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Goldoni non chiude, ok del Tribunale al concordato preventivo

Nuove speranze per 220 lavoratori: il giudice di Modena dà il via libera alla continuità operativa a seguito degil impegni presi dal gruppo Arbos

di Ilaria Vesentini

2' di lettura

Si riaprono le speranze per i 220 lavoratori di un marchio simbolo della meccanica agricola emiliana, la Goldoni di Migliarina di Carpi, la cui proprietà cinese aveva presentato due settimane fa la domanda di concordato liquidatorio. Il Tribunale di Modena, infatti, alla luce della nuova documentazione e dagli impegni presi dalla società del gruppo Arbos specializzata in trattori hi-tech – dal 2015 in mano alla multinazionale cinese Lovol – ha infatti dato il via libera al concordato preventivo e quindi alla continuità operativa.

«Il Tribunale si è pronunciato in modo favorevole, ritenendo la proposta concordataria idonea a garantire la ristrutturazione e la soddisfazione dei crediti» segnalano da Goldoni. Contestualmente all’omologa del piano, il Tribunale ha delegato Pasquale Liccardo, il giudice che lo presiede, alla procedura di concordato e il commercialista Paolo Rinaldi come commissario giudiziale. Ma il respiro di sollievo tirato dai 220 dipendenti non basta a dissipare dubbi e preoccupazione in Regione Emilia-Romagna. «Per il 21 gennaio sono stati convocati i creditori, ma nel frattempo il Tribunale si aspetta la consegna del marchio e la liberatoria dei 50 milioni di euro di crediti all’interno del gruppo. Due aspetti fondamentali per garantire la continuità dell’azienda», spiega l’assessore regionale alle Attività produttive, Vincenzo Colla, ricordando che non va scartata l’ipotesi che a gennaio il giudice decida che non sussistano le condizioni per procedere con un concordato, rigettando quindi la domanda.

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La fiducia nel colosso controllato dal Governo cinese non è certo alta, dopo che Lovol ha formalizzato, senza alcun preavviso, una istanza per la liquidazione nel bel mezzo di lunghe trattative con istituzioni e parti sindacali per il concordato in continuità. «Nel frattempo attendiamo che il sottosegretario al Mise Todde convochi un nuovo tavolo ministeriale, dopo il primo incontro del 18 settembre scorso, e andiamo avanti a discutere informalmente con il ministero e con soggetti industriali importanti», fa sapere la Giunta di viale Aldo Moro. E ad auspicare l’arrivo di un «cavaliere bianco possibilmente emiliano, che salvi Goldoni da un destino che pare segnato» è stato nei giorni scorsi anche Alessandro Malavolti, presidente di FederUnacoma, l’associazione di Confindustria che riunisce i costruttori di macchine agricole.

«È un grosso dispiacere che un marchio storico, importante per la nostra terra, abbia per la seconda volta grosse difficoltà», afferma Malavolti ricordando che i cinesi di Lovol salvarono Goldoni dal fallimento nel 2015, quando l’omonima famiglia si ritrovò a sua volta a presentare domanda di concordato.

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