quando riceve una domanda di accesso a un documento, « non possa giustificare il suo rifiuto di divulgarlo sulla base dell'eccezione relativa alla tutela degli interessi commerciali di una determinata persona fisica o giuridica, qualora le informazioni contenute in tale documento configurino informazioni riguardanti emissioni nell'ambiente».

Per quanto concerne la natura delle informazioni contenute negli studi richiesti, il Tribunale ritiene che una sostanza attiva contenuta nei prodotti fitosanitari, come il glifosato, sia, nell'ambito del suo utilizzo normale, destinata a essere rilasciata nell'ambiente in ragione della sua stessa funzione e le sue prevedibili emissioni, quindi, “non possano essere considerate meramente ipotetiche”. In ogni caso, le emissioni di glifosato non possono essere qualificate come emissioni soltanto prevedibili. Gli studi richiesti, infatti, facevano parte del fascicolo per il rinnovo dell'approvazione della sostanza attiva glifosato

loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti