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Goldman Sachs inietta un miliardo per salvare i suoi fondi monetari

Fughe e riscatti per la crisi da pandemia avevano fatto precipitare la liquidità in un cruciale segmento del mercato da quasi quattromila miliardi

di Marco Valsania


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(REUTERS)

3' di lettura

NEW YORK. Goldman Sachs è stata costretta a intervenire d’urgenza in soccorso di due dei suoi grandi fondi del mercato monetario, investendo oltre un miliardo di dollari per attutire l'impatto di spirali di riscatti e fughe scatenati dalla pandemia di coronavirus.

Una mossa straordinaria, incoraggiata dalla Federal Reserve che ha fatto appello a tutti i protagonisti della finanza per aiutare a garantire la stabilità dei mercati e nei giorni scorsi ha mosso passi straordinari proprio con l'obiettivo di difendere i colossali e essenziali money market e le piazze obbligazionarie più ancora che la Borsa.

Goldman, senza clamore ma in un chiaro segno dell'allarme che serpeggia a Wall Street e anche tra le sue istituzioni più blasonate, ha rilevato di colpo 722,4 milioni di dollari di asset dal proprio Financial Square Money Market Fund. Altri asset per 301,2 milioni li ha comprati dal suo Goldman Sachs Fund Square Prime Obligations Fund. Le iniziative sono state rese note alle ultime ore in documenti depositati presso la Securities and Exchange Commission.

I due fondi sono stati colpiti dalla fuga di 8,1 miliardi di dollari nell'arco di soli quattro giorni. La liquidità settimanale del Goldman Sachs Fund Square Money Market Fund, il cui valore è di 18 miliardi, al cospetto di riscatti che si erano impennati a 6,84 miliardi era rapidamente crollata del 34% giovedì rispetto a lunedì scorso, vicina al limite del 30% stabilito dalle autorità mobiliari della Sec.

La liquidità è calcolata sulla base del portafoglio che può essere convertito in contanti nel giro di cinque giorni. Sotto la soglia del 30% la Sec autorizza l'entrata in vigore di commissioni straordinarie del 2% per ulteriori riscatti e blocchi per dieci giorni, che se scattano potrebbero però aggravare paure e terremoti tra gli investitori.

Goldman non è un esempio isolato. Bank of New York Mellon è a sua volta ormai intervenuta con 2,1 miliardi per sostenere il suo fondo Dreyfus Cash Management. I prime money-market funds hanno sofferto complessivamente riscatti per decine di miliardi di dollari. Questi fondi sono tradizionalmente considerati sicuri, perché investono in titoli del debito della Corporate America con rating, cioè voti, massimi.

Nell'attuale frangente, tuttavia, l'ampliarsi della percezione del rischio, in presenza di paralisi di buona parte delle aziende statunitensi, li ha raggiunti, ritenuti comunque meno sicuri e protetti rispetto a investimenti in titoli del Tesoro, beni rifugio per eccellenza.

Il supporto straordinario ai money market è già stato sperimentato una dozzina di anni or sono. Si erano già congelati durante la grande crisi finanziaria ed economica del 2008, allora in seguito al collasso della storica banca Lehman Brothers. Il grande Reserve Primary Fund vide le sue azioni cadere sotto il livello minimo di 1 dollaro, forzando la liquidazione del fondo. Una ventina di simili grandi fondi ricevettero aiuti con successo dalle loro case madri grazie a una rete di sostegno che mobilitò lo stesso Tesoro.

Resta però da vedere oggi quale sarà la dinamica finanziaria di una crisi economica e sociale che appare drammatica e senza precedenti.
Investitori e piazze finanziarie sono reduci da violente scosse, oscillazioni e perdite nell'ultima settimana davanti all'escalation dell'impatto sanitario ed economico della pandemia, che secondo Goldman Sachs potrebbe provocare una straordinaria contrazione del 24% del Pil Usa nel secondo trimestre e ondate di milioni di disoccupati a partire da subito.

La Fed, conscia delle elevatissime tensioni che si stanno moltiplicando sui mercati e di potenziali ulteriori escalation che trasformino la crisi anche in una debacle finanziaria, ha già fatto scattare ben tre strumenti eccezionali per offrire supporto alle piazze del credito. Compreso apputo il settore dei fondi comuni del mercato monetario, con i suoi ben 3.800 miliardi di valore.

Le facility adottate nei fatti intendono spingere gli istituti finanziari proprio a rilevare asset da questi fondi, scongiurando lo spettro di ondate di vendite a prezzi stracciati per far fronte alla domanda generata da una fuga degli investitori che minaccerebbe di aggravare la bufera.

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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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