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Goldman Sachs impone tagli di stipendio e risarcimenti ai top executive per il caso 1MDB

Il Ceo e il suo predecessore rinunceranno a decine di milioni per il coinvolgimento della banca nella colossale truffa ai danni del fondo malese

di Marco Valsania

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(REUTERS)

Il Ceo e il suo predecessore rinunceranno a decine di milioni per il coinvolgimento della banca nella colossale truffa ai danni del fondo malese


2' di lettura

Dovranno restituire o rinunciare a decine di milioni di dollari. Goldman Sachs ha deciso che top executive ed ex alti dirigenti pagheranno lo scotto del coinvolgimento nello scandalo del fondo sovrano malese 1MDB, avvenuto sotto la loro gestione, a colpi di riduzioni dei loro super-compensi.

Solomon e Blankfein

La banca d'investimento imporrà una combinazione di risarcimenti, per gli ex, e tagli di paga, per i manager ancora oggi in carica, a cominciare dall'attuale chief executive David Solomon e dal suo predecessore Lloyd Blankfein. Non è stato rivelato l'ammontare esatto della manovra punitiva, ma il Wall Street Journal l'ha appunto stimata in decine di milioni. Una manovra rara ma pressochè forzata. Goldman è reduce da sanzioni salate per la saga del fondo malese: ha da poco accettato di versare 2,8 miliardi alle autorità statunitensi e di dichiararsi colpevole di violazione delle leggi americane su tangenti e corruzione all'estero. Questo dopo aver già pagato in estate 2,5 miliardi al governo della Malesia.

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Otto mesi di profitti svaniti

Un calcolo del Journal ha paragonato il conto totale per lo scandalo a otto mesi di profitti evaporati per la banca. La decisione di rivalersi adesso sugli alti dirigenti rispecchia la necessità di tener conto delle critiche arrivate dagli investitori per la debacle, uno dei più grandi scandali nell’era recente al di fuori della crisi finanziaria del 2008. E del costo che la banca imporrà anche a molti dipendenti con incarichi inferiori e che nulla hanno avuto a che fare con la vicenda, attraverso la compressione di tradizionali bonus di fine anno legati alle performance di business colpiti dalle multe.

Uno scandalo da 6,5 miliardi

Lo scandalo, in breve, riguardò il ruolo di Goldman nell'orchestrare raccolte di fondi per almeno 6,5 miliardi di dollari per lo 1MDB, 1Malaysia Development Berhad, attraverso il collocamento di bond agli investitori soprattutto nel corso del 2012 e 2013. Quel bottino finì però quasi tutto nelle tasche di un finanziare malese e consulente del fondo, Jho Low, grazie alla collaborazione di alcuni banchieri top di Goldman e di vari esponenti dei governi malese e degli Emirati Arabi lautamente remunerati a suon di tangenti. Due gli (ex) banchieri di Goldman finiti sotto accusa come principali protagonisti del caso: Timothy Leissner, che si è dichiarato colpevole di riciclaggio e corruzione, e Robert Ng, che invece tuttora difende la propria innocenza. Un ex banchiere senior di Goldman in Asia di origine italiana, Andrea Vella, è rimasto a sua volta coinvolto ed è stato messo al bando a vita dal settore bancario negli Stati Uniti da parte della Federal Reserve.

Ombre sui vertici

Goldman ha sostenuto che la vicenda è stata in realtà il frutto del comportamento di singoli individui. Ma, al di là degli immediati responsabili, nel mirino è finita l’intera cultura aggressiva della banca e dell’alta finanza. I vertici di Goldman sono finiti nella bufera quantomeno per inadeguata supervisione e mancati controlli, per aver cioè chiuso gli occhi davanti a opportunità di business decisamente men che cristalline. I capitali svaniti dal fondo malese finirono in spese di gran lusso, da yacht a gioielli, da immobili a New York e in California fino al finanziamento del film The Wolf of Wall Street.

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