guerra con il governo su regole e pagamenti

Google pronto a lanciare in Australia la sua «vetrina» di notizie

Google lancerà News Shocase in Australia nel giro di poche settimane. È una risposta alla nuova legge per far pagare i contenuti dei media locali che compaiono nelle ricerche

di Redazione Esteri

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Il quartier generale di Google a Mountain View, California

Google lancerà News Shocase in Australia nel giro di poche settimane. È una risposta alla nuova legge per far pagare i contenuti dei media locali che compaiono nelle ricerche


2' di lettura

Google lancerà la sua funzionalità News Showcase in Australia nel giro di poche settimane, stando a un piattaforma locale con cui ha concluso un accordo per la fornitura di articoli.

News Showcase, “rassegna di notizie” come si chiama il nuovo prodotto, è una sorta di risposta del più famoso motore di ricerca alla nuova legge programmata dal governo australiano per far pagare al colosso di Mountain View i contenuti dei media locali che compaiono nelle ricerche. Ma la questione va oltre i confini australiani, inserendosi nel più generale dibattito sulla regolamentazione delle news che appaiono online.

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Misha Ketchell, direttore del sito The Conversation ha detto di essere stato avvicinato da Google «per riprendere il discorso sul lancio di News Showcase al più presto possibile, potenzialmente in febbraio». «Stiamo lavorando con loro su questo», ha concluso.

Un’accelerazione, dunque, di un progetto peraltro annunciato già a giugno, quando Google firmo accordi con diversi piccoli fornitori locali di contenuti giornalistici, compreso The Conversation. Un paio di questi hanno confermato all’agenzia Reuters colloqui recenti con la società californiana.

Mel Silva, amministratore delegato di Google Australia, in un’audizione parlamentare della settimana scorsa, aveva dichiarato che la società avrebbe bloccato il motore di ricerca se le leggi australiane di regolamentazione, le prime al mondo di questo tipo, fossero andate avanti. La nuova legge obbligherebbe Google e Facebook a negoziare contratti vincolanti con editori e emittenti locali per i contenuti inclusi nei risultati di ricerca. Se non riescono a concludere un accordo, il governo nomina un arbitro che decida per loro.

Con l’ultima mossa, la società californiana vuole dimostrare che si possono concludere accordi con fornitori di notizie senza passare per un intervento legislativo.

In un post pubblicato sul suo sito web locale, Silva sottolinea che Google è contraria a pagare per la pubblicazione di link ad articoli, non a pagare per la pubblicazione di notizie. «Oggi - ha precisato - nessun sito o motore di ricerca paga per collegare le persone ad altri siti attraverso link».

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