cambio al vertice

Google, cambio al vertice: i perché del lungo addio di Page e Brin

Venti anni fa, i due fondatori stavano per vendere tutto a Yahoo! per un milione. L’affare saltò e fu la fortuna dei due fondatori che oggi lasciano la guida a Sundar Pichai

di Biagio Simonetta


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4' di lettura

Dunque Larry Page e Sergej Brin si fanno da parte. I due ex studenti di Stanford che sul finire degli anni '90 fondarono Google, cambiando per sempre un gran pezzo del web, lasciano la guida di Alphabet (il colosso nato da Google quattro anni fa) per assumere un ruolo diverso, più da «orgogliosi genitori che offrono consigli e affetto, ma non quotidiane raccomandazioni» come hanno scritto loro stessi nella lettera d'addio. Ma perché il duo che per anni, nell'industria tech, è stato sinonimo di Google ha deciso di fare un passo indietro? E quali sono le assonanze con la scelta di un altro grande boss del settore, Bill Gates, che undici anni fa decise di lasciare Microsoft? Prima di provare a rispondere a queste domande, facciamo un passo indietro.

Il garage di Google
Come ogni storia proveniente dalla Silicon Valley che si rispetti, anche quella di Google è cominciata in un garage. Era quello di Susan Wojcicki, oggi ceo di YouTube e ieri semplicemente cognata di Sergej Brin. Fu lì, di fianco a una villetta di Menlo Park, nel cuore della Silicon Valley, che nacque Google. Era il 4 settembre del 1998. Sono passati più di ventuno anni, un tempo che nel famelico metabolismo del mondo digitale sembra un secolo.

Belle speranze, poche pretese
Brin e Page fondarono una startup di belle speranze, ma senza grosse pretese. I due, studenti a Stanford, sognavano la classica “exit” che potesse portargli qualche soldo. Avevano in tasca un brevetto sui motori di ricerca che lasciava ben sperare. E a pochi mesi dal lancio della piattaforma, i due furono vicini al “colpaccio”: Google stava per essere comprata da Yahoo! per una cifra vicina al milione di dollari. L'azienda di Sunnyvale, a quei tempi leader indiscussa del web, non era del tutto convinta dell'operazione (voleva spendere meno), e l'affare saltò. Come sia finita lo sanno tutti. Quella trattativa saltata fu un grandissimo colpo di fortuna per Sergej Brin e Larry Page.

Oggi, vent'anni dopo, da quell'embrione di Google è nato un impero da 136miliardi di dollari di fatturato e 98mila dipendenti. Un colosso quotato in borsa con una capitalizzazione di mercato di 890miliardi di dollari. Un drago a sette teste che ha monopolizzato il settore delle ricerche online e detiene circa l'80% del mercato dei sistemi operativi mobile con Android.

Alphabet, la via d'uscita
Il passo indietro annunciato in queste ore da Brin e Page è un episodio chiave per il futuro prossimo di Alphabet. I due rimarranno nel consiglio di amministrazione dell'azienda, mentre il ruolo di amministratore delegato finisce nelle mani di Sundar Pichai, già ceo di Google. Eppure, sebbene la notizia sia giunta abbastanza inaspettata, non sorprende coloro che hanno seguito la carriera recente di Page e Brin. Da quando, nel 2015, è nata Alphabet, il duo è apparso raramente in eventi pubblici, e non ha praticamente mai partecipato alla conferenza annuale degli sviluppatori (la I / O di Google, dove vengono svelati nuovi prodotti e servizi).

La strategia dell’oblio
La nascita di Alphabet, in teoria, era servita a strutturare meglio Google, così da separare la sua attività principale (che include il motore di ricerca e oltre dieci prodotti), dagli altri settori dell'azienda, come il laboratorio X e il segmento delle auto a guida autonoma Waymo. Ma nei fatti regalò un “oblio” evidentemente abbastanza cercato a Page e Brin, consegnando la scena a Pichai.

Page, negli ultimi quattro anni, ha dedicato il suo tempo a innovazioni come gli aeromobili elettrici, finanziando la startup californiana Kitty Hawk (che non sembra godere di grande successo). Brin, invece, è diventato abbastanza invisibile alle cronache, apparendo in pubblico in rarissime occasioni, come durante la manifestazione di protesta contro le scelte sull'immigrazione di Donald Trump, andata in scena all'aeroporto di San Francisco nel 2017. Alla luce dei fatti, dunque, la nascita di Alphabet sembra essere stata la strategia di “exit” studiata dai due fondatori.

Cosa faranno adesso
È difficile ipotizzare cosa faranno adesso i due ex studenti Stanford che hanno rivoluzionato Internet. Saranno ancora coinvolti nelle decisioni chiave di Alphabet? Avranno ancora un ruolo nelle cause legali che negli ultimi anni hanno interessato Google e Youtube? Gli interrogativi sono tanti.

Cosa hanno in comune con Bill Gates
Di certo, le assonanze con la storica decisione di Bill Gates (che nel 2008, a 52 anni, lasciò Microsoft) esistono. Anche se i due fondatori di Google, non sono mai stati vicini – almeno pubblicamente - a nessuna forma di filantropia o alla possibile fondazione di organizzazioni non profit.

Evidentemente immaginano il loro futuro in modo diverso. Del resto, Brin e Page, oggi entrambi 46enni, lasciano il comando di Alphabet con un'immensa ricchezza personale. Con una cinquantina di miliardi di dollari a testa, potranno pianificare serenamente i prossimi passi. Magari ripensando a quel pranzo del 1998, quando al tavolo coi manager di Yahoo!, in un ristorante di Palo Alto, stavano per vendere Google per un milione di dollari.

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