IL RAPPORTO

Goldman: cosa rischia l’Italia nel 2019 per colpa dello spread

di Andrea Franceschi


Con la frenata del Pil a rischio i conti 2019

3' di lettura

La legge di bilancio dell’esecutivo giallo verde difficilmente potrà rilanciare l’economia italiana perché gli effetti dell’espansione di bilancio (maggior spesa in deficit) finiranno per essere più che compensati dall’effetto negativo derivante dall’aumento dello spread. Parola di Goldman Sachs che nel suo rapporto di previsione su 2019 conferma la stima di una crescita italiana ferma allo 0,4% il prossimo anno contro l'1% del consensus degli analisti e l’1,5% previsto dal governo.

La scorsa settimana è stato l’Istat a certificare che l’economia italiana è entrata in contrazione (sia pure solo dello 0,1%) nel terzo trimestre dell’anno dopo 14 trimestri consecutivi di crescita. La flessione è dovuta essenzialmente alla contrazione della domanda interna, causata dal sovrapporsi di un lieve calo dei consumi e di un netto calo degli investimenti.

Secondo la banca americana l'Italia - che ha realizzato questo paper a metà novembre, prima cioè dei segnali di apertura arrivati dal Governo all’Ue - è fra i rischi che potrebbero complicare più del previsto lo scenario di mercato europeo nel 2019, con «la crisi di bilancio che rimane irrisolta e l'economia italiana che ci aspettiamo “flirterà” con la recessione all'inizio del prossimo anno».

«L'Italia getta una nube scura» sullo scenario dei mercati in Europa e «le cose potrebbero dover peggiorare prima di vedere un miglioramento». Goldman è scettica sulla capacità di Bruxelles o Roma di «cambiare rotta» nella trattativa sul bilancio. A meno che le pressioni di mercato non siano talmente sostenute da costringere il Governo a un cambio di rotta. Il precedente che richiama la banca d’affari è quello del Portogallo che solo dopo lo spread a 400 raggiunto nel 2016 si convinse a fare un cambio di rotta sulla politica fiscale.

Secondo la banca d’affari Usa l’obiettivo della riduzione del debito pubblico potrebbe risultare compromesso dall’attuale politica di bilancio. Nella migliore delle ipotesi il debito pubblico è destinato a rimanere stabile mentre in precedenza ci si attendeva una riduzione del rapporto debito/Pil per gli anni a venire grazie a un maggior contributo dal Pil e al calo delle spese per interessi sul debito garantito dalla politica monetaria espansiva della Bce.

Allo stato attuale un miglioramento della situazione potrebbe essere garantito solo da una sterzata sul fronte della politica fiscale anche se, dato che il rapporto è datato 15 settembre, non è chiaro quanto il prospettato compromesso tra Roma e Bruxelles di questi giorni potrebbe cambiare il quadro di riferimento in tema di rischio Italia sui mercati.

Goldman prevede che la Bce non potrà restare indifferente più di tanto alla crisi italiana. Soprattutto se l’impatto finanziario dello scontro con l’Europa dovesse comportare una pericolosa chiusura dei canali di finanziamento sui mercati dell’Italia. Se questo scenario estremo dovesse concretizzarsi l’effetto contagio negli altri Paesi periferici sarebbe inevitabile e a quel punto Draghi (o il suo successore) dovranno inevitabilmente mettere in atto delle contromisure. Il rinnovo del piano LTRO di finanziamenti agevolati al settore bancario è dato per scontato e non è escluso che il rialzo dei tassi messo in conto per la fine del 2019 finisca con l’essere rimandato.

Il rischio di un’uscita dell’Italia dall’euro resta molto basso per Goldman che ha ricordato il favore degli italiani per la moneta unica e l’Ue certificato dall’ultimo sondaggio Eurobarometro. Secondo la banca Usa questo favore riflette la consapevolezza che il costo di una reintroduzione della lira risulterebbe significativamente più alto di qualunque temporaneo effetto positivo derivante dal recupero della sovranità monetaria.

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