L’intervista a

Gobino, il gianduiotto gourmet vola online

Il racconto a due voci: nel periodo della pandemia abbiamo sperimentato e tenuto viva la creatività. Il canale dell’e-commerce rappresenta per il momento il 5% dei ricavi ma è destinato a crescere. Sostenibilità, al lavoro su imballaggi e materie prime

di Filomena Greco

4' di lettura

È stato il primo tra i maestri del cioccolato a conquistare un’aurea gourmet e oggi difende la sua anima artigianale, in un momento di mercato che vede i grandi Gruppi acquisire i marchi dell’eccellenza del cioccolato italiano. Dal suo laboratorio in via Cagliari, a Torino, Guido Gobino racconta l’impatto di due anni di pandemia, con le lunghe chiusure di bar, ristoranti e negozi e la lenta ripresa. E lo fa «a due voci» con suo figlio Pietro Gobino entrato in azienda «a tre anni», scherza, a cui è idealmente affidata la sfida dell’innovazione in un settore storico come quello del cioccolato. Sul curriculum di Pietro la scelta di lavorare in azienda fatta già al Liceo, gli studi di Food Science whit Business in Inghilterra e la volontà di proseguire con un master «in un’area in cui vedo maggiori possibilità di crescita».

Siete stati tra i primi a lavorare su ricerca ed eccellenza in un settore tradizionale come quello del cioccolato, ora che il mercato è ricco di marchi gourmet come si fa a restare «tonici» e innovativi?
(Guido Gobino) Io vedo di buon occhio l’ingresso di tanti attori sul mercato primo perché sono di stimolo a non fermarsi mai, secondo perché vorrei davvero che Torino fosse davvero la capitale del cioccolato. Per essere riconosciuti come tale bisogna fare massa critica, essere in tanti e bravi, la competizione non fa paura.

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Che danni ha fatto la pandemia?
(Guido Gobino) Questa pandemia ha fatto un bel danno. Noi nel 2019 avevamo registrato un’ottima annata e nel 2020 abbiamo perso il 30% di ricavi, con i negozi chiusi e l’estero inchiodato. Nel 2021 abbiamo ancora zoppicato durante il primo semestre perché hanno sofferto i negozi, soprattutto in centro, dopo le riaperture. Poi l’estero è ripartito e abbiamo fatto un gran Natale, con l’ultimo trimestre dell’anno scorso in cui abbiamo fatto i salti mortali per evadere ordini e richieste. Dunque negli ultimi mesi dell’anno abbiamo recuperato e siamo cresciuti dell’8% sul 2019, a quota 7,5 milioni con 30 persone in produzione, 25 gli addetti nelle sei botteghe tra Milano e Torino.

Tutto è tornato come prima?
(Guido Gobino) No perché i rincari sulle materie prime e le difficoltà nei trasporti stanno incidendo sulla marginalità che non sarà la stessa del periodo pre-Covid. Mi ero dato tre anni per recuperare, se anche quest’anno andrà bene però ci metteremo meno. Ci sono tutt’ora problemi di approvvigionamento del cacao dal Centro America, i problemi ci sono sempre stati ma quest’anno sono aumentati.

Com’è cambiato il vostro modello di business e quanto ha contato il canale e-commerce?
(Pietro Gobino) Ho cercato di portare in azienda i casi di successo di altre aziende del nostro settore in ambito digitale. Questo mi ha aiutato a convincere Guido ma anche a creare un modello di riferimento e partire. Il tema principale però quando si fa e-commerce è il marketing, senza il quale è come avere un negozio senza insegna. Devo dire che in questo percorso è la logistica il tema che ci preoccupa maggiormente, perché per noi è davvero un aspetto nuovo. Abbiamo lavorato per garantire che i clienti ricevessero a casa il prodotto come se lo avessero acquistato in bottega. Siamo ad un livello base, con il 5% del fatturato generato dal canale digitale, ma comunque in crescita.

Come ve la cavate con il tema della sostenibilità?
(Pietro Gobino) Stiamo lavorando a un progetto di largo respiro, crediamo che questa sia una grande opportunità per comunicare buone pratiche. Dal 1997 ad esempio compriamo le nocciole dagli stessi contadini in Piemonte pagando il raccolto in anticipo, stiamo inoltre lavorando per acquistare i materiali per il packaging da produttori italiani. Sul medio periodo si vedrà chi fa sul serio.

Avete legato il brand Gobino ad Armani. Come sta andando?
(Guido Gobino) Ci sta aiutando molto la collaborazione con Armani, il licencing che abbiamo è stato avviato nel 2019 e ci sta davvero sostenendo perché Armani, al di là della visibilità che ci ha dato associare il marchio Armani Dolci a Gobino, ci sta dando una mano all’estero visto che il loro mercato oltreconfine è ripartito bene, grazie anche all’Expo di Dubai e alla ripresa degli Usa. Siamo arrivati a fare il 25% dei ricavi all’estero, è già un bel passo avanti.Gestiamo il negozio Armani Dolci di via Manzoni con nostro personale, accanto alle sei botteghe di proprietà tra Torino e Milano.

Studio, ricerca, nuovi prodotti?
(Guido Gobino) Nei mesi più acuti della pandemia abbiamo lavorato sul futuro, abbiamo sperimentato e cercato di tenerci pronti per la ripresa. Abbiamo da poco finito una degustazione di dessert, abbiamo avviato una collaborazione con Casa Oz per la Pasqua, c’è sempre voglia di provare cose nuove. La forza di un’azienda come questa sta nella capacità di creare cose alternative. Tenere questa fiamma della creatività accesa è una sfida. Pietro da questo punto di vista è stato un booster, uno stimolo. Abbiamo sviluppato la nostra linea di gelati su stecco, il classico ricoperto, artigianale, con i nostri cioccolati e le nostre materie prime, disponibili nelle botteghe. Iniziamo la produzione a marzo, la diversificazione è fondamentale e in Italia c’è grande attenzione verso il gelato gourmet, un settore che richiede attenzione e ricerca.

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