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Goldman guida la cavalcata dei profitti dell’alta finanza nella crisi da Covid

Utili quasi raddoppiati nel terzo trimestre per la banca d’affari, grazie a trading e investment banking. In evidenza lo scollamento con Main Street

di Marco Valsania

4' di lettura

Goldman Sachs raddoppia – o quasi – i profitti e mostra come l'alta finanza americana, quella del grande trading e investment banking, stia più che tenendo testa ad una crisi economica e di salute pubblica. Una crisi che sta invece devastando Main Street e il mercato del lavoro, falcidiando piccole e medie aziende e scatenando licenziamenti di massa tra i grandi marchi della Corporate America. Gli utili di Goldman hanno raggiunto i 3,62 miliardi di dollari nel terzo trimestre del 2020 e le entrate i 10,78 miliardi, polverizzando le stime della vigilia: gli analisti avevano in media pronosticato profitti per 1,94 miliardi e revenue di 9,38 miliardi.

Banca d'affari per eccellenza

La banca d'affari per eccellenza, che ha diversificato la sua presenza ma ha per il momento ha ancora soltanto una piccola presenza in carte di credito e servizi retail, per mettere a segno il suo exploit ha fatto leva sui suoi punti di forza di sempre. Vale a dire esplosioni del trading in un clima di maggior volatilità dei mercati e appetito delle imprese per emissioni azionarie e del reddito fisso, per il debito, a tassi di interesse ai minimi grazie alle straordinarie manovre di stimolo e soccorso della Federal Reserve.

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Le pressioni su Bofa

Altri istituti più esposti ai business tradizionali da banca commerciale, pur in attivo, hanno per la verità risentito di cali nella performance. Bank of America, danneggiata da generali cali nei tassi di interesse nel vasto business di depositi e prestiti che guadagna sullo spread tra di loro, ha visto i profitti trimestrali scendere del 16% a 4,9 miliardi e le revenue deludere le attese con 20,45 miliardi. I profitti di Wells Fargo sono caduti del 56 per cento. Segno che ferite economiche ci sono, anche se per le attività finanziarie sono state ad oggi molto più contenute rispetto ai traumi della debacle del 2008, quando erano state loro stesse protagoniste centrali della debacle di derivati e bolle immobiliari.

Il monito di Dimon

In precedenza JP Morgan aveva a sua vola riportato un aumento dei profitti, del 4%, grazie proprio alle attività sulle piazze finanziarie. Il suo chief executive Jamie Dimon ha tuttavia avvertito come l'economia nel suo insieme abbia ancora bisogno di aiuti, data la grave incertezza sul futuro. Dimon ha sollevato lo spettro di una doppia recessione e indicato che costerebbe caro alla banca, costringendola ad ulteriori 20 miliardi in stanziamenti a riserva. Citigroup aveva da parta sua riportato risultati meno brillanti. La stessa Fed nei più recenti stress test bancari ha trovato le banche statunitensi in salute ma ha bloccato buyback azionari e limitato i dividendi allo scopo di preservare capitali in caso di rovesci, uno stop esteso al quarto trimestre.

Basta a nuove riserve

Ma l'ottimismo odierno delle grandi banche si riflette anche nello stanziamento di fondi a riserva. Dopo aver accumulato complessivamente decine di miliardi nei passati trimestri per far fronte a crediti in sofferenza, ora tirano il fiato. Goldman, in particolare, ha stanziato 278 milioni nell'ultimo trimestre, meno di un quinto rispetto al periodo aprile-giugno dopo aver messo a riserva in tutto 19 miliardi. JP Morgan ha riserve per prestiti inesigibili pari a 34 miliardi che ha lasciato sostanzialmente invariate negli ultimi tre mesi. La stessa Citi ha stanziato meno delle metà in nuove riserve trimestrali rispetto ai 7 miliardi del periodo aprile-giugno.

I miracoli del trading

Guardando ai motori della performance, i conti di Goldman li mettono in bella evidenza. Ha visto le entrate da trading impennarsi del 29% a 4,55 miliardi. Le commissioni legate alla sottoscrizione di titoli, con le aziende che hanno raccolto capitali sbarcando sul mercato, hanno portato in dote 1,43 miliardi, cifra che ha rappresentato un incremento del 60 per cento. Guadagni sono arrivati anche dal portafoglio di investimenti azionari di Goldman stessa, grazie a una Borsa su livelli record nonostante gli affanni dell'economia.

Profitti problematici

L'andamento dei protagonisti di Wall Street ha tuttavia portato ancora una volta alla ribalta una sfida delicata e pressante per l'economia americana, quella di squilibri crescenti che sono anche finiti al centro della campagna elettorale per le presidenziali americane. La crisi attuale, più di altre in passato, sta moltiplicando gli effetti differenziati tra settori e le diseguaglianze sociali. Se la finanza - e la tecnologia - fioriscono, schiaccia industrie quali ospitalità, viaggi, spettacolo, retail. I milioni di posti di lavoro eliminati sono concentrati nelle fasce di reddito già più basse, sollevando lo spettro di crescente povertà e tensioni. Oltre 4 milioni di posti persi sono ormai considerati licenziamenti permanenti, aumentati del 30% negli ultimi due mesi.

Scollamento e elezioni

In questo clima di scollamento tra una Wall Street dei record e una Main Street in affanno, l'agenda del candidato democratici Joe Biden appare sensibile alla necessità di mantenere controlli sull'alta finanza introdotti dopo la passata crisi e giri di vite antitrust, anzitutto sui colossi di Big Tech. Maggiori imposte scatterebbero su grandi aziende e redditi più alti per pagare in parte maggiore spesa pubblica in servizi sociali e piani di sviluppo, dall'energia sostenibile alle infrastrutture. Il candidato repubblicano, e presidente in carica, Donald Trump, punta invece su continua deregulation e sgravi fiscali.

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