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Goldman e JP Morgan, trimestrali sopra le attese ma segni di frenata

di Marco Valsania


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3' di lettura

NEW YORK - Goldman Sachs vede gli utili scivolare, JP Morgan li aumenta. Entrambe le grandi banche americane danno segni di tenuta delle performance, che risultano migliori delle attese, anche se ridimensionate. Ma anche del nuovo clima di nervosismo attorno alle trimestrali americane - non soltanto bancarie - che potrebbero mostrare un declino complessivo nei profitti in una fase di rallentamento dell'economia. Le banche devono fare anzitutto i conti con la sfida di mercati difficili per il trading, con investitori scossi degli spettri di guerre commerciali globali e con tassi d'interesse in calo - la Fed ha ipotizzato imminenti tagli nel coto del denaro - che ne possono erodere la redditività.

In un segno degli interrogativi aperti, i titoli hanno oscillato in direzioni contrastanti nel pre-mercato: JP Morgan ha al momento ceduto l'1,9%; Goldman Sachs e' riuscita a guadagnare oltre l'1 per cento. La prima grande banca americana a riportare i bilanci, Citigroup, aveva ieri superato le aspettative ma il titolo, protagonista dei maggiori guadagni in Borsa del settore quest'anno, era a sua volta rimasto imbrigliato in leggere perde a fine sedute.

Goldman ha intascato profitti per 2,42 miliardi di dollari nel secondo trimestre dell'anno, subendo una flessione del 6% sull'anno scorso. Le entrate sono scivolate a loro volta a 9,46 miliardi. Le cifre hanno tuttavia battuto anticipazioni ferme rispettivamente a 1,9 miliardi e 8,8 miliardi. La banca d'affari di Wall Street per eccellenza ha puntato in anni recenti su una maggior diversificazione dell'attività, lanciando servizi di banca al consumo e potenziandosi nell'asset management, ma gran parte del suo business resta legato al “core” di trading e investment banking. Nel trading azionario ha riportato ancora un incremento del 6% a 2,01 miliardi. Le revenue dalla grande divisione reddito fisso valute e commodities hanno invece deluso, arrestandosi a 1,47 miliardi contro gli 1,52 anticipati. Complessivamente il trading e' retrocesso del 3%; mentre le operazioni di fusioni hanno generato commissioni del 3% inferiori all'anno scorso.

JP Morgan, la principale banca americana per asset, ha da parte sua messo a segno un incremento del 16% dei profitti, aiutati anche da voci straordinarie, al record di 9,65 miliardi rispetto agli 8,32 miliardi dello stesso periodo del 2018. In crescita anche le revenue, del 4% a 28,83 miliardi da 27,75. Per Morgan gli utili hanno superato le attese ma le entrate sono rimaste soltanto in linea con le previsioni. L'attivita' di prestiti ha generato aumenti dei profitti del 7%, in frenata in vista di un clima meno propizio sui tassi di interesse. E JP Morgan ha ridimensionato di mezzo miliardo i pronostici per il suo net interest income, il margine di interesse della banca, nel corso dell'intero 2019, un aggiornamento seguito da vicino dagli analisti. Nel trading, l'istituto ha conosciuto un aumento del 7% delle revenue, a 3,36 miliardi, sul fronte del reddito fisso, ma ha subito un declino del 12%, a 1,84 miliardi, nell'azionario.

Un altro colosso bancario, Wells Fargo, in anni recenti scosso da scandali e riorganizzazioni al vertice e impegnato ora in un rilancio, ha riportato profitti in rialzo a 6,21 miliardi da 5,19 miliardi, migliori delle attese. Wells, una delle piu' tradizionali banche americane in termini di attività, ha mostrato entrate sostanzialmente invariate a 21,6 miliardi, a loro volta superiori alle previsioni. I profitti netti da interessi sono tuttavia parsi sotto pressione. Il suo titolo ha ceduto terreno agli inizi della giornata.

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